Il graffio del lunedì

In attesa del derby scudetto vince anche il Milan. All’Olimpico la Juventus rimonta la Roma: 3-3

L’Inter, battendo in scioltezza il Genoa, ha rapidamente archiviato i cattivi pensieri per l’eliminazione dalla Champions. Non era scontato. Intanto Leao mette già nel mirino lo scontro con i nerazzurri: «Il derby è questione di vita e di morte»

di Dario Ceccarelli

Strahinja Pavlovic dell'AC Milan esulta dopo aver segnato durante la partita di calcio di Serie A tra US Cremonese e AC Milan allo stadio Giovanni Zini di Cremona. ANSA/Davide Casentini

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A 11 giornate dalla fine, lo snodo degli snodi - il prossimo 8 marzo - è quello del derby di Milano. Una sfida che conserva il suo fascino, anche se i punti di distacco sono dieci. Un netto distacco che, senza clamorosi ribaltoni, dovrebbe tranquillizzare l’Inter, anche se, come ben sa, nei derby l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. In questo turno, tutto è andato come previsto: l’Inter, battendo in scioltezza il Genoa, ha rapidamente archiviato i cattivi pensieri per l’eliminazione dalla Champions. Non era scontato, perché in casa nerazzurra, l’uscita dall’Europa, può ancora diventare un pericoloso nervo scoperto come ha confermato Chivu con le sue piccate dichiarazioni contro i critici (“a noi i meriti non sono mai dati”). Frasi dal sen fuggite forse dette più per ricompattare la truppa che per vera convinzione. Un po’ come quelle di Leao che in versione capopopolo ai compagni dice: “Il derby è questione di vita e di morte. Ai miei chiedo di prenderla sul personale”. Meglio che qualche dirigente rossonero faccia notare al buon Leao che, soprattutto in questo periodo, non è il caso, per una partita di calcio, di tirare in ballo la vita e la morte.

A proposito del Milan, siamo al solito paradosso: pur vincendo a Cremona, e conservando saldamente il secondo posto a quota 57 punti (gli stessi che per la cronaca aveva dopo 27 giornate il Napoli dell’ultimo scudetto), il Diavolo dà spesso l’impressione di essere arrivato in alto per caso. Con quel gioco alla Max Allegri, che non sai mai se è per vera convinzione o per scelta obbligata dovuta alle scarse risorse di una panchina più corta di quella interista. Un Milan che vince ma non convince sbagliando spesso troppi gol e rischiando così di farsi sorprendere in difesa come nel ko casalingo con il Parma. Eppure, nonostante i tanti punti buttati via con le piccole, il Milan è l’unica squadra, al momento, che riesce ancora a inquietare l’Inter. Un suo successo potrebbe infatti incrinare qualche certezza alla squadra di Chivu, finora tetragona alle pressioni esterne. Un’ Inter più nazionale che Internazionale che però, prima del derby, dovrà vedersela con il Como nella semifinale di Coppa Italia. Dietro al Milan, intanto, si accende la corsa all’Eurozona. Il Napoli, terzo a 53 punti, pur non brillando con il Verona, ritrova dopo tanti mesi Lukaku. La Roma, quarta a quota 51, pareggiando con la Juve perde invece una grande occasione per agguantare lo stesso Napoli. Dietro incalzano il Como (48) e la Juventus (47) ricompattata dopo il pareggio in extremis all’olimpico

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Inter-Genoa 2-0. Dimenticare subito la Champions. L’Inter ci è riuscita liberandosi dei rossoblù con il minimo sforzo e il massimo risultato. In campionato la squadra di Chivu è irresistibile, soprattutto se chi l’affronta le permette di fare bene quello che sa fare. Ma è inutile dare colpe al Genoa, formazione i cui valori sono troppo differenti rispetto ai padroni di casa all’ottava vittoria consecutiva, la quattordicesima nelle ultime quindici giornate. I nerazzurri, anche quando sono senza Lautaro e con un Thuram in versione spettrale, possono contare su degli automatismi formidabili e sulla straordinaria forma di Federico Dimarco, ormai vero leader di questo gruppo con 6 gol e 15 assist all’attivo. Contro il Genoa, Dimarco, vedendo che dopo una mezz’oretta il risultato non si sbloccava, ha tirato fuori dal suo cilindro una perla di rara bellezza centrando al volo, con il sinistro, l’angolino opposto. Nella ripresa, quando il Genoa, alza la testa, arriva il 2-0 grazie a un rigore provocato da un maldestro fallo di mano di Amorin. Il penalty lo batte Calhanoglu con la sua consueta freddezza confermando di essere in ripresa dopo l’infortunio. Il bicchiere mezzo vuoto viene da Sonny (problemi al polpaccio destro). L’unico punto dolente è quindi proprio l’attacco: In attesa di Lautaro ( e che Thuram ritorni almeno alla normalità), l’unico che dà qualche garanzia è Pio Esposito, peraltro non brillantissimo neppure lui.

Cremonese-Milan 0-2 I rossoneri tornano a 10 punti dall’Inter: ma quante complicazioni! Per vincere e cancellare la sconfitta con il Parma, fanno davvero troppa fatica. Dopo aver divorato 4-5 gol, riescono vincere al 90’ con una inzuccata di Pavlovic che, sfruttando una carambola con De Winter, devia in rete un cross dell’inossidabile Modric. Il 2-0 finale viene arrotondato in pieno recupero da Leao in contropiede. Il punteggio non tragga in inganno. Anche la Cremonese, ha avuto le sue brave occasioni. Il Milan di più, certo, ma la vera differenza, con l’Inter, è che i nerazzurri in campionato hanno una grande facilità ad andare in gol, non solo con gli attaccanti, mentre i rossoneri non riescono a concretizzare quanto producono. In parte perché Leao e Pulisic non rendono secondo le loro qualità, in parte perché il Milan, giocando a ritmi bassi, permette all’avversario di riorganizzarsi. Nel primo caso c’è un problema di imprecisione dovuta a scarsa condizione, nel secondo un gioco poco aggressivo — poi colpire di rimessa - che è una specialità della casa. Al festival degli sprechi, partecipa anche Fullkrug, un altro attaccante che dopo un buon esordio, sembra aver smarrito la via del gol. Quando entra dà più peso all’attacco, però non segna. Alla fine, pur giocando a scartamento ridotto, il più prolifico resta Leao (9 reti), spesso impegnato in un ruolo non suo. Altre note a margine: un infortunio a Bartesaghi da valutare e, in chiave derby, il fatto che nessuno dei diffidati sia stato ammonito

Roma-Juventus 3-3. sfida al calor bianco, quella all’Olimpico. Con sei gol e un punto a testa che scontenta soprattutto la Roma raggiunta al 93’ da un ultimo guizzo di Gatti (appena entrato) che fissa sul definitivo pareggio lo scontro diretto tra due rivali per l’Eurozona. Un pareggio in extremis che dà ossigeno ai bianconeri e suona come una beffa per i giallorossi che, fino a 11 minuti dalla fine, erano in vantaggio di due gol. La Roma resta quarta (51 punti) ma la Juve, sesta, si mantiene a -4 dal quarto posto potendo contare su un calendario più favorevole. La squadra di Gasperini, in pochi minuti, si è vista sfumare una vittoria che, troppo superficialmente, aveva già pregustato. Meglio Madama che, reduce dai 120 minuti con il Galatasaray, trova forza e volontà per risalire la corrente quando ormai tutto sembrava perduto. Per Gasperini un’occasione buttata via. Per il tecnico bianconero un bel riscatto dopo l’eliminazione dalla Champions e la consapevolezza che, con qualche correttivo, un posto in Europa è ancora alla sua portata. All’iniziale vantaggio di Wesley, c’è stata la risposta di Conceicao con una splendida mezza rovesciata all’incrocio. Poi Ndicka e Malen portano sul momentaneo 3-1 i giallorossi. Boga e Gatti, subentrati entrambi dalla panchina, regalano un punto prezioso a Spalletti fissando sul 3-3 il risultato finale.

Verona-Napoli 1-2. Tre punti d’oro per i partenopei che, a tempo quasi scaduto, vengono salvati dal risorto Lukaku che realizza il gol del 2-1 dopo una partita da dimenticare per il Napoli, passato subito in vantaggio con Hojlund (2’) ma poi raggiunto dai veneti con Akpa-Akpro su un corner controverso. Il punto essenziale è che Conte ha ritrovato Romelu Lukaku, il gigante buono che non segnava da 281 giorni. Il cannoniere belga, fuori per un grave infortunio da agosto, ritrova se stesso proprio nel momento in cui il suo allenatore preferito ne ha bisogno. Non è ancora al top, però questo è un gol pesantissimo per un Napoli in affanno anche con il Verona, ultimo in classifica e primo candidato alla retrocessione. “Prima di arrivare a Napoli ero morto”, ha detto Lukaku con gratitudine non scontata. “Sono stati mesi difficili anche questi. Perdere mio padre come l’ho perso io è stato pesante. Se ho tenuto duro è per i miei figli, per i miei fratelli e per il Napoli che mi ha dato tanto”. Parole davvero non consuete in un mondo dove tutto resta in superficie, come se manifestare i propri sentimenti fosse proibito.

Como-Lecce-3-1. Continua, senza sbandamenti, l’inarrestabile marcia dei lariani verso un posto in Champions League. Nulla li ferma: né l’assenza del gioiello di casa (Nico Paz) né il gol a sorpresa di Koulibaly. Macchina inarrestabile, il Como procede con il suo gioco dominante ribaltando rapidamente il risultato prima con Douvikas e poi con Rodriguez e Kempf. Un ottimo allenamento in vista della semifinale di andata di Coppa Italia contro l’Inter. Tra le due, a preoccuparsi, forse sarà proprio la squadra di Chivu. Che dopo essere uscita dalla Champions vivrebbe male una eliminazione anche dalla Coppa Italia.

Sassuolo-Atalanta 2-1. Brutto passo falso per i bergamaschi che perdono con gli emiliani, nonostante siano rimasti in dieci dal 16’ per l’espulsione di Pinamonti. Probabilmente, per la Dea, ha pesato l’impresa con il Borussia Dortmund, però la sconfitta rallenta inevitabilmente la sua corsa verso l’Europa. Il colpo di scena quando l’arbitro Marchetti espelle Pinamonti per un’entrata pericolosa su Djimsiti che lo aveva anticipato. Anche senza centravanti gli emiliani passano in vantaggio su corner con Koné. L’Atalanta nella ripresa con tanti cambi cerca il pareggio senza però graffiare. Cosa che invece riesce al Sassuolo che raddoppia grazie a un sinistro chirurgico di Thorstvedt. Il 2-1 dell’Atalanta, firmato da Musah, produce un recupero (5 minuti) di suspense senza però cambiare l’esito dell’incontro. Da segnalare: tra andata e ritorno il Sassuolo ha portato via sei punti alla Dea. Sei punti che, alla fine, allontano l’Atalanta dalla zona Champions.

Torino- Lazio 2-0. Buona la prima. Parte con il botto l’avventura di Roberto d’Aversa sulla panchina granata. Simone e Zapata, con una rete per tempo, si liberano della Lazio conquistando tre punti molto importanti, sia per allontanare il Toro dalla zona retrocessione, sia per togliersi le paure. Il Torino gioca una partita molto concreta approfittando dello sterile fraseggio dei giocatori di Sarri, incapaci di finalizzare a rete quanto prodotto.

Parma-Cagliari 1-1. Un pareggio che soddisfa entrambe le contendenti sempre più lontane dalla zona retrocessione. Una bella sfida, giocata a viso aperto e con molte occasioni da ambo le parti, sbloccata al 63’ grazie a un potente destro del neo entrato Folorunsho che s’infila all’incrocio dei pali. Con qualche fatica il pareggio degli emiliani arriva all’83’ con Oristanio più rapido di tutti, dopo un rimbalzo, a battere il portiere cagliaritano Caprile.

Oggi alle 18. 30 Pisa-Bologna. Alle 20.45 Udinese-Fiorentina.

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