Cambiamento climatico, in Parlamento solo il 4% di proposte di legge «green»
di Andrea Gagliardi e Mariolina Sesto
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Prima l’allarme del capo dello Stato Sergio Mattarella: «Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello globale». Poi il Global Strike for Future di venerdì 15 marzo: lo sciopero globale degli studenti per il clima, indetto dall’attivista sedicenne svedese Greta Thunberg, con manifestazioni in 150 Paesi, compresa l’Italia dove sono previsti cortei e sit-in in più di cento città. Il tema dell’ambiente e dei cambiamenti climatici è entrato con forza nel dibattito politico.
Del resto il segretario dem Nicola Zingaretti ha presentato un programma (intitolato “Prima le persone”) con un programma tutto improntato a un «modello di sviluppo sostenibile» con cinque proposte per un “ New Deal verde” per l’Italia. E Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e leader del movimento politico “Italia in comune”, meglio noto come il “partito dei sindaci”, sta lavorando a una lista con i Verdi per le europee, convinto della necessità di «un progetto politico che metta al centro l’ambiente e lo sviluppo sostenibile».
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L’attività legislativa «ambientalista» del Parlamento
Ma se si guarda all’attività parlamentare quanto è “verde” l’attuale legislatura? Obiettivamente molto poco. Solo il 4% dei disegni di legge presentati in Parlamento, infatti, riguarda l’ambiente. Si tratta di 110 ddl su circa 2.800 censiti fino al 7 marzo. Di questi, la maggior parte (30) è targato M5s. A seguire i disegni di legge che vedono, tra Camera e Senato, come primo firmatario un parlamentare Pd (19). Al terzo posto i ddl ambientali sponsorizzati da Forza Italia (16). Mentre sono 12 quelli depositati da Leu. In fondo alla classifica Fratelli d’Italia (7) e Lega (5), che, almeno se si utilizza questo indicatore, sembrano le forze politiche meno sensibili ai temi dell’ambiente.
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