In vigore la stangata sul fringe benefit oltre i 160 g/km di CO2
Aggravi anche del 100%, a meno di correttivi durante il passaggio alle Camere del Dl 183/2020
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L’attenzione è puntata sulla conversione in legge del decreto milleproroghe. Ma, in attesa che vengano presentati e discussi gli emendamenti, la stangata sul fringe benefit dei lavoratori che hanno in uso auto aziendali resta: in assenza di correttivi, nel 2021 la tassazione del reddito in natura legato alla disponibilità di queste vetture anche nel tempo libero potrà aumentare anche di due terzi, in certi casi.
Sono gli effetti della concomitanza tra l’inasprimento della tassazione programmato dalla legge di Bilancio 2020 (la n.160/2019, articolo 1, commi 632 e 633) e il passaggio generalizzato delle omologazioni delle autovetture di nuova immatricolazione al ciclo Wltp introdotto dalla Ue con il Regolamento Ue 2017/1153.
In sostanza, dal 1° gennaio, la norma nazionale fa aumentare la quota di benefit tassabile per chi usa modelli le cui emissioni di CO2 (il gas che non inquina ma influisce sui cambiamenti climatici) superano la soglia dei 160 grammi/chilometro (g/km). Contemporaneamente, la norma europea ingrossa proprio l’elenco dei modelli che superano questa soglia: i consumi (e le emissioni di CO2, che a essi sono direttamente proporzionali) diventano più alti, perché rilevati con il ciclo di prova Wltp, ben più realistico del precedente Nedc perché prevede accelerazioni molto meno blande e fino a raggiungere velocità meno basse di prima. Così ora si trovano oltre quota 160 anche alcune vetture medie a benzina e medio-grandi a gasolio.
Tutto nasce dalla stretta prevista dalla legge 160/2019 a partire dal 1° luglio. E la questione riguarda esclusivamente i veicoli di nuova immatricolazione assegnati ai lavoratori proprio a partire da quella data: per chi usa un mezzo assegnatogli prima, nulla cambia rispetto al regime di tassazione consolidato dal 1998.
Quest’ultimo prevede che il reddito in natura legato al beneficio di avere l’auto aziendale a disposizione anche fuori dal lavoro vada quantificato come il valore (fissato dai costi di esercizio al chilometro calcolati dall’Aci per ciascun modello) dei chilometri che si presumono percorsi nel tempo libero, fissati nel 30% della percorrenza di 15mila chilometri annui. Dal 1° luglio 2020, la percentuale è stata lievemente diminuita (al 25%) per i modelli con emissioni di CO2 fino a 60 g/km (di fatto, quelli elettrici e gli ibridi plug-in) e aumentata per quelli che sforano i 120 g/km.


