L’industria alla rincorsa dell’auto elettrica
Filiera in ritardo: al lavoro sull’elettrico solo la metà dei componentisti. L’area powertrain, dove l’Italia eccelle, è quella più a rischio. Ancora limitati i casi di successo
di Luca Orlando
7' di lettura
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Fino al 2016, zero. Non che l’azienda andasse male, anzi. Ma fino a quel momento il business di statori e rotori, componenti chiave per motori elettrici, si era sviluppato altrove: nell’industria, nei sistemi di controllo, negli elettrodomestici. Poi, cinque anni fa, per Eurogroup Laminations è arrivata l’auto.
Da lì in avanti per il gruppo milanese l’effetto sui conti è stato dirompente, con quell’ordine solitario trasformatosi oggi in commesse pluriennali complessive per 2,5 miliardi di euro. Piazzate dai big dell’auto globale, da Volkswagen a Porsche, da Ford a Gm, gruppi che costringono l’azienda a continui ampliamenti produttivi, facendo ritoccare di volta in volta verso l’alto i budget. Se nel 2020, comunque anno di crescita, i ricavi hanno superato i 420 milioni di euro, ad agosto 2021 quel livello è già stato raggiunto, inquadrando un target di fine anno che sfiora i 600 milioni di euro.
La regola? Purtroppo no. Per la nostra filiera di componentisti legati all’auto, area vasta da 2200 aziende, 160mila addetti e 45 miliardi di ricavi (dopo il crollo di 5 miliardi del 2020), la crescita esplosiva delle motorizzazioni elettriche è al momento più una minaccia che non un’opportunità.
E non potrebbe andare diversamente, del resto, tenendo conto che l’elettrico “puro”, senza l’assistenza di un motore tradizionale in appoggio (in modalità ibrida o plug-in) riduce in modo consistente la quantità di componenti necessari, facendo sparire o quasi intere aree della componentistica legate alla propulsione, alle trasmissioni, agli scarichi.
Lo studio Roland Berger realizzato per Anfia è abbastanza eloquente: l’85% dei componenti della sezione power train, quella in cui si concentrano circa 70mila addetti, quasi la metà dei dipendenti del settore in Italia, diverrà obsoleto. E non solo per il cambiamento in termini di propulsione ma anche per un semplice calcolo matematico: nel complesso passando da modelli tradizionali a quelli elettrici, i componenti necessari per un veicolo scenderanno di quasi un ordine di grandezza, da 1400 a 200.


