India, l’opposizione accusa la Commissione elettorale di manipolazione delle liste
La Commissione Elettorale indiana è al centro di una controversia senza precedenti, con membri che contestano decisioni unilaterali e opposizioni che accusano il governo di manipolare le liste elettorali per escludere milioni di elettori
dal nostro corrispondente Marco Masciaga
ai preferiti su Google
3' di lettura
3' di lettura
NEW DELHI - Il governo guidato dal primo ministro Narendra Modi è nuovamente sotto pressione dopo che, in seguito a un’inchiesta giornalistica, le opposizioni hanno chiesto le dimissioni del Chief Election Commissioner nominato dall’esecutivo. Secondo quanto riporta l’Indian Express, negli ultimi 10 mesi gli altri due membri dell’Election Commission of India avrebbero obiettato almeno 14 volte contro decisioni e ordini impartiti senza essere stati consultati.
Chiedilo al Sole
Il periodo in cui si è consumata la spaccatura senza precedenti in seno a quello che per decenni è stato uno degli organismi più rispettati della democrazia più popolosa del pianeta è cruciale, perché è coinciso con la cancellazione dalle liste elettorali di 130 milioni di nomi, talvolta per «discrepanze logiche» come difformità nello spelling dei nomi, un’eventualità non rara in un Paese con 22 lingue e 13 alfabeti ufficiali.
L’attuale Election Commission of India è guardata con sospetto dalle opposizioni, perché - contrariamente a quanto raccomandato dalla Corte Suprema - è stata nominata a maggioranza da un panel composto dal capo del governo, uno dei suoi ministri e il leader dell’opposizione. La Corte Suprema aveva chiesto che la nomina spettasse al premier, al capo dell’opposizione e al Chief Justice of India.
L’attuale Chief Election Commissioner Gyanesh Kumar è stato al centro di polemiche anche lo scorso anno, in seguito alle accuse di brogli mosse dal leader dell’opposizione Rahul Gandhi. Kumar è stato criticato per essersi rifiutato di rispondere nel merito alle gravi accuse come sarebbe stato lecito attendersi da un civil servant, ma aver invece contrattaccato, usando toni e temi non dissimili da quelli impiegati dai membri della maggioranza di governo.
Ciclicamente la Commissione elettorale aggiorna l’elenco degli aventi diritto. Le revisioni degli ultimi mesi sono state insolitamente controverse perché sono avvenute a ridosso di importanti elezioni locali, non hanno ritenuto validi documenti d’identità emessi dallo stesso Stato indiano e hanno spostato l’onere della prova sui cittadini, portando così a decine di milioni di cancellazioni.








