Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
3' di lettura
3' di lettura
Scomparse le comunità montane, indebolite e ridotte le funzioni delle province, i gruppi di azione locale, i Gal, rappresentano la forma istituzionale più prossima ai territori, di cui conoscono potenzialità, limiti, beghe e conflittualità. E forse proprio per questo, spesso, riescono a progettare strategie di sviluppo commisurate alle esigenze locali.
Ambiente, tradizioni, cultura e innovazione nell’ottica della sostenibilità: la montagna, la logistica, l’inclusione, l’apicoltura, gli allevamenti, la gestione della risorsa idrica, la protezione delle colture, l’occupazione giovanile sono il fulcro di molti dei progetti finanziati. Per la programmazione 2014-2022 ai Gal calabresi sono stati assegnati 77 milioni . E per quella in corso, che chiude nel 2027, la Regione ne ha già stanziati quarantotto. Fondi che restano tutti sui territori per alimentarne lo sviluppo.
Nati in seno all’Unione europea secondo l’approccio Leader, a sostegno delle zone svantaggiate, sono diventati poi parte dei programmi regionali, ma con una dotazione finanziaria minima: circa il 3% del Programma di sviluppo rurale (Psr). I destinatari sono i 13 gruppi di azione locale in cui è suddivisa la Calabria, dalla Riviera dei Cedri all’Area grecanica. Un insieme di realtà variegate, capaci di attivare proficue forme di partenariato tra pubblico, privato e società civile, ma che si muove a diverse velocità, anche per le peculiarità dei singoli territori.
Per raggiungere uno sviluppo più armonico, nell’ultima riunione in seduta plenaria che si è svolta a Locri, i Gal hanno discusso la possibilità di consorziarsi. Ovvero, «di trasformarsi in soggetto giuridico capace di strutturare attività e azioni in modo più omogeneo», come spiega Guido Mignolli, architetto esperto in pianificazione economica dei territori, direttore del Gal Terre Locridee. «L’iniziativa è allo studio. Noi riteniamo che i gruppi di azione locale siano la migliore forma di governance e di pianificazione dei territori – continua Mignolli -. Un unico soggetto giuridico ci renderebbe più forti nella programmazione, specie quella comunitaria». È indicata infatti espressamente, nella bozza in discussione dello statuto del consorzio stabile dei Gal calabresi, la partecipazione, con propri rappresentanti, alle attività di commissioni, comitati tecnici e gruppi di lavoro presso organismi regionali, nazionali ed europei.
La prospettiva convince anche Antonio Fruci, funzionario del dipartimento regionale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale: «Un unico coordinamento semplificherebbe la gestione dei processi amministrativi ed eliminerebbe ricorrenti sovrapposizioni».