Imprese del vino sotto la scure dei tassi
Il rialzo del costo del denaro ha eroso la marginalità delle aziende. Gli oneri finanziari sono passati dai 125 milioni del 2022 ai 305 previsti nel 2024
di Valeria Zanetti
3' di lettura
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Il rialzo dei tassi di interesse penalizza il vino italiano. Quello che non è stato ancora commercializzato, perché il mercato interno è piuttosto asfittico e quello estero è in rallentamento, ma anche le tipologie che richiedono una trasformazione o un invecchiamento lungo prima di passare in bottiglia, come accade a molti rossi. Intanto, le aziende per finanziarsi si rivolgono alle banche. Una dinamica che è costata più cara del solito nell’ultimo periodo in cui gli oneri finanziari si sono gonfiati, passando dai 125 milioni del 2022, ai 230milioni nel 2023, fino a lievitare oltre i 305 milioni previsti per l’anno in corso.
I numeri in progress degli interessi sui prestiti in capo alle imprese vitivinicole italiane, che si gonfiano a causa delle politiche tracciate dalla Bce, emergono dall’analisi di Centro Studi Management DiVino di Verona, la quale mette in luce un incremento importante dei tassi praticati sui finanziamenti richiesti dalle imprese enoiche nazionali dal ’22 al ’23 (+82,86%). Questo incremento porta l’incidenza degli oneri finanziari sui ricavi nelle aziende del settore dallo 0,92% all’1,68%, con proiezione di ulteriore crescita, per quest’anno, fino al 2,24%. Ma ecco i criteri sulla base dei quali è stata condotto lo studio.
«L’analisi è stata effettuata – spiega Luca Castagnetti, commercialista e fondatore del Centro studi e servizi per il mondo del vino italiano – su un campione di 181 aziende sulle 900 totali, che producono un bilancio e hanno ricavi superiori al milione di euro. Campione significativo che rappresenta fatturati per 3,35 miliardi di euro sui 13,6miliardi dell’intero settore, composto al 33% circa da imprese trivenete». Il NordEst, ed in particolare il Veneto, traina la produzione vinicola nazionale. Ed è qui che il peso del costo del denaro si sente di più, anche perché si concentrano le giacenze. Al 31 marzo, secondo il Report del ministero dell’Agricoltura, Cantina Italia, nelle botti tricolore c’erano ancora 53,2 milioni di ettolitri in giacenza, il 26,2% in Veneto, il 4,5% in Trentino Alto Adige e il 3,9 in Friuli Venezia Giulia.
«Fissato il campione, possiamo ragionevolmente ipotizzare che l’andamento rilevato per la parte analizzata sia comune alle altre attività», prosegue Castagnetti. Vale la pena anche di evidenziare che le società indagate sono per lo più (161) cooperative, che a differenza di Spa o Srl hanno spesso l’esercizio non coincidente con l’anno solare e quindi hanno depositato i loro bilanci al 30 settembre 2023. Generalmente le aziende, secondo lo studio, l’anno scorso hanno riportato un aumento dei ricavi del 3% - quindi una perdita dei volumi venduti dal momento che l’incremento medio dei prezzi è stato superiore – mantenendo la loro marginalità come Ebitda, tra il 4,5 ed il 5%.
L’impennata del costo del denaro ha quindi eroso in modo importante gli utili. Pur a fronte di queste dinamiche le imprese hanno continuato ad investire, sulla base di progetti ed iniziative già programmate. Una tendenza il cui effetto si sta facendo però sentire. La situazione cambierà a breve? Secondo l’analisi di Management DiVino i tassi potrebbero ridursi a partire dall’ultimo trimestre dell’anno ma non in modo significativo: è ipotizzabile un calo dal 4,5 al 4%. Ciò porta a prevedere che l’incidenza degli oneri finanziari sui ricavi possa ulteriormente salire, oltre il 2%. Intanto la situazione potrebbe aggravarsi. «Per evitare che ciò accada, a valle della nostra analisi, abbiamo formulato alcune strategie per affrontare il periodo - afferma Castagnetti - Ipotizzando che politica monetaria restrittiva possa proseguire, le aziende dovrebbero affinare le loro strategie e modificare alcuni atteggiamenti operativi».


