L’avamposto nei ghiacci

In missione in Antartide per prepararsi a vivere sulla Luna e su Marte

La sfida umana dei partecipanti che per nove mesi vivono in isolamento, al centro di una ricerca psicologica e biomedica

di Davide Madeddu

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Nove mesi in Antartide per prepararsi a vivere sulla Luna o su Marte. Una sfida “soprattutto umana” che i partecipanti delle spedizioni affrontano ogni anno quando trascorrono, in completo isolamento, oltre 270 giorni nella stazione italo-francese Concordia, a 3.200 d’altezza. Una situazione evidenziata dalla ricerca psicologica e biomedica condotta all’interno della base che oggi, come sottolineano i ricercatori dell’Enea, «rappresenta l’avamposto più remoto del pianeta, persino più inaccessibile della Stazione Spaziale Internazionale in caso di emergenze».

Temperature sino a -80 gradi

«Esposizione a temperature estreme, che scendono fino a -80 gradi centrigradi, carenza d’ossigeno per l’alta quota, assenza di luce solare per circa quattro mesi - spiega Denise Ferravante, psicologa, ricercatrice Enea e responsabile per il Pnra del supporto psicologico del team winter over, che quest’anno sta vivendo già da circa 2 mesi in completo isolamento nell’ambito della 22a Campagna di ricerca- sono tra i fattori che mettono alla prova resistenza fisica e psicologica dei partecipanti». C’è poi la questione dell’isolamento totale. «Durante il periodo invernale, nessun rifornimento e nessuna evacuazione sono possibili - argomenta -. Paradossalmente, mentre un equipaggio in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale può rientrare sulla Terra in poche ore, chi si trova a Concordia deve fare affidamento esclusivamente sulle proprie risorse».

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La base per studiare l’adattamento umano

Gestita dall’Ipev francese e dal Pnra italiano (il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e gestito dal Consiglio nazionale delle ricerche per il coordinamento scientifico), per conto del quale l’Enea cura la logistica, la base Concordia «è diventata il miglior luogo sulla Terra per studiare l’adattamento umano in ambienti Ice (Isolated, Confined and Extreme). Non solo, perché tra le altre possibilità c’è quella di «trasferire le conoscenze acquisite alle esplorazioni spaziali, anche grazie alla collaborazione ventennale con l’Agenzia Spaziale Europea».

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Ricerca utile per future missioni nello spazio

La ricerca psicologica sull’adattamento agli ambienti estremi, oltre che essere di estrema importanza per le future missioni nello spazio profondo, può essere utile per gruppi che operano in condizioni di isolamento, come piattaforme petrolifere e basi scientifiche remote. Non è tutto: come sottolineano i ricercatori, «oltre alla ricerca biomedica, la stazione Concordia è anche un banco di prova tecnologico per la telemedicina, i sistemi di supporto vitale, la gestione energetica e le comunicazioni in ambienti isolati che trovano in Antartide un terreno ideale di sperimentazione».

La convivenza in ambiente isolato

La ricercatrice evidenzia anche un altro aspetto: «Gli studi mostrano che una delle dimensioni più critiche è quella sociale, dovuta alla convivenza per lungo periodo in un ambiente isolato e in un gruppo multiculturale - argomenta -. Differenze di età, cultura ed esperienze pregresse possono amplificare incomprensioni, dissidi e reazioni emotive intense. Inoltre, nei mesi di isolamento può manifestarsi la winter-over syndrome, caratterizzata da alterazione della capacità di concentrazione e memoria, nervosismo, apatia, umore depresso, irritabilità e insonnia, sintomatologie accentuate anche dall’alterazione dei ritmi circadiani legati ai periodi luce-buio. I nostri studi dimostrano che i rischi per la salute psicologica possono essere mitigati attraverso contromisure efficaci».

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