Palantir e i fondi scardinano la Difesa. Serve un modello di mercato alternativo
di Claudio Antonelli
di Giulia Crivelli
2' di lettura
2' di lettura
Negli Stati Uniti ogni ora, quasi ogni minuto, si allunga la lista di negozi, catene di ogni settore (ristoranti e fast food compresi), department store e boutique del lusso che annunciano chiusure a tempo indeterminato. In assenza, al momento, di una direttiva federale. Lo stesso vale per la Francia e la Germania, dove le misure non sono ancora draconiane come quelle introdotte in Spagna e, naturalmente, da noi. Quelle cioè che permettono l’apertura solo a negozi di alimentari, farmacie e altri considerati di prima necessità.
In Cina sta avvenendo l’opposto: tutti riaprono e si parla addirittura di “revenge spending”, letteralmente, spendere per vendicarsi, la spesa della vendetta. Consolatorio suonerebbe forse meglio, ma tant’è. Con buona pace, almeno guardando alla Cina, di chi azzarda che il coronavirus ci possa cambiare in meglio o almeno renderci più consapevoli del lato spirituale dell’esistenza. Quello materiale, sembra dire il messaggio che arriva dalla Cina, ha già (ri)preso il sopravvento.
L’articolo di Bloomberg News con i pareri degli analisti (in inglese): Revenge Spending Spurs Chinese Luxury Rebound From Virus
L’85% delle 3.600 gioiellerie della più grande catena cinese, Chow Tai Fook Jewellery Group, che è anche il più grande gruppo del settore al mondo per fatturato, hanno riaperto (foto in alto). Con alcune precauzioni: mascherine per gli addetti e accessi ristretti. Ma fuori da ogni negozio ci sono già le code. Lo stesso vale per maison del lusso come Chanel: i negozi in Italia e molti altri Paesi sono chiusi, quelli in Cina hanno riaperto e anche in questo caso da domenica si sono viste le prime file.
Ieri il quotidiano China Daily ha pubblicato un altro articolo che dà il senso dell’umore post-quarantena. Il titolo era Recovery wish list being drawn up, ovvero: “si cominciano a scrivere le liste delle cose da fare per riprendersi”. Ai primi posti ci sono: andare al ristorante, viaggiare, festeggiare e fare shopping (curiosamente non al primo posto).