L’intervista a

«Imprese meridionali pronte a cooperare con i Paesi del Mediterraneo»

.

di Vera Viola

3' di lettura

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«Il Piano Mattei rappresenta una grande opportunità, non solo per l’Africa ma soprattutto per le imprese grandi e piccole del nostro Paese. E soprattutto per il Mezzogiorno. Esso rappresenta il tentativo del governo Meloni di introdurre una nuova politica estera nel Mediterraneo e verso l’Africa».

Chi parla è Antonio Gozzi, responsabile del Piano Mattei per Confindustria e presidente di Duferco, colosso dell’acciaio e dell’energia con un giro d’affari di oltre 20 miliardi. E sostenitore da tempo della necessità di costruire dialogo e percorsi di scambio commerciale, culturale, industriale, scientifico, di far incontrare i giovani delle diverse nazioni del Mediterraneo per far sì che le future classi dirigenti di questa area del mondo siano unite da vincoli di amicizia e di comunanza col nostro Paese. Una sua proposta a esempio, riguarda l’Erasmus che – dice Gozzi – «dovrebbe uscire dai confini dell’Unione europea per allargarsi a tutti gli studenti universitari del Mediterraneo».

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In questo quadro, il Mezzogiorno d’Italia ha una posizione geografica centrale, tutta da rivendicare e valorizzare.

La nuova politica, ai nastri di partenza, deve essere imperniata su un sistema di cooperazione internazionale che veda impegnati lo Stato al fianco di grandi imprese pubbliche e di piccole e medie imprese private. Noi siamo pronti. E molto attivi, attraverso Interconnector sui progetti di trasporto e produzione di energia.

Anche le imprese meridionali hanno le carte in regola?

Certamente. In questo scenario, il Sud dell’Italia ha un ruolo molto importante e strategico di avamposto. Grazie a esempio alle sue città portuali, come Napoli e Taranto in primo piano. Ma c’è anche altro. Le città marittime in questo contesto diventano sempre più importanti, non solo per i loro porti e i loro traffici, che da sempre uniscono il mondo, ma anche perché saranno formidabili sedi di incontri e incroci tra popoli e culture che si affacciano sul nostro mare.

Quindi il Mezzogiorno avrà un ruolo determinante non solo per la posizione geografica, ma anche per ragioni culturali e storiche. E anche industriali?

Veniamo al punto. Il Sud è maturo per questa missione. Nel Mezzogiorno oggi esiste un tessuto di imprese private importante per numero e per qualità. Tante realtà industriali sono cresciute, sono innovative, collegate a primarie aziende italiane e straniere. A tutto questo si aggiunge una serie di opportunità.

Ci dica quali.

L’istituzione della Zes, la conferma del credito d’imposta, una rete di atenei e di centri di ricerca...O ancora, penso al reshoring: le catene logistiche si stanno modificando. Dopo il covid e le crisi legate alle guerre, il 75% dei traffici marittimi si è spostato verso Capo di Buona Speranza: ciò rende più attraenti i Paesi del Mediterraneo. A esempio, la Tunisia, dove sorgono, nel settore dell’automotive, fabbriche che producono non più semplici componenti, ma il prodotto finito. Quindi c’è una ripresa degli investimenti industriali esteri tra Africa e Italia di cui il Mezzogiorno con le sue Zes non potrà non beneficiare.

Insomma, i primi progetti italiani sono stati definiti, le grandi imprese sono in attività, le piccole scaldano i muscoli.

Siamo molto interessati al progetto Elmed, a esempio. Attendiamo la firma dell’accordo tra i due Governi, quello italiano e quello tunisino , che speriamo possa avvenire quanto prima. Il progetto _ affidato a Terna _ è in uno stadio avanzato. Altro progetto è quello di Bonifiche Ferraresi per la bonifica di un terreno in Algeria di 36mila ettari da destinare a coltivazione di grano duro. Anche in questo caso, con la grande impresa, potrà essere coinvolta la media.

C’è altro?

Quello dell’energia è senza dubbio un comparto che ci interessa molto: le imprese italiane hanno le tecnologie più innovative per investire in impianti fotovoltaici e nella produzione di idrogeno. Si tratta di tecnologie pronte, su cui è necessario agire subito per non venire superati da altri investitori.

Cosa è stato fatto?

Confindustria ha riunito in Interconnector 85 imprese che sono pronte a investire. Si tratta di imprese piccole e medie, molto innovative e capaci di competere. Attendiamo il via.

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