Incidente Bologna, Tir sotto accusa. Dagli orari al nodo sicurezza, ecco perchè il settore è in crisi
di Andrea Ferro
5' di lettura
5' di lettura
La vicenda di Bologna - con il tamponamento tra mezzi pesanti e la conseguente esplosione che ha provocato una vittima e la devastazione dell’area - ha sollevato il velo su un settore sotto gli occhi di tutti coloro che viaggiano su strade e autostrade, ma trascurato quanto a vigilanza sulla sicurezza e le condizioni di lavoro degli addetti. Soprattutto per quanto riguarda l’autotrasporto di merci pericolose su strada: questo comparto è regolato dall'accordo europeo “Adr”. Fu siglato nel 1957 e viene periodicamente aggiornato. Vi aderiscono anche paesi non appartenenti all'Unione Europea, in tutto una cinquantina. Prevede condizioni, limitazioni, obblighi, responsabilità e precise classificazioni dei carichi attraverso un unico sistema di etichettature.
Cosa prevede l’accordo Adr
Gli autisti di mezzi che trasportano merci in regime di “Adr” devono conseguire un'abilitazione particolare che va rinnovata ogni 5 anni attraverso un corso di aggiornamento. I mezzi adibiti a questi carichi devono avere caratteristiche tecnico-strutturali e particolari dotazioni di sicurezza. Oltre alle aziende di autotrasporto (in Italia sono circa 80mila, per la maggior parte si tratta di imprese artigiane) questi carichi possono essere effettuati per “conto proprio”, come è il caso dell'autocisterna che a Bologna ha tamponato il tir.
I dispositivi di sicurezza
Dal 1° novembre 2015 i mezzi di nuova immatricolazione devono montare obbligatoriamente due dispositivi di sicurezza. Lo ha stabilito l'Unione Europea. Il primo si chiama Advanced Emergency Braking System (Aebs). Funziona così: un radar determina la distanza dai veicoli, se questa si riduce, scattano automaticamente il rallentamento e la frenata di emergenza scongiurando così il tamponamento. L'altra dotazione obbligatoria è il Lane Departure Warning System. Attraverso una telecamere che inquadra la segnaletica orizzontale, il sistema avvisa il guidatore se il veicolo esce dalla corsia o ne invade un'altra.
Ne esistono due versioni. La prima si limita ad emettere un segnale acustico in cabina, la seconda provvede a correggere direttamente la traiettoria del veicolo.
In Italia meno del 5 % dei veicoli dispone delle dotazioni obbligatorie sui mezzi nuovi dal 1° novembre 2015.
Un parco circolante ormai obsoleto
Il discorso vale per la sicurezza quanto per la sostenibilità ambientale. L'età media dei mezzi è tra le più alte d'Europa. In particolare (secondo dati di Unrae, l'Unione dei costruttori esteri), quella dei veicoli di portata uguale o maggiore alle 16 tonnellate si attesa sugli 11 anni. Con il trend attuale occorrerebbero più di dieci anni per il rinnovo completo anche se negli ultimi tempi le nuove immatricolazioni sono decisamente aumentate grazie ad una serie di incentivi agli investimenti (tra questi il super ammortamento) decisi dal governo. Nel frattempo però il 64,8 % dei veicoli adibiti al trasporto di merci appartiene alle classi Euro 0, I, II e III. Significa mezzi di gran lunga più inquinanti rispetto, per esempio, agli euro 6 le cui emissioni sono ridotte di 16 volte rispetto a quelle prodotte da un tir Euro 0.

