Asia e Oceania

India, l’economia corre nonostante la guerra in Medio Oriente

Nei primi tre mesi del 2026 il Pil è cresciuto più del previsto: +7,8 per cento. La Reserve bank of India lascia i tassi fermi al 5,25 per cento

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

La produzione agricola è stata superiore alle aspettative REUTERS

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NEW DELHI - Nonostante l’impatto della fase iniziale della guerra in Medio Oriente, nel primo trimestre dell’anno l’economia indiana è cresciuta del 7,8% su base annua. Il dato è risultato nettamente superiore alle previsioni di crescita formulate dagli economisti sondati da Reuters e Bloomberg (7,2% e 7,3% rispettivamente), ma in linea con i tre mesi precedenti (+7,8%). Investimenti privati, produzione agricola ed edilizia sono stati tre dei principali driver della crescita.

Il National Statistics Office stima che nell’anno fiscale che si è concluso lo scorso 31 marzo il Pil sia cresciuto del 7,7% in leggero aumento rispetto alla previsione del 7,6% formulata a febbraio. «Le ricadute del conflitto in Medio Oriente nel mese di marzo sembrano aver avuto un impatto limitato sulla crescita economica», spiega Sakshi Gupta, chief economist di Hdfc Bank, aggiungendo però che la crescita probabilmente rallenterà a partire dal trimestre aprile-giugno.

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Tra i principali osservatori, sia del settore pubblico che privato, è opinione diffusa che l’anno in corso registrerà una battuta d’arresto. Prima dello scoppio della guerra il chief economic advisor del governo prevedeva una crescita compresa tra il 7% e il 7,4%, ma la crisi petrolifera sta spingendo a un forte ridimensionamento delle attese: secondo le previsioni rese pubbliche dalla Reserve Bank of India (Rbi) - che venerdì ha lasciato i tassi invariati al 5,25% - nei 12 mesi al 31 marzo 2027 l’India crescerà del 6,6%. Ad aprile la stima era del 6,9 per cento.

Nel mantenere i tassi fermi, l’Rbi ha anche annunciato misure volte ad attrarre capitali esteri, tra cui l’ampliamento dell’accesso degli investitori stranieri ai titoli di Stato, con l’obiettivo di favorire gli afflussi di capitale e ridurre le pressioni sulla rupia.

L’India è stata una delle economie colpite più duramente dalla guerra con l’Iran, ormai entrata nel quarto mese, perché il Paese è il terzo importatore e consumatore mondiale di petrolio ed è fortemente dipendente dalle forniture provenienti dal Medio Oriente, specie da quando il governo degli Stati Uniti ha iniziato a imporre dazi extra a New Delhi per scoraggiare gli acquisti di greggio russo. Per limitare le ricadute economiche della guerra, l’India ha aumentato i prezzi al dettaglio dei carburanti, ha inasprito le regole sulle importazioni di oro e ha invitato i cittadini a ridurre i consumi non essenziali per preservare le riserve in valuta estera.

Dai dati pubblicati venerdì è emerso che, come scrive in una nota Alexandra Hermann Prasad, lead economist di Oxford Economics «un significativo deterioramento dei consumi privati è stato compensato da investimenti più robusti» delle attese.

L’attività edilizia è cresciuta dell’8,4%, rispetto al 6,7% del trimestre precedente. La crescita della produzione agricola, settore che impiega oltre il 40% dell’enorme forza lavoro del Paese, è stata del 3,6%, rispetto all’1,7% registrato negli ultimi tre mesi del 2025. Gli investimenti privati sono cresciuti del 10,8%, in aumento rispetto all’8,2% registrato nel trimestre. Anche la spesa pubblica è aumentata del 4,9%, rispetto al 4,6% del trimestre precedente.

I segnali di rallentamento sono venuti invece dalla produzione manifatturiera, che è aumentata del 7,3% su base annua, rispetto a una crescita del 12,8% nel trimestre precedente, e dai consumi privati, che rappresentano il 57% del Pil indiano e sono cresciuti del 7,1% nel trimestre di marzo, contro l’8,2% del trimestre precedente.

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