Americhe

Argentina: la Camera approva la riforma del lavoro di Milei tra proteste e sciopero generale

La riforma introduce giornate lavorative fino a 12 ore, nuove regole per ferie e lavoro digitale, e crea un fondo alternativo alle indennità di licenziamento.

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La Camera dei deputati argentina ha approvato con 135 voti favorevoli e 115 contrari un progetto di riforma del lavoro promosso dal governo del presidente Javier Milei, al termine di una giornata segnata da uno sciopero generale e da proteste contro l’iniziativa. Il testo dovrà ora tornare al Senato per l’approvazione definitiva dopo le modifiche introdotte durante l’esame alla camera bassa.

“Risulta affermativo”, ha annunciato nella notte il presidente della Camera, Martin Menem, proclamando l’esito del voto e disponendo l’approvazione del progetto capitolo per capitolo. Il provvedimento è passato con 135 voti a favore, 115 contrari e nessuna astensione, dopo quasi dieci ore di dibattito.

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L’approvazione è arrivata al termine di una giornata in cui la principale centrale sindacale del paese, la Confederazione generale del lavoro, aveva proclamato uno sciopero generale contro la riforma, accompagnato da una manifestazione davanti al Congresso con la partecipazione di partiti di sinistra, movimenti sociali e organizzazioni sindacali. Nel pomeriggio il governo ha dispiegato forze federali di sicurezza attorno al parlamento e ha utilizzato anche camion idranti per disperdere i manifestanti.

Il partito di governo La Libertad Avanza ha ottenuto il via libera grazie al sostegno di forze di opposizione dialoganti, tra cui Pro e Unione civica radicale, oltre a deputati vicini a diversi governatori, anche di area peronista.

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La riforma modifica l’attuale regime del lavoro in vigore dal 1974 e introduce, tra le principali novità, la possibilità di giornate lavorative fino a 12 ore attraverso un sistema di banca ore che compenserebbe lo straordinario con riposi o riduzioni di orario. Il testo consente inoltre al datore di lavoro di frazionare le ferie in periodi di almeno sette giorni e di farne usufruire almeno una parte nella stagione estiva ogni due anni.

La proposta estende il periodo di prova in vari regimi speciali, tra cui quelli dei lavoratori rurali e dei collaboratori domestici, e introduce un regime specifico per il lavoro tramite piattaforme digitali, nel quale il lavoratore è considerato autonomo e non ha diritto a ferie retribuite o tredicesima.

Il provvedimento prevede inoltre la creazione di un fondo di assistenza al lavoro alternativo alle indennità di licenziamento, finanziato attraverso la sicurezza sociale, e la derogazione di diversi statuti professionali, tra cui quello del giornalista. Nelle ultime ore l’esecutivo ha però accettato di ritirare la norma che avrebbe consentito al datore di lavoro di pagare tra il 50 e il 75 per cento del salario in caso di assenza per malattia o infortunio non professionale, modifica che rende necessario un nuovo passaggio parlamentare al Senato per la sanzione definitiva.

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