Imprese e cooperative, una collaborazione per fare dell’obbligo una opportunità
Le convenzioni
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Le assunzioni di persone svantaggiate aumentano progressivamente in regione Veneto grazie applicazione dell’articolo 14 del decreto legislativo 276/2003, che porta al risultato concreto di uno stock di contratti che oscilla tra i 300 ed i 600 l’anno. Secondo i dati di Veneto Lavoro, sono attive al momento 281 convenzioni che attuano l’articolo 14 (+ 44% rispetto al 2022) per 20,2 milioni di euro di commesse, coinvolgendo 560 persone con disabilità, 256 aziende e 85 cooperative sociali. La più attiva è la provincia di Treviso con 89 convenzioni e 203 disabili che hanno trovato lavoro.
Ecco come funziona il meccanismo. Se un’azienda ha più di 50 dipendenti, dovrà occupare un numero di lavoratori disabili pari al 7% del totale dei propri addetti. Le cooperative sociali, tramite convenzione, hanno assunto finora una quota di disabili al posto delle imprese da cui ricevono commesse di lavoro sicure (20% della quota obbligatoria). In questo modo, l’azienda non viene completamente esonerata dai sui obblighi, ma piuttosto può collaborare con una cooperativa per inserire i candidati con le disabilità più complesse. Lo strumento ha dato risultati così positivi che da quest’anno amplia il suo raggio d’azione in Veneto, capace di individuarne subito le potenzialità, grazie al nuovo accordo quadro in vigore tra Regione, associazioni datoriali e sindacali e delle persone con disabilità. L’intesa - siglata alla presenza dei rappresentanti delle associazioni datoriali (Confindustria, Confapi, Confartigianato, Cna, Coldiretti, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative, Legacooperative, Confprofessioni venete), dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori (Cgil, Cisl, Uil, Cisal, Ugl, Confsal regionali), dei rappresentanti delle associazioni delle persone con disabilità - rende concreta la possibilità, introdotta con il decreto legge 137/2020, di estendere l’art. 14 alle imprese sociali, che possono svolgere qualsiasi attività senza scopo di lucro, con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, oltre che occuparsi di inserimento occupazionale, dotandosi di personale idoneo a seguire soggetti con svantaggi sociali o lavorativi. Viene inoltre valorizzato anche il ruolo formativo che la cooperativa assume quando instaura rapporti di lavoro e qualifica i propri dipendenti. Per fare ciò il valore della commessa deve permettere alla coop di retribuire sia le persone con disabilità assunte per l’esecuzione dell’appalto che l’eventuale personale di affiancamento e di coprire gli oneri produttivi. A questo proposito fin dal 2021, la Regione ha formato 890 disability manager tra operatori di aziende private (79%) e pubbliche (21%), cooperative, associazioni datoriali, organizzazioni sindacali ed enti di formazione e del sociale. Infine, questa collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore mette al centro i bisogni e le necessità dei lavoratori con disabilità, permettendogli di sviluppare competenze professionali, nonché di lavorare in un’ambiente “cucito su misura”.
Tra le coop sociali pioniere nell’utilizzo dell’art.14, ci sono le veronesi San Marco e Quid e la Trevigiana Ecornaturasì. Decine le collaborazioni instaurate e i disabili che in circa vent’anni di utilizzo dell’articolo 14 hanno trovato una collocazione lavorativa.
Quid azienda di Avesa, nel Veronese, specializzata nella moda etica e sostenibile, che lavora tessuti di recupero e dà lavoro a persone fragili, ha iniziato a collaborare in convenzione con le imprese già a partire dal 2016. Attualmente in organico conta circa 50 persone assunte, tra convenzioni già attive e in fase di perfezionamento con una miriade di aziende. Le collaborazioni sono di durata annuale ma le attività economiche hanno vantaggio a reiterarle per assolvere all’obbligo e promuovere azioni di sostenibilità sociale. In questo modo il disabile continua a lavorare nel contesto che conosce, svolgendo mansioni per cui ha ricevuto uno specifico training. «L’articolo 14 - spiega la presidente e fondatrice, Anna Fiscale - è uno strumento prezioso, in ottica di una collaborazione win-win tra azienda profit e cooperativa sociale di tipo B (promuove l’inclusione sociale e lavorativa di soggetti svantaggiati, ndr). Lo strumento ci permette l’inserimento lavorativo di risorse fragili in un contesto più protetto e adeguato: nel nostro caso risulta fondamentale la presenza delle attività pedagogiche e di welfare a supporto. La fragilità spesso si manifesta in modo invisibile: in Quid garantiamo un diritto allo sviluppo professionale per tutti».

