Imprese e cultura, così Cirko Vertigo premia i suoi mecenati
L’incentivo offre a chi investe la possibilità detrarre il 65% in tre anni
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Ci vuole una certa visione imprenditoriale per mettere in moto un sistema virtuoso capace di fare in modo che il mecenatismo non sia solo una donazione a fondo perduto, ma garantisca un ritorno d’immagine, quasi fosse un’operazione di marketing per chi investe. Paolo Stratta, fondatore di Cirko Vertigo e direttore generale del centro nazionale di produzione blucinQue Nice, sembra aver avuto l’intuizione giusta.
Con 28 compagnie ospitate in questo 2025, 8 produzioni blucinQue, e oltre 60 artisti prodotti e coprodotti, l’associazione (presto fondazione), è uno dei maggiori centri di produzione nazionali per l’arte circense contemporanea, riconosciuta dal Ministero della Cultura. I fondi pubblici - e i tempi con cui vengono erogati - non bastano a finanziare l’attività di una realtà culturale in espansione. Nemmeno i biglietti venduti sono sufficienti, da soli, a sostenere il costo degli artisti, delle tournée e della produzione. L’associazione e il suo direttore però hanno sfruttato uno strumento che ha da poco compiuto dieci anni, l’art bonus. L’incentivo offre a chi investe nelle attività artistiche la possibilità di portare in detrazione fiscale, in tre anni, il 65% dell’importo della donazione. In dieci anni questo strumento ha portato oltre un miliardo di euro in tutt’Italia, con il Piemonte seconda regione per l’ammontare dell’importo raccolto (dati Italpress). «Questo strumento sta funzionando brillantemente ma non basta un incentivo fiscale per convincere le persone a donare cifre anche importanti - spiega Stratta- Per questo abbiamo creato un sistema capace di dare valore alle eccellenze che ci sostengono». È quel che è successo con Puccini Dance Circus Opera, per coro di corpi e strumenti, lo spettacolo scritto e diretto da Caterina Mochi Sismondi, ispirato alle figure femminili delle opere di Giacomo Puccini al centro di una prima tournée nel 2024, e pronto a tornare in scena quest’anno. Con un nuovo tour internazionale e un cartellone di spettacoli anche in Kazakistan e a Cartagine. Il progetto, nella sua forma più completa, coinvolge 40 orchestrali.
Tramite l’Art Bonus la produzione ha raccolto 86mila euro nel 2024. «Lo spettacolo racconta le donne, meravigliose eroine di Puccini. Noi ci siamo rivolti alle imprese a trazione femminile che rappresentano percorsi di successo, abbiamo selezionato realtà che hanno dimostrato una grande attenzione al mondo della donna», spiega Stratta. È particolare il caso di Casamorati Profumi (Xerjoff Group) che, come mecenate dello spettacolo, ha promosso i suoi profumi abbinandoli alle cinque donne della produzione di blucinQue, a partire da Tosca. «Lo storytelling nato dal mutuo sostegno tra lo spettacolo e l’azienda, è stato vincente, un modo per mettere a valore le eccellenze. Per la seconda tournée vorrei riproporre questo stesso sistema», conferma Stratta. Nei piani del direttore potrebbe essere un’azienda vitivinicola a sostenere, in parte, lo spettacolo, magari con una forma di product placement già molto usato nel cinema, ma ancora sconosciuta nel circo contemporaneo.
Il meccanismo funziona per gli spettacoli da portare in giro per il mondo e per i festival che sempre più città richiedono sul territorio.
Stratta non ha inventato gli strumenti a disposizione delle realtà artistiche per chiedere finanziamenti ai privati, ma ha saputo inserirli in un sistema efficiente e potenzialmente scalabile, che nel 2024 ha portato nelle casse della casa di produzione oltre 162mila euro solo con il meccanismo dell’art bonus e altri 84mila con altri sostenitori privati. L’associazione ha coinvolto 24 imprese private che, insieme al sostegno delle fondazioni e di altri enti hanno permesso di scritturare artisti a tempo indeterminato e progettare con largo anticipo il lavoro del centro. «Questo è importante ed è la ragione per cui sono fondamentali le forme di partenariato pubblico-privato. Se avessimo dovuto contare solo sui fondi pubblici o sullo sbigliettamento non avremmo avuto la possibilità di programmare in modo puntuale e in anticipo gran parte del lavoro. Il Ministero della Cultura ci chiede di rendicontare ogni anno un minimo di 800 giornate di lavoro per artisti e tecnici, con questo sistema nel 2024 ne abbiamo garantite 5019».

