Lavoro

Infortuni, in Lombardia un costo economico e sociale di 6 miliardi all’anno

Confcooperative Lavoro e Servizi Lombardia ha eletto alla guida Nino Aiello e ha sollevato il tema della salute e sicurezza: nella provincia di Milano si registrano i numeri più alti di incidenti

di Cristina Casadei

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Gli infortuni sul lavoro oltre ad essere uno dei temi più complessi da affrontare nelle aziende, sono anche un costo economico e sociale. Nella sola Lombardia si stima una cifra di 6 miliardi di euro all’anno, secondo quanto emerge dal report “Non sicurezza, quanto mi costi?” presentato da Confcooperative Lavoro e Servizi Lombardia, in occasione dell’Assemblea che ha eletto alla guida della federazione Nino Aiello (responsabile HR di CSA Mantova, realtà che conta oltre 1.500 soci lavoratori). Il report prende in considerazione il periodo che va da marzo 2025 a febbraio 2026, con un aumento del 2,4% rispetto al periodo precedente e nel calcolo dei 6 miliardi considera da un lato i costi diretti, come la copertura delle assenze per malattia e la riduzione del reddito, dall’altro quelli indiretti, come l’interruzione delle attività, il ricorso agli straordinari e l’assistenza alle famiglie. A questi si aggiungono i costi intangibili, legati al danno d’immagine per l’azienda e all’impatto psicologico sui lavoratori.

Confcooperative Lavoro e Servizi Lombardia è una realtà che rappresenta 274 cooperative attive nel settore del facility management, per un totale di 39.000 soci, 12.271 occupati e un fatturato complessivo di circa un miliardo di euro. Alle coop Aiello ha spiegato che «la sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo, ma un investimento imprescindibile per la tutela delle persone e la sostenibilità delle imprese. I dati confermano quanto sia ancora elevato il prezzo, economico e umano, degli infortuni. Come mondo cooperativo siamo attenti nel promuovere una cultura della prevenzione che parta dalla formazione, dall’innovazione e dalla responsabilità condivisa. Solo rafforzando questi elementi possiamo costruire ambienti di lavoro più sicuri». Questo significa ripensare ad azioni come la manutenzione degli impianti, l’adozione di misure preventive, le certificazioni e l’uso di dispositivi di protezione collettiva e individuale, insieme alla formazione, in termini di investimenti e non di costi. Secondo quanto stimato nel report ogni euro speso genera un ritorno che è oltre il doppio.

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Tornando ai dati, nei 12 mesi rilevati, in termini assoluti la provincia di Milano si conferma quella con il maggior numero di infortuni, con 36.784 denunce, seguita da Brescia (15.836) e Bergamo (12.664). Tuttavia, gli incrementi percentuali più significativi si registrano nelle città di Brescia (+5,5%) e Lodi (5,1%). Tra le province che invece segnano un calo in testa c’è Mantova, con una riduzione dell’3,9%, seguita da Cremona, che registra una diminuzione del 1,7%. Tra i settori più a rischio ci sono il comparto terziario (28.666 denunce) e quello industriale (26.979) come i più esposti al rischio di infortuni. Per fasce d’età, il numero più elevato di denunce si registra tra i lavoratori tra i 50 e i 59 anni (22.955) e tra gli under 20 (21.866). Tuttavia, considerando le variazioni percentuali rispetto all’annualità precedente, gli incrementi più significativi riguardano gli over 60 (+9,7%) e gli under 20 (+5,2%).

Tra gli infortuni mortali, nei 12 mesi considerati si sono registrati 148 morti sul lavoro, in calo del 13% rispetto periodo precedente. Il picco, in aumento, si registra a Sondrio (+66%). La provincia con il miglior trend positivo è Pavia con il - 68% dei casi. Milano, che registra il numero più alto di infortuni mortali con 45 casi, ha segnato una crescita del +9%. Nessuna variazione per le province di Lecco e Mantova.

 

Durante l’assemblea sono emersi molti altri temi, come la necessità di rafforzare il dialogo con le istituzioni per il pieno riconoscimento dei prezzi nei rinnovi contrattuali e di promuovere protocolli regionali che valorizzino la territorialità negli appalti, contrastando il dumping e garantendo qualità del lavoro. Ma anche la necessità di valorizzare il ruolo del socio lavoratore, da rendere sempre più protagonista attraverso investimenti in formazione, welfare integrato e modelli organizzativi capaci di coniugare partecipazione e competitività, senza trascurare il tema della sostenibilità ambientale.

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