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Incendi, perché l’allerta sullo smartphone non basta

Dagli avvisi geolocalizzati ai piani regionali di evacuazione, cresce l’attenzione non solo sulla rapidità delle allerte ma anche sulla preparazione dei cittadini

di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore), Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna) e Mike Konstantopoulos (EFSYN, Grecia)

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Un vigile del fuoco impegnato a circoscrivere un grave incendio boschivo nei pressi di Saumos, nel dipartimento della Gironda, in Francia, il 29 luglio 2026,  EPA/MAEL DUBIEZ

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Gli incendi che nelle ultime settimane hanno colpito diversi Paesi del Mediterraneo hanno riportato l’attenzione su un aspetto della gestione delle emergenze che va oltre la capacità di spegnere i roghi. Se la tecnologia consente ormai di inviare un messaggio di allerta a milioni di telefoni cellulari in pochi secondi, resta una domanda fondamentale: chi riceve quell’avviso sa davvero come comportarsi?

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Sapere se evacuare o restare in casa è infatti soltanto il primo passo. Altrettanto importante è conoscere il percorso più sicuro, sapere dove si trova il punto di raccolta più vicino e capire quali indicazioni seguire per non ostacolare il lavoro dei soccorritori. La comunicazione è così diventata parte integrante della protezione civile, tanto quanto i mezzi aerei o le squadre impegnate sul fronte del fuoco.

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Le recenti emergenze hanno mostrato quanto queste informazioni possano fare la differenza. Nel caso dell’incendio di Los Gallardos, in Andalusia, secondo le ricostruzioni delle autorità regionali, alcune delle vittime avrebbero abbandonato il percorso di evacuazione indicato, tentando di raggiungere la salvezza attraverso strade alternative.

«Bisogna seguire sempre le comunicazioni delle autorità competenti», osserva Antonio Tortosa, presidente dell’associazione spagnola Tecnifuego. La maggior parte dei cittadini, spiega, non dispone delle informazioni e dei sistemi di monitoraggio utilizzati da Protezione civile, vigili del fuoco e amministrazioni locali per valutare l’evoluzione di un incendio e individuare le aree a rischio. È proprio questa disponibilità di dati che permette ai responsabili dell’emergenza di stabilire le priorità e delimitare le zone da evacuare. Per questo, aggiunge Tortosa, la gestione di un incendio richiede «una comunicazione fluida tra cittadini e istituzioni».

Preparare i cittadini prima dell’emergenza

Per gli esperti il problema non riguarda soltanto la tecnologia, ma soprattutto la preparazione della popolazione. «Nessuno ti spiega dove portare i tuoi animali; molte aziende o aree industriali non hanno sviluppato piani di emergenza e la maggior parte delle strutture ricettive non fornisce questo tipo di informazioni», osserva Antonio Novillo, vicecomandante dei vigili del fuoco di Alcorcón, in Spagna, e portavoce dell’Associazione professionale dei vigili del fuoco (APTB).

Secondo Novillo, le attività di formazione organizzate da vigili del fuoco e Protezione civile, comprese le visite nelle scuole, rappresentano un passo importante ma non sono sufficienti perché le procedure vengano realmente interiorizzate. Ritiene che servirebbero programmi di educazione all’emergenza calibrati sulle caratteristiche dei singoli territori, affinché i cittadini sappiano già come reagire quando arriva un’allerta.

Il tema riguarda anche l’organizzazione istituzionale. In Spagna la gestione degli incendi è affidata a un sistema fortemente decentrato, nel quale comunità autonome, province e comuni esercitano competenze differenti. Un modello che permette di adattare la risposta alle caratteristiche del territorio ma che, al tempo stesso, può complicare il coordinamento quando l’emergenza supera i confini amministrativi. La conseguenza, sostengono gli esperti, è che le campagne di prevenzione si concentrano spesso sui comportamenti da evitare – come non gettare mozziconi di sigaretta o mantenere pulite le aree boschive – mentre resta meno sviluppata l’informazione su come comportarsi quando un incendio è già in corso.

Il modello italiano: pianificazione e IT-Alert

L’Italia, pur mantenendo un’organizzazione decentrata, ha costruito un sistema coordinato tra i diversi livelli istituzionali. Il Dipartimento della Protezione civile, le Regioni e gli enti locali condividono infatti competenze nella gestione degli incendi boschivi, mentre ogni Regione è tenuta per legge a predisporre un proprio Piano Antincendi Boschivi (AIB).

I Piani AIB individuano le aree a maggiore rischio, definiscono le procedure di evacuazione, stabiliscono i canali di comunicazione durante le emergenze e disciplinano il coordinamento tra vigili del fuoco, volontari della Protezione civile e amministrazioni locali. Nelle regioni più esposte, come Sardegna e Sicilia, durante la stagione estiva la pianificazione viene ulteriormente rafforzata attraverso bollettini dedicati al rischio incendi e allerte periodiche quando le condizioni meteorologiche fanno aumentare la probabilità di nuovi roghi. L’obiettivo è mettere i cittadini nelle condizioni di conoscere il livello di rischio prima ancora che l’emergenza si manifesti.

A questo sistema si è aggiunto IT-Alert, il servizio nazionale di allarme pubblico che invia notifiche geolocalizzate direttamente ai telefoni cellulari presenti nelle aree interessate da un’emergenza. Uno strumento che, come sottolineano gli esperti, rappresenta un tassello della strategia di prevenzione, ma non può sostituire la conoscenza del territorio e delle procedure di sicurezza.

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La Grecia e il sistema 112

Negli ultimi anni anche la Grecia ha investito nel rafforzamento della comunicazione con la popolazione attraverso il sistema europeo di allerta pubblica 112. Le notifiche vengono inviate automaticamente ai telefoni cellulari compatibili presenti nell’area interessata, senza necessità di registrazione preventiva, e raggiungono sia i residenti sia i visitatori che si trovano fisicamente nella zona a rischio. Durante la stagione degli incendi, che nel Paese si estende generalmente da maggio a novembre, gli avvisi sono diffusi sia in greco sia in inglese, così da garantire la comprensione anche ai turisti stranieri.

Accanto al sistema ordinario esiste anche 112 GR-Alert, un servizio che permette agli utenti registrati di ricevere notifiche via SMS, e-mail o chiamata automatica relative a un massimo di tre località selezionate, anche quando non vi si trovano fisicamente.

La sfida dei turisti

La preparazione riguarda anche chi il territorio non lo conosce. Turisti e visitatori possono trovarsi in difficoltà anche se hanno familiarità con le regole generali di comportamento durante un’emergenza. Per questo, osserva Tortosa, una possibile soluzione è fornire informazioni già al momento dell’arrivo nelle strutture ricettive.

Secondo Novillo, i campeggi rappresentano oggi uno degli esempi più avanzati: essendo collocati in aree naturali, informano gli ospiti sui punti di raccolta e organizzano esercitazioni antincendio. Più complessa, invece, la situazione delle strutture ricettive rurali, dove la diffusione delle informazioni dipende spesso dall’iniziativa del singolo gestore.

Già nel 2009 il progetto europeo MIRTO, sviluppato da Italia, Francia, Grecia e Croazia, aveva cercato di ridurre il rischio per i turisti attraverso campagne di sensibilizzazione dedicate. Più recentemente la Grecia ha sviluppato mAiGreece, un assistente digitale basato sull’intelligenza artificiale che integra servizi informativi e funzioni di emergenza, consentendo agli utenti di contattare rapidamente la Protezione civile trasmettendo automaticamente la propria posizione geografica.

In alcuni casi anche ambasciate e consolati diffondono avvisi ai propri cittadini durante la stagione degli incendi. Le autorità locali, inoltre, intervengono direttamente per assistere i turisti, aiutarli nell’evacuazione e trovare sistemazioni alternative quando hotel o abitazioni vengono minacciati dal fuoco, come accaduto durante il terremoto di Kos del 2017 e gli incendi che hanno colpito Rodi nel 2023.

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La prevenzione come investimento

Per gli esperti la sensibilizzazione della popolazione resta uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’impatto degli incendi boschivi. Informazione, educazione ed esercitazioni permettono ai cittadini di conoscere meglio i rischi del territorio, riconoscere i comportamenti pericolosi e sapere come reagire quando arriva un’allerta. Le campagne di comunicazione, sottolinea Tortosa, dovrebbero essere permanenti, accessibili e rivolte a pubblici diversi, affinché la prevenzione diventi parte della cultura collettiva e non soltanto una risposta ai momenti di maggiore emergenza.

In questo quadro, la tecnologia rappresenta un alleato, ma non una soluzione sufficiente. Sistemi come IT-Alert e il 112 greco rendono più rapida la diffusione delle informazioni, ma la loro efficacia dipende dalla capacità delle persone di interpretare correttamente il messaggio e trasformarlo in un comportamento sicuro. Come sintetizza Novillo: «La prevenzione degli incendi boschivi costa meno dello spegnimento».

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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