In arrivo il nuovo Circular economy act
Il quadro regolatorio, atteso per l’inizio del 2028, punta a creare più materie prime dal riciclo e a favorire l’aumento della domanda
di Claudia La Via
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Un quadro regolatorio stabile è fondamentale per favorire l’economia circolare in Europa. Il Circular economy act europeo, in preparazione e atteso per l’inizio del 2028, dovrebbe – nelle intenzioni - aiutare l’industria a creare più materie prime dal riciclo e favorire l’aumento della domanda.
«Come associazione pioniera del settore relativo alla gestione dei rifiuti e dell’economia circolare in Europa, abbiamo esposto le raccomandazioni dell’industria alla Commissione Ue», ha spiegato al convegno Tesya di Roma Claudia Mensi, che in Fead (European waste management association) rappresenta 20 associazioni del settore di diversi Paesi lungo tutta la filiera dell’economia circolare. «Bisogna spingere la domanda dei materiali riciclati e sostenere il mercato delle materie prime secondarie – ha chiarito la presidente - . Per il prossimo Circular economy act, Fead raccomanda di introdurre un obiettivo al 25% entro il 2030 della quota di materiali riciclati sul totale di quelli usati in Europa (ora al 12%, ndr), poi incentivi per chi produce utilizzando materie prime secondarie (spesso più costose di quelle vergini come nel caso della plastica) e l’introduzione dell’obbligo di applicazione del green public procurement (acquisti della Pa che favoriscono le forniture ecologiche)».
Di certo, l’Italia può vincere la sfida dell’economia circolare, ma serviranno incentivi, investimenti, una governance stabile e impianti. «Occorre creare un mercato competitivo dei beni riciclati – ha spiegato Mensi - creando un mercato degli stessi stabile e coerente con gli impegni che ci si è dati a livello europeo, spingendo sulla tracciabilità dei beni anche attraverso il digitale e varando procedure più semplici e veloci che favoriscano la gestione dei rifiuti in ottica di recupero di materia e di energia e la conseguente apertura di impianti di riciclo, ove ancora assenti».
Bisogna però fare i giusti calcoli, per valutare le varie opzioni disponibili in chiave strategica. «Servono molti impianti per trattare tutti i rifiuti e trasformarli in risorse; in particolare, vedo una forte necessità di trattamento di dispositivi e strutture usati per la produzione e l’accumulo di energia da fonti rinnovabili giunti alla fine del loro ciclo di vita: in primis pannelli fotovoltaici, batterie per veicoli elettrici e pale eoliche – ha detto al convegno di Roma Lucia Rigamonti, professoressa associata del Politecnico di Milano -. La transizione energetica in atto sta producendo e produrrà non solo elettricità a basse emissioni di CO2 ma anche una grande mole di rifiuti. Ecco perché è opportuno fare sempre i giusti calcoli di life cycle assessment e programmare le giuste misure».



