Tendenze

Più giovani e donne al vertice nel post-pandemia

Il covid un acceleratore del cambio generazionale nelle imprese familiari, meno ultrasettantenni spingono i rating ESG

di Anna Migliorati

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3' di lettura

I punti chiave

  • Nel 2020 cambio generazionale nell'11% delle aziende familiari più grandi e nel 7,5% di quelle più piccole
  • In almeno un’azienda familiare su quattro almeno un consigliere con meno di 40 anni
  • In quasi quattro su dieci più di un terzo di donne ai vertici dopo la pandemia

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(IlSole24Ore- Radiocor)- Le imprese familiari italiane, le piccole ma ancor più le medio-grandi, escono dagli anni covid con un nuovo volto, come non accadeva da decenni. Più giovane e, in molti casi, al femminile. Se il 2022 ha segnato uno spartiacque nella gestione delle imprese familiari italiane, con un’accelerazione del ricambio generazionale al vertice, ora si cominciano a vedere i primi risultati concreti, non ultimo una crescente attenzione ai temi della sostenibilità portata dalle nuove generazioni al comando.

Nel 2020 cambio generazionale in un'impresa familiare su dieci

Un’accelerazione che per le aziende di maggiori dimensioni nel 2020 ha significato un cambio generazionale che ha coinvolto l’11% delle oltre 5mila grandi imprese familiari italiane, ben oltre i dati attorno al 4% l’anno cui si assisteva da decenni. Con il passaggio tra genitori e figli, ma in alcuni casi anche tra nonni e nipoti, che ha mantenuto una scia anche dopo lo spartiacque pandemico, al 6,3% nel 2021 e al 7,7% nel 2022. Anche per aziende più piccole il picco si è toccato nel 2020 con il 7,5% delle 6.587 imprese familiari che ha cambiato timone, e che, dopo un riallineamento al 4,3% nel 2021, nel 2022 ha fatto segnare un altro 6,4%.

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Numeri significativi in un panorama in cui per le aziende maggiori ancora nel 2019 ben oltre un leader d’azienda su quattro, 28,7%, era ultrasettantenne, con una crescita del 7,7% per cento rispetto al 2012, quando erano il 21% gli over 70 al comando. Segno di una difficoltà a fidarsi degli eredi, o, quantomeno, di lasciare tracciare ad altri la rotta. Tra il 2019 pre-covid e il 2022, il trasso di crescita della generazione senior nelle grandi aziende, se non ha invetrito la rotta, si è però arrestato segnando un -0,1%. E anche per le aziende più piccole si è passati da un tasso di crescita di quasi il dieci per cento degli ultrasettantenni alla guida, ad un +2,7%. Quel che ne esce sono aziende con volti più giovani e, anche, che invecchiano meno.

«Negli ultimi quindici anni non abbiamo mai osservato un picco così rilevante di ricambi al vertice», spiega Carlo Salvato, docente di strategia delle aziende familiari di Sda Bocconi, «questi dati provengono dall’Osservatorio AUB-Aidaf (associazione italiana aziende familiari), Unicredit, Università Bocconi, che da quindici anni offre una mappatura completa dell’intera popolazione di imprese familiari, una popolazione al 2022 di 11.635 imprese, il 65% del totale delle aziende italiane. Per le piccole, però, l’invecchiamento pur rallentato continua».

Coi giovani aumentano i rating esg, ancor più se donne

L’altra faccia della medaglia è il saldo positivo dei giovani chiamati nell’impresa di famiglia ad affrontare le sfide di sostenibilità e digitalizzazione. In almeno un’azienda familiare su quattro, il 26,2%, è ora presente almeno un consigliere con meno di 40 anni. Un dato spicca su tutti: se nel 2019 il saldo tra leader più anziani che hanno lasciato l’azienda e giovani in entrata era stato di +15, nel 2022 è balzato a +104. Un cambio di passo evidente. E, in molti casi, il passaggio generazionale, padre-figlio o nonno-nipote è stato in realtà al femminile, con quasi 4 aziende familiari su dieci (38,11%) che vede più di un terzo di donne coinvolte.

Un salto generazionale che, guardato sul lungo periodo, sembra aiutare crescita e reddittività, con le imprese familiari che viaggiano già su tassi di crescita più alti di quelle non familiari. Un incremento ancora maggiore se il nuovo arrivato è una donna. «Con l’arrivo dei più giovani, aumenta anche la performance di sostenibilità sui temi ESG. Un dato che non stupisce e che non riguarda solo l’Italia. Analizzando le aziende familiari quotate europee il ricambio al vertice fa crescere di oltre quattro punti il rating ESG dell’azienda, contro una media di 3 punti, che si riduce a 2,25 considerando le imprese non familiari», spiega Salvato. Anche in questo caso, un incremento doppio nel caso in cui l’ad entrante sia, oltre che più giovane, una donna.

Il ruolo del fondatore

«Ad alcune condizioni, però», avverte Carlo Salvato, «il ricambio al vertice aumenta in generale la crescita dei ricavi di un punto percentuale, per tutte le imprese familiari. Questo incremento è amplificato se il leader uscente è un ultrasettantenne e il leader entrante ha meno di cinquant’anni o è una donna. La reddittività, invece, diminuisce se il leader uscente è il fondatore, come ci si po' aspettare, e aumenta, invece, quando il leader uscente è un ultrasettantenne e il cda è aperto a membri non familiari».

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