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Influenza aviaria, primo caso europeo scoperto a Milano Malpensa

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Il primo caso di influenza aviaria umano in Europa è stato diagnosticato ieri in Lombardia. E' un ragazzo di 30 anni che, dopo essere arrivato la settimana scorsa in Italia all'aeroporto di Milano Malpensa da un Paese africano, ha presentato sintomi molto simili all'influenza, ma tali da aver richiesto la necessità di andare all'ospedale San Gerardo di Monza, dove il ragazzo, che ha anche altre patologie pregresse, è stato sottoposto a esami e accertamenti da cui è risultata la positività a questo virus influenzale, una infezione che si verifica principalmente negli uccelli. Si tratta dunque di un caso di aviaria non italiano ma d'importazione e tra l'altro colpito dal ceppo (H9N2) meno aggressivo del più noto H5N1, la sua scoperta ha però fatto scattare le misure di sorveglianza e monitoraggio - tra Regione, ministero della Salute e Istituto superiore di Sanità - per rintracciare le persone che hanno avuto contatti con lui (sanitari, familiari e anche i passeggeri dello stesso volo) che sono state testate e risultate negative. “Il quadro clinico non desta particolare preoccupazione, al momento è ricoverato in isolamento e la popolazione - ha assicurato l'assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso - non corre alcun rischio”. “Attualmente non si rilevano criticità e la situazione è costantemente monitorata”, conferma il ministero della Salute.

Il rischio più grande è legato al salto di specie che i virus aviari potrebbero comunque fare, rendendo così possibile il contagio interumano e innescando possibili epidemie. Non c'è stata però finora la temuta diffusione “uomo-uomo” ed il rischio di infezione per la popolazione generale, secondo lo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), è “basso” e può diventare moderato solo per i lavoratori o altro personale esposto in un allevamento di volatili in cui siano presenti casi confermati dove scattano sempre misure di abbattimento degli animali. Finora nel mondo, soprattutto in Asia e Africa, sono stati diagnosticati circa un migliaio di casi umani di infezione da influenza aviaria da virus H5N1, ha un tasso di letalità molto alto, di circa il 50% “dovuta al fatto che in quei paesi dove è più diffuso, come in Asia, vengono identificati solo i casi più gravi”, spiega l'epidemiologo Gianni Rezza. Che ribadisce come non ci sia alcun allarme in Italia: “H9N2 è un virus a bassa patogenicità negli uccelli e sembra avere una virulenza non particolarmente elevata nell'uomo, sicuramente di gran lunga inferiore a quella di H5N1 o H7N9”. Tuttavia, non bisogna abbassare la guardia perché “quest'episodio è comunque importante perché ci ricorda come siano numerosi i virus, d'origine aviaria o anche suina, che possono fare il salto di specie ed avere quindi un potenziale pandemico”, conclude Rezza.

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