In Italia, la catena spagnola Smy Hotels punta al raddoppio delle camere
L’obiettivo è di passare dalle attuali 2mila camere a 5mila entro un anno. Secondo i vertici del Gruppo, anche il 2021 non sarà un anno semplice, ma il turismo si riprenderà e per il 2022 si stima il ritorno alla normalità
di Laura Dominici
3' di lettura
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In due anni, dalla sua costituzione nel 2018, la catena alberghiera spagnola Smy Hotels ha inserito in portafoglio dieci hotel, dei quali la metà in Italia e nei piani futuri l’obiettivo è di passare dalle attuali 2mila camere a 5mila entro un anno, con il nostro Paese a giocare un ruolo chiave nel piano di espansione. Nata con una vocazione internazionale, la società – che è presente oltre che in Spagna e in Italia anche in Grecia e Tunisia – si distingue per la sua attenzione al servizio e per un dna tecnologico. Un aspetto, quest’ultimo, che deriva dall’esperienza della proprietà.
Il presidente Ovidio Andrés Arcos è infatti conosciuto per essere il fondatore della agenzia di viaggi on line Logitravel, specializzata nella vendita di crociere, pacchetti vacanze e hotel.
Le strutture proposte – commercializzate attraverso gestioni, contratti di management e proprietà – sono adatte a tutte le tipologie di target, incluse le famiglie.
In Italia il gruppo è presente a Borgo Magliano nella campagna toscana, in Trentino Alto Adige, a Roma, in Sicilia dove ha rilevato in gestione la Tonnara di Bonagia a Trapani del Gruppo Bulgarella e in Sardegna, dove ha appena annnunciato la gestione del Sighientu Thalasso & Spa a Marina di Capitana (221 camere distribuite su tre piani).
L’espansione in Italia
In Italia, la divisione commerciale e operativa di Smy Hotels Italia è guidata dal ceo Roberto Tedesco, che dichiara: «Abbiamo potuto contare su alcune strutture già note sul mercato italiano, che sono state ulteriormente valorizzate e potenziate nei servizi. Nel 2019 il fatturato proveniente dalle sole strutture italiane è stato di circa 4,5 milioni di euro e se per il 2020 i dati non sono ancora disponibili, possiamo dire che l’Italia ha contribuito in maniera importante a un risultato soddisfacente per l’intera catena, raggiungendo tassi di occupazione, nei mesi di apertura, tra l’85 e il 90%».
Il modello di business, come sottolineato dal ceo, prevede di collegare la vendita della semplice camera alberghiera all’experience che ogni territorio è in grado di offrire. «Per quanto riguarda l’espansione in Italia – commenta Tedesco – abbiamo già numerosi dossier in fase di valutazione. Siamo alla ricerca di strutture al mare ma anche nell'arco alpino. Tra pochi mesi potremo contare su 8 strutture per 900 camere. La macro distribuzione delle strutture in prospettiva per l'Italia vede un 40% di offerta balneare, un 30% nelle città, un 20% nelle destinazioni di campagna e un 10% di incidenza del prodotto montagna».
Nell’attuale congiuntura, il gruppo è più orientato al leisure, ma non si preclude la possibilità di inglobare un’offerta bleisure, in particolare a Roma e a Milano, in attesa che il business travel si riprenda dallo stop forzato dovuto alla pandemia.
Il fatturato
«Confermiamo la nostra intenzione di continuare ad affiliare hotel nel Mediterraneo – ribadisce Sergio Juan Lozano, chief commercial & marketing officer Smy Hotels –, con particolare attenzione all'Italia ma senza dimenticare il nostro Paese di origine, la Spagna. Nel 2019 abbiamo fatturato 20 milioni di euro, abbiamo chiuso meglio del previsto il 2020 grazie a una stagione inaspettatamente positiva e siamo ottimisti per il 2021: l’inizio delle vaccinazioni non può che farci ben sperare per Pasqua e per le prossime vacanze estive».
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