India Art Fair 2026: vendite, nuove gallerie e l’ascesa del South Asia
Con 135 espositori e un forte interesse internazionale, la fiera conferma il ruolo dell’India come hub strategico del mercato globale
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Si è conclusa la 17ª edizione di India Art Fair, andata in scena dal 5 all’8 febbraio a Nuova Delhi, che ha registrato una settimana di vendite solide e un’intensa attività collezionistica, confermando il ruolo dell’India come uno dei mercati più dinamici del sistema dell’arte globale. La fiera ha dimostrato una crescente capacità di attrarre capitali, talenti e interesse curatoriale, rafforzando il proprio posizionamento nel calendario fieristico internazionale e ribadendo la sua centralità come uno degli appuntamenti culturali più significativi del Paese, dove artisti emergenti e nomi affermati si confrontano davanti a un pubblico globale.
Con 135 espositori, tra cui 94 gallerie e 24 importanti istituzioni artistiche, India Art Fair si conferma uno snodo strategico del mercato globale in un momento in cui l’attenzione internazionale si concentra sempre più sul South Asia e sulla sua produzione artistica. Accanto a una solida presenza di gallerie indiane, la fiera ha visto una significativa partecipazione internazionale, con ritorni importanti come David Zwirner e Galleria Continua, affiancati da sette nuove presenze: Whitestone Gallery, LAMB (Londra), Rajiv Menon Contemporary (Los Angeles), 193 Gallery (Parigi), Gowen Contemporary (Ginevra), Danfe Arts (Kathmandu) e DMINTI (New York). Le gallerie indiane hanno presentato capolavori dei pionieri del modernismo, il cui lascito continua a influenzare il pensiero artistico contemporaneo. Tra questi, le opere di M.F. Husain proposte da Aicon Contemporary (New York), con prezzi compresi tra i 2 e i 6 milioni di dollari, hanno attirato particolare attenzione, anche alla luce della recente apertura di un museo a lui dedicato a Doha.
Artisti emergenti, nuove pratiche e pluralità di linguaggi
Di grande interesse la sezione Focus, che ha messo in primo piano solo show dedicati ad artisti dell’area sud-asiatica, includendo con decisione anche una nuova generazione di artisti nati negli anni ’90. In questo contesto, LATITUDE 28 (New Delhi), da sempre attenta al mentoring e al sostegno delle pratiche sperimentali, ha presentato le opere di Viraj Khanna (1995), la cui pratica si distingue per l’uso sperimentale del tessile e del ricamo, impiegati in chiave satirica e surrealista per indagare la cultura del consumo, l’estetica delle cerimonie nuziali indiane e la costruzione dell’immagine ideale nell’era dei social media (prezzi tra 900 e 2.500 dollari). Accanto a lui, Yogesh Ramkrishna (1991) ha proposto lavori tra incisione, disegno e installazione, spesso con elementi interattivi, che esplorano il conflitto tra tradizioni indiane e stili di vita urbani, oltre alle nuove identità emerse durante la pandemia (prezzi tra 1.250 e 3.150 dollari).
Tra le scoperte più significative nel panorama emergente, Emami Art (Calcutta) ha presentato le opere di Manmita Ray (1996), artista dell’India nord-orientale la cui pratica, radicata nell’ecologia forestale e nella memoria materiale, si sviluppa attraverso forme organiche intese come tracce del tempo e della memoria generativa. Definendosi una “paleontologa del paesaggio”, Ray confonde i confini tra storia naturale e umana in una narrazione animistica che ha attirato immediatamente l’interesse dei collezionisti, con opere proposte a circa 3.500 rupie. Analoga attenzione ha ricevuto Sayanee Sarkar (1999), l’artista più giovane in fiera, le cui opere indagano le dinamiche emotive negli spazi liminali tra sé e l’altro, attraverso un uso del colore capace di evocare sensazioni corporee pur mantenendo un registro profondamente introspettivo.
La galleria multidisciplinare Experimenter (Calcutta, Mumbai), che opera anche come incubatore per una pratica contemporanea ambiziosa e stimolante, ha presentato in fiera 18 artisti, tra cui Afrah Shafiq, selezionata per realizzare l’art commission 2026 di India Art Fair e BMW, in occasione del decimo anniversario della collaborazione tra le due realtà. Con Giant Sampler, Shafiq ha trasformato motivi di ricamo intimi in una superficie monumentale sulla facciata della fiera, mettendo in luce lavoro, memoria e rituali che plasmano la vita delle donne. La sua pratica fonde tradizione e tecnologia, traducendo conoscenze artigianali in forme algoritmiche e digitali, integrate da un livello interattivo di realtà aumentata. Un set di tre opere, ispirate ai motivi del ricamo, è stato proposto al prezzo di 5.000 dollari.
Sul fronte della pittura e della riflessione sul digitale, Nature Morte ha presentato le nuove opere di Thukral & Tagra dalla serie «Arboretum», un progetto che esplora i confini sempre più sfumati tra esistenza online e offline. Concepite come un arboreto speculativo, le opere mostrano alberi che si deformano, si dissolvono in pixel o si ripiegano su se stessi, mentre figure astratte osservano lo spettatore dal fogliame. I dipinti rallentano deliberatamente la percezione, trasformando la contemplazione in un gesto quasi devozionale, in contrasto con l’accelerazione imposta dai sistemi digitali.











