Territori

In Calabria i tredici Gal verso un unico consorzio stabile

I Gruppi di azione locale sono attivi sul territorio dove, sebbene dispongano di risorse esigue, realizzano progetti e li attuano per lo più in agricoltura, turismo, tutela dell’ambiente e politiche giovanili

di Donata Marrazzo

3' di lettura

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Scomparse le comunità montane, indebolite e ridotte le funzioni delle province, i gruppi di azione locale, i Gal, rappresentano la forma istituzionale più prossima ai territori, di cui conoscono potenzialità, limiti, beghe e conflittualità. E forse proprio per questo, spesso, riescono a progettare strategie di sviluppo commisurate alle esigenze locali.

Ambiente, tradizioni, cultura e innovazione nell’ottica della sostenibilità: la montagna, la logistica, l’inclusione, l’apicoltura, gli allevamenti, la gestione della risorsa idrica, la protezione delle colture, l’occupazione giovanile sono il fulcro di molti dei progetti finanziati. Per la programmazione 2014-2022 ai Gal calabresi sono stati assegnati 77 milioni . E per quella in corso, che chiude nel 2027, la Regione ne ha già stanziati quarantotto. Fondi che restano tutti sui territori per alimentarne lo sviluppo.

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Nati in seno all’Unione europea secondo l’approccio Leader, a sostegno delle zone svantaggiate, sono diventati poi parte dei programmi regionali, ma con una dotazione finanziaria minima: circa il 3% del Programma di sviluppo rurale (Psr). I destinatari sono i 13 gruppi di azione locale in cui è suddivisa la Calabria, dalla Riviera dei Cedri all’Area grecanica. Un insieme di realtà variegate, capaci di attivare proficue forme di partenariato tra pubblico, privato e società civile, ma che si muove a diverse velocità, anche per le peculiarità dei singoli territori.

Per raggiungere uno sviluppo più armonico, nell’ultima riunione in seduta plenaria che si è svolta a Locri, i Gal hanno discusso la possibilità di consorziarsi. Ovvero, «di trasformarsi in soggetto giuridico capace di strutturare attività e azioni in modo più omogeneo», come spiega Guido Mignolli, architetto esperto in pianificazione economica dei territori, direttore del Gal Terre Locridee. «L’iniziativa è allo studio. Noi riteniamo che i gruppi di azione locale siano la migliore forma di governance e di pianificazione dei territori – continua Mignolli -. Un unico soggetto giuridico ci renderebbe più forti nella programmazione, specie quella comunitaria». È indicata infatti espressamente, nella bozza in discussione dello statuto del consorzio stabile dei Gal calabresi, la partecipazione, con propri rappresentanti, alle attività di commissioni, comitati tecnici e gruppi di lavoro presso organismi regionali, nazionali ed europei.

La prospettiva convince anche Antonio Fruci, funzionario del dipartimento regionale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale: «Un unico coordinamento semplificherebbe la gestione dei processi amministrativi ed eliminerebbe ricorrenti sovrapposizioni».

I Gal più performanti - «alcuni sono più capaci di progettare, altri di spendere» - si lanciano in progetti ambiziosi: nella Sibaritide la valorizzazione turistica, storica, culturale e religiosa dei paesi arbereshe, con musei, adeguamenti delle strutture, nuove segnaletiche. Nel Pollino il sostegno alle produzioni agroalimentari legate alle eccellenze, alla trasformazione dei prodotti agroalimentari: «Aiuti che rafforzano il carattere identitario di una porzione di Calabria che vuole guardare con maggiore progettualità alla organizzazione del comparto agricolo per essere competitiva sui mercati nazionali ed internazionali», nella visione del presidente del Gal Domenico Pappaterra. Fra le finalità delle agenzie di sviluppo locale, oltre all’attrattività dei luoghi e alle opportunità occupazionali, c’è quella di facilitare la vendita di servizi e prodotti fuori regione.

Terre Locridee è in pista con un progetto di ricerca sulla logistica da 3,5 milioni, condiviso con l’università della Calabria: allo studio le ricadute sul territorio dei flussi di materie e prodotti. Il Gal della Locride è entrato, inoltre, nel circuito di Montagna Italia, vincendo un bando da 2 milioni sul turismo rurale che prevede la realizzazione di cammini e il recupero di beni e manufatti. «Fra tutti i Gal siamo l’unica realtà a configurarci come grande impresa, anche se valorizziamo il piccolo e il sostenibile. Nel 2024 abbiamo redatto oltre 30 progetti, partecipando ai relativi bandi. La nostra forza è nella visione e nella capacità tecnica di pianificare», sottolinea Mignolli. Un’affermazione che introduce un elemento di riflessione su cui molti Gal si confrontano da tempo: la formazione. «È ciò che può fare la differenza – fa notare l’architetto –, qualche anno fa avevamo la disponibilità della Sapienza di Roma per dottorati di ricerca che coinvolgevano i territori, ma quel progetto si è fermato. È necessario riprenderlo soprattutto per il futuro dei Gal più piccoli che faticano a programmare lo sviluppo locale». La formazione, con master e dottorati di ricerca per operatori e collaboratori, è stata inserita fra le finalità statutarie del consorzio stabile su cui i Gal presto dovranno deliberare.

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