Inchiesta arbitri, Gravina difende la Figc dal commissariamento
In attesa degli sviluppi delle indagini, si infiamma il dibattito nel mondo politico sull’ipotesi di commissariare la Federcalcio
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Le indagini della Procura di Milano per il caso Rocchi, esploso sabato 25 aprile nel bel mezzo della peggiore crisi attraversata dal calcio italiano, dopo la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia al mondiale stanno accendendo il dibattito sull’ipotesi di commissariare la Figc.
Il dibattito sul commissario
Nel pomeriggio dì lunedì 27 aprile durante un consiglio federale in cui erano collegati da remoto Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A, Beppe Marotta, presidente dell’Inter e consigliere federale e Umberto Calcagno, numero uno dell’Assocalciatori, Gabriele Gravina, il presidente dimissionario della Figc, ha denunciato i rischi che il commissariamento violi il principio di autonomia dello sport “sancito e tutelato” da Cio, Fifa e Uefa.
Uefa che ha smentito che il Presidente Alexander Ceferin abbia avuto colloqui con rappresentanti ed esponenti della Serie A minacciando il ritiro dell’organizzazione di Euro 2032 e l’estromissione delle squadre italiane dalle coppe europee in caso di commissariamento. «Al momento stiamo seguendo con la massima attenzione l’evolversi della situazione riguardante la Figc e non intendiamo rilasciare ulteriori commenti».
Gravina ha replicato all’affondo arrivato nella giornata di domenica 26 aprile dalla Lega del ministro Matteo Salvini - dopo che il ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi aveva lasciato chiaramente intendere che l’ipotesi commissariamento è tornata sul tavolo del Governo - e alla proposta del senatore di FdI, Paolo Marcheschi, il cui disegno di legge di riforma del calcio propone anche un commissariamento per legge della Federcalcio in mancanza di risultati sportivi.
Gravina ha apprezzato come tutti i punti per la riforma da lui indicati dopo le dimissioni sono state recepiti dalla bozza, circolata nei giorni scorsi in Senato, ma ha appunto criticato l’unico punto “non risolutivo” e “in palese violazione” dell’autonomia difesa dagli organismi sportivi mondiali.










