Media

Il Sole 24 Ore primo quotidiano per affidabilità

La ricerca coordinata dal Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino ha elaborato e approfondito i dati italiani del Reuters Institute Digital News Report 2025. Il Sole 24 Ore è con Ansa e Sky Tg 24 sul podio per affidabilità

di Andrea Biondi

4' di lettura

4' di lettura

C’è una domanda che attraversa in controluce tutto il Digital News Report Italia 2025, lo studio annuale condotto dal Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino elaborando gli oltre 2mila questionari sottoposti al pubblico italiano nell’ambito del Digital News Report del Reuters Institute dell’Università di Oxford: come si informano davvero gli italiani?

La risposta è meno scontata di quanto sembri. Perché se è vero che solo il 39% degli italiani si definisce «molto» o «estremamente interessato» all’attualità – un dato comunque in evidente calo rispetto al 74% registrato nel 2016 – è altrettanto vero che quasi sei italiani su dieci consultano le notizie più volte al giorno. Un comportamento che smentisce in parte la narrazione di una cittadinanza disinteressata. E che rivela invece un bisogno di orientamento, spesso esercitato in forma rapida, mobile, quotidiana. Come a dire: non vogliamo le notizie, ma non riusciamo a farne a meno.

Loading...

Fiducia nei media da migliorare

Una contraddizione, questa, che spiega bene la relazione complessa e intermittente tra cittadini e giornalismo. Da un lato l’assuefazione, dall’altro il sospetto. Perché se è vero che l’informazione ci circonda — tra smartphone, social, podcast e Tg — è altrettanto vero che la fiducia nei media resta bassa: solo il 36% dichiara di credere nelle notizie che legge, ascolta o guarda.

Il Digital News Report Italia 2025 non restituisce comunque il ritratto di un Paese che ha abbandonato l’informazione. Al contrario: segnala che gli italiani continuano a cercare notizie, e lo fanno con crescente attenzione alla qualità, alla vicinanza e all’utilità. Chiedono contesto, affidabilità, e un linguaggio che sappia interpretare la complessità senza rinunciare alla chiarezza.

La Tv in testa, mentre il web arranca

A dispetto dell’assalto del digitale, è la vecchia cara Tv a restare regina dell’informazione in Italia: per il 51% è la fonte primaria di notizie. Un dato sorprendente se confrontato con Paesi simili al nostro — come Francia e Spagna — dove invece le fonti online hanno già sorpassato da tempo il piccolo schermo.

Il web, invece, rallenta. I siti di quotidiani e testate radiotelevisive faticano, mentre crescono timidamente le testate digitali e i giornalisti indipendenti. I social? In discesa, specie Facebook, sempre meno utilizzato dagli under 35 per informarsi. A salire, invece, sono Instagram e TikTok, dove l’informazione si fa breve, visuale e, spesso, borderline.

Altro elemento di rilievo: gli italiani consultano le notizie con frequenza, ma in modalità sempre più indirette. Cresce l’accesso tramite motori di ricerca, social network e aggregatori, mentre cala quello diretto a siti e app delle testate. È il riflesso di un consumo informativo più “distribuito” e meno lineare, ma non per questo meno significativo. Anche qui, la scelta della fonte – quando riconoscibile – resta centrale.

Gli «Oscar» dell’attendibilità

A guidare la classifica della fiducia nei brand editoriali ci sono tre realtà. In cima, l’Ansa, l’agenzia di stampa nazionale; seguono SkyTg24 e Il Sole 24 Ore, il quotidiano economico-finanziario che consolida una reputazione costruita su analisi autorevoli e scrittura tecnica, ma accessibile. Nel dettaglio, a considerare credibile e affidabile l’informazione del Sole 24 Ore – che risulta dunque per l’ottavo anno consecutivo il primo quotidiano italiano per affidabilità – è il 67% degli intervistati: stessa percentuale di Sky TG24 e dietro solo all’Ansa (74%). La performance del quotidiano del Gruppo 24 ORE risulta così più alta rispetto agli altri grandi quotidiani internazionali, sia negli Usa, con The New York Times al 47%, sia nel Regno Unito con Financial Times al 57%, sia tra i principali Paesi europei, in particolare Germania, Francia e Spagna, con i principali quotidiani sotto il 50%.

Ansa, Sky Tg 24 e Il Sole 24 Ore sono considerate, tutte e tre, come testate capaci di intercettare il bisogno di informazione professionale e affidabile, soprattutto in una fase storica in cui cresce il rumore e si moltiplicano le fonti.

Un dato interessante emerge proprio in questo senso: gli influencer sono considerati, insieme ai politici, la principale fonte di disinformazione. Lo pensa il 42% degli italiani. Una percentuale che supera di gran lunga quella riferita ai giornalisti, indicati dal 28% come possibili veicoli di notizie false. È un segnale importante: non siamo davanti a una sfiducia generalizzata, ma selettiva. Gli utenti discriminano. Valutano. E scelgono chi seguire.

L’alfabetizzazione che non decolla

Il report lancia comunque un allarme chiaro: l’Italia non è pronta alla sfida dell’infodemia. Solo il 17% degli italiani ha mai partecipato a iniziative di alfabetizzazione mediatica. Troppo poco per un Paese dove il 54% si dice preoccupato per la disinformazione online e dove, paradossalmente, come detto il 28% considera anche i giornalisti potenziali diffusori di fake news, più della “gente comune”.

Eppure il nemico numero uno non è il cronista, ma l’influencer: ritenuto la principale fonte di disinformazione dal 42% degli intervistati, seguito dai politici italiani. A conferma che il problema non è il mezzo, ma chi lo usa.

L’informazione di prossimità

In questo quadro cresce l’interesse verso l’informazione di prossimità, quella che racconta il territorio, le storie quotidiane, i problemi concreti. L’81% degli italiani si dichiara interessato alle notizie locali. Un dato che premia il lavoro dei giornali locali e delle redazioni radicate sul territorio, che mantengono una connessione forte con le comunità di riferimento.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti