In Sicilia dissalatori a regime ma le reti sono in affanno
Operativo il primo modulo del programma regionale contro la carenza idrica. Le perdite medie sono spesso tra il 45 e oltre il 55% quindi circa metà dell’acqua immessa viene dispersa
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A monte i numeri, per la prima volta, sembrano dare ragione alla scelta dei dissalatori. A valle i rubinetti raccontano un’altra storia. A luglio Porto Empedocle, Gela e Trapani hanno immesso nella rete 664.416 metri cubi di acqua potabile, con una portata media aggregata di circa 248 litri al secondo sui 288 nominali: oltre l’86% della capacità teorica.
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Porto Empedocle ha prodotto 227.491 metri cubi, Gela 213.840 e Trapani 223.085.
Dall’avvio dei tre impianti la produzione sfiora 4,9 milioni di metri cubi. È il dato della relazione aggiornata a luglio trasmessa da Siciliacque alla Regione dopo la richiesta urgente del 5 agosto. I tre moduli mobili sono stati realizzati da Acciona Agua in 120 giorni. L’operazione è partita con una dotazione di 100 milioni di euro — 90 milioni FSC e 10 regionali — successivamente salita a 121 milioni con ulteriori risorse statali.
Gli impianti entrati in funzione sono soltanto il primo modulo: ciascuno ha una capacità di 96 litri al secondo.
Il piano regionale prevedeva una prima produzione complessiva di 288 litri al secondo, garantita dai tre moduli da 96 litri al secondo, e una seconda fase, fin qui rimasta sulla carta, per portare la capacità fino a circa 500 litri al secondo, integrando la dissalazione con sorgenti, pozzi e invasi.








