Sessione di bilancio

In Parlamento un altro Natale con la manovra: ecco la lista dei governi ritardatari

Dopo alcuni rinvii il testo è atteso in Aula al Senato il 18 dicembre e il via libera finale della Camera arriverà soltanto dopo il 25. Il disegno di legge di bilancio dovrebbe essere trasmesso dall’esecutivo di turno alle Camere entro il 20 ottobre. Ma dalla scorsa legislatura questo termine non è stato rispettato rispettato da nessun governo. A cominciare dal “Conte 2”, che ha accumulato 29 giorni di ritardo. Le sessioni di bilancio sono così diventate sempre più compresse e all’insegna del “monocameralismo di fatto”

di Marco Rogari

(foto imagoeconomica)

4' di lettura

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Anche quest’anno il Parlamento festeggerà il Natale con la manovra. Malgrado il disegno di legge di bilancio per il 2024 sia giunto al Senato, dove ha cominciato il suo cammino parlamentare, semi-blindato dal governo, anche con l’obiettivo di un’approvazione rapida, la “tradizione” degli ultimi anni è stata rispettata. Il via libera di Palazzo Madama arriverà solo a ridosso delle festività natalizie: l’Aula attende il testo per il 18 dicembre dopo aver indicato prima la data dell’11 e poi quella del 12 dicembre.

E se questa nuova tabella di marcia sarà rispettata, la Camera potrà apporre il suo sigillo definitivo, senza modifiche, tra il 27 e il 31 dicembre, comunque in tempo utile per evitare lo sconfinamento nel pericoloso terreno dell’esercizio provvisorio. Con il risultato di chiudere anche quest’anno la sessione di bilancio all’insegna del monocameralismo di fatto, come accade ormai sistematicamente dalla scorsa legislatura, nel corso della quale il termine di presentazione alle Camere della manovra (20 ottobre), non è stato rispettato da nessun governo, così come del resto nel primo scorcio dell’attuale legislatura. L’esecutivo che ha accumulato il maggiore ritardo rispetto alla data di riferimento per l’invio del testo è il “Conte 2” con 29 giorni.

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Dalla scorsa legislatura mai rispettato il termine del 20 ottobre

Il termine per l’invio della manovra in Parlamento da parte del governo è stato fissato al 20 ottobre dalla legge di contabilità. Ma dall’inizio della scorsa legislatura (la diciottesima, tra il 23 marzo 2018 e il 12 ottobre 2022) questa scadenza non è stata mai rispettata. Il disegno di legge di bilancio per il 2019 è stato presentato alla Camera dall’esecutivo “Conte 1” il 31 ottobre 2018, quindi con 11 giorni di ritardo. La manovra per il 2020 è stata invece trasmessa al Senato il 2 novembre 2019, con un ritardo di 13 giorni rispetto al termine del 20. Che si è ulteriormente dilatato l’anno successivo: 29 giorni per effetto dell’invio il 18 novembre 2020 dal “Conte 2” alla Camera del Ddl di bilancio per il 2021. L’ultimo esecutivo della legislatura, il governo Draghi, ha “sforato” di 22 giorni presentando al Senato l’11 novembre la manovra per il 2022.

Anche l’attuale governo fuori tempo massimo

Il primo scorcio dell’attuale legislatura (la diciannovesima) ha confermato questo andamento. Che va considerato obbligato nel caso del disegno di bilancio per il 2023. Il governo Meloni, nato dall’esito della tornata elettorale del settembre 2022, ha ottenuto la fiducia dal Parlamento il 4 novembre e per la sua prima manovra non avrebbe quindi potuto rispettare la scadenza per la presentazione in Parlamento del testo. Che è stato inviato a Montecitorio il 29 novembre del 2022. Ma anche quest’anno, l’esecutivo di centrodestra risulta inserito nell’elenco dei ritardatari: il Ddl di bilancio per il 2024 è stato comunicato alla presidenza del Senato il 30 ottobre (10 giorni dopo il termine di riferimento). E la prima seduta in commissione Bilancio a Palazzo Madama è stata fissata il 14 novembre.

Sessioni di bilancio all’insegna del monocameralismo

Un esame della manovra alla sostanziale insegna del monocameralismo è quella che ha caratterizzato le ultime tre leggi di bilancio della scorsa legislatura, e la prima di quella in corso. Anche la seconda manovra dell’attuale legislatura è destinata ad essere rivisitata da un solo ramo del Parlamento. Nel 2019 la legge di bilancio per il 2020 è stata licenziata da Palazzo Madama il 16 dicembre: 44 giorni dopo l’inizio dell’esame in prima lettura. Montecitorio l’ha poi approvata in via definitiva il 24 dicembre senza poterla correggere. Il Ddl di legge di bilancio per il 2021 è stato presentato alla Camera il 18 novembre del 2020. Il 23 dicembre il testo è approdato in Aula, dove è stato approvato con la “fiducia”. Dopo il disco verde su tutto il provvedimento, il testo è passato al Senato per ottenere il 30 dicembre, sul filo di lana, il “sì” definitivo in assenza di altri correttivi. L’ultima manovra della diciottesima legislatura (per il 2022) è stata quella varata dal governo Draghi ed ha cominciato la sua navigazione parlamentare al Senato l’11 novembre del 2021. Il Ddl è arrivato alla Camera soltanto il 27 dicembre per ottenere l’approvazione finale, anche in questo caso, il 30 dicembre (2021), sempre senza ulteriori ritocchi.

Le manovre del governo Meloni

La prima legge di bilancio del governo Meloni, e dell’attuale legislatura, è arrivata, come detto, forzatamente in ritardo in Parlamento ed è stata licenziata dalla Camera il 23 dicembre 2022 con la “fiducia” sul maxiemendamento, seguita dal via libera su tutto il testo. Che è stato ricevuto da Palazzo Madama il 24 dicembre, dove è stato approvato in via definitiva, senza modifiche, il 29 dicembre. E molto simile è la tempistica che si profila per la seconda manovra targata Meloni (quella per il 2024), che è attualmente al vaglio del Senato. Le votazioni in commissione Bilancio non cominceranno prima della prossima settimana. Il via libera di Palazzo Madama è atteso attorno al 20 dicembre, mentre per semaforo vede finale della Camera si potrà accendere soltanto dopo Natale.





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