Barometro Rischio Paese e Settoriale - giugno 2025

Imprese, le insolvenze aumentano nell'80% delle economie avanzate

Secondo l'Osservatorio Coface, l'Italia è l'unica nell'Europa Occidentale con un «elevato» rischio, mentre Norvegia, Danimarca e Svizzera sono i più virtuosi. Il settore siderurgico attraversa una grave crisi a livello globale

di Chiara Di Michele

3' di lettura

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - I primi mesi dell'anno in corso registrano un aumento delle insolvenze da parte delle imprese in circa otto economie avanzate su dieci. L’Italia è l’unico paese dell’Europa Occidentale che presenta un livello generale di rischio di insolvenza delle imprese «elevato», seppur di poco. I settori costruzioni, tessile-abbigliamento, automotive e metallurgico continuano ad avere un rischio «molto alto», mentre l’energy e il farmaceutico hanno un livello di rischio «basso». E’ quanto emerge dal 'Barometro Rischio Paese e Settoriale' realizzato da Coface che fornisce una panoramica sulle valutazioni di rischio di insolvenza delle imprese in oltre 160 Paesi e 13 settori.

Norvegia, Danimarca e Svizzera, sono i paesi europei più virtuosi con un rischio «molto basso». Bene anche la Spagna, il Portogallo, l’Olanda e il Belgio con un livello «basso», mentre si difendono Francia, Germania e Uk che mostrano un rischio «abbastanza moderato». A livello globale, Coface ha declassato 23 settori e 4 paesi (tra cui la Romania in Europa). «Il declassamento di settori e Paesi che osserviamo oggi è il risultato diretto di uno scenario dominato da instabilità geopolitica, tensioni commerciali e politiche economiche sempre meno prevedibili», commenta Ernesto De Martinis, ceo Regione Mediterraneo & Africa Coface. «In particolare, le economie avanzate, un tempo considerate baluardi di resilienza, mostrano oggi segnali di vulnerabilità crescenti. In un contesto in cui l’incertezza è diventata la norma, diventa cruciale per le imprese rafforzare le proprie strategie di protezione del credito e anticipare i rischi legati all’evoluzione dei mercati».

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Tendenze principali

«In un contesto di incertezza geopolitica e commerciale senza precedenti – evidenzia lo studio - l'economia globale sta navigando tra rallentamento preventivato e rischi di escalation. Le decisioni di Trump in materia di dazi e le tensioni in Medio Oriente stanno ridisegnando un panorama economico imprevedibile per il 2025-2026».

Fra i trend principali si osserva che quasi l’80% delle economie avanzate ha registrato un incremento delle insolvenze nel primo trimestre 2025 rispetto al 2024. Il metallurgico è il settore più colpito, ma anche i settori industriali tradizionali (automotive e chimica) sono sotto pressione. Tra i settori declassati, negli Stati Uniti, ci sono le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) e il retail, mentre, in Cina, tessile e abbigliamento risentono dei dazi. «I dazi statunitensi, anche se sospesi temporaneamente o ridotti, hanno già raggiunto livelli storicamente elevati», spiega Coface.

Metallurgia: 600 milioni di tonnellate di sovraccapacità siderurgica pesano sul settore globale

Il settore della metallurgia sta attraversando una grave crisi, a causa di una sovraccapacità siderurgica globale pari a 600 milioni di tonnellate nel 2024, pari al 25% della produzione mondiale. Il contesto macroeconomico sfavorevole, le tensioni energetiche e i nuovi dazi sull'acciaio stanno aggravando la situazione per i produttori di acciaio, in particolare in Canada, Messico ed Europa.

Canada: l'economia vacilla sotto il peso dei dazi

Con il 75% delle proprie esportazioni dirette verso gli Stati Uniti, il Canada - evidenzia il report- è uno dei Paesi più esposti alla guerra commerciale. La crescita ha subito un duro colpo dopo un'impennata a fine 2024. I consumi sono in calo, gli investimenti si indeboliscono e la disoccupazione è al 6,9%, il livello più alto dal 2017.

Le esportazioni, minacciate dei dazi, hanno subito una pesante contrazione ad aprile. Particolarmente colpiti, i settori dell’auto e dei metalli risentono di aumenti tariffari fino al 50 per cento. «L'imminente revisione dell'accordo Usmca che dovrebbe essere anticipata a fine 2025, potrebbe aggravare ulteriormente l'instabilità economica del Paese».

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