Lavoro

Infortuni in itinere, la provincia di Roma in testa con 9044 casi nel 2024

Seguono Milano e Firenze. In un report che sarà presentato oggi i consulenti del lavoro propongono di includere il rischio stradale nel Dvr aziendale

di Mauro Pizzin

Credits: Valentine Sarte (Pexels)

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Sul fronte della sicurezza cresce l’allarme legato al costante aumento degli infortuni in itinere. Il fenomeno, più volte evidenziato dai report periodici dell’Inail, si accompagna fortunatamente a una diminuzione degli infortuni in azienda ma tiene alta l’attenzione non solo dell’istituto assicurativo ma anche dei consulenti del lavoro, da cui arriva la proposta di includere il rischio stradale nel Documento di valutazione dei rischi - il Dvr aziendale - così da adeguare le misure di tutela a un contesto in continua evoluzione, ampliando l’approccio alla prevenzione

Una fotografia approfondita sugli infortuni in itinere, in questo contesto, emerge dal focus della Fondazione Studi intitolato “L’incidentalità in itinere – Dati e tendenze”, basato su dati Inail e che sarà diffuso oggi in vista della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, in programma il prossimo 28 aprile, corredato da un’analisi dettagliata con tabelle a livello provinciale e regionale. Il report costituisce un’anticipazione dello studio più ampio che sarà presentato nell’ambito del Forum Salute e Sicurezza, realizzato in collaborazione con Inail al Festival del Lavoro in programma a Roma dal 21 al 23 maggio.

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Cosa emerge dal report

Dall’indagine emerge che, con 9.444 casi nel 2024, Roma è la provincia italiana con il più alto numero di infortuni in itinere. Ancora più significativo il dato sui decessi: 86 nel triennio 2022-2024, pari al 35,5% delle morti complessive sul lavoro nel territorio. Dopo la Capitale si collocano Milano, Firenze, Genova e Torino: realtà in cui gli incidenti durante gli spostamenti casa-lavoro incidono in modo rilevante sul totale degli infortuni.

A livello regionale è il Lazio a presentare l’incidenza più elevata (26%), mentre, considerando i soli casi mortali, è il Veneto a registrare il valore più alto, seguito da Lazio e Friuli Venezia Giulia.

Come detto, il fenomeno purtroppo è in crescita: tra il 2022 e il 2024 gli infortuni in itinere sono aumentati, infatti, dell’8,8%, con un peso sempre maggiore anche tra quelli mortali. E nel 2025, stando ai dati ancora provvisori, l’incremento è del 3,2 per cento.

Le cause

Non si tratta, però, solo di sicurezza stradale: secondo il report dei consulenti del lavoro sull’incidentalità influiscono fattori strutturali come la frequenza e la durata degli spostamenti, l’utilizzo del mezzo di locomozione, lo stress e l’affaticamento legati al pendolarismo, oltre all’invecchiamento della forza lavoro, che rappresenta un elemento strutturale rilevante. L’aumento dell’età media degli occupati è, infatti, associato a una maggiore vulnerabilità: gli over 55, pur rappresentando il 21,1% degli infortunati, costituiscono circa il 34% delle vittime. Incide, infine, anche la limitata diffusione del lavoro da remoto: in Italia quasi l’80% degli occupati lavora sempre in presenza e solo il 21% ha accesso allo smart working, contro il 34% della media europea.

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