Osservatorio Crif

Imprese a caccia di liquidità Credito erogato su dell’8,6%

Richiesta di finanziamenti spinta dal minor costo del denaro e dal contesto incerto. In controtendenza tessile e costruzioni. Tasso di default in crescita nel 2025

di Giovanna Mancini

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3' di lettura

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Il progressivo allentamento della stretta monetaria da parte della Bce ha portato nel primo trimestre dell’anno a un aumento degli importi di credito erogato alle imprese da parte delle banche (+8,6% rispetto al primo trimestre 2024), sebbene il numero dei finanziamenti sia rimasto stabile (+0,02%) .

Lo rileva l’Osservatorio periodico di Crif sulle imprese, spiegando che una condizione dei tassi più favorevole, dopo otto tagli consecutivi, ha ridato dinamicità alle domande di prestiti, di fatto «sbloccando» le aziende che erano alla finestra, ma al tempo stesso incentivando chi non ha immediatamente bisogno di credito, ma ritiene utile aumentare la liquidità per avere strumenti con cui affrontare un contesto di mercato ancora incerto.

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Rischiosità, le previsioni per il 2025

Né la decisione della Banca centrale europea della scorsa settimana, di lasciare invariati i tassi su depositi (2%), operazioni di rifinanziamento principali (2,15%) e marginale (2,4%) dovrebbe cambiare questo trend, secondo Luca D’Amico, ceo di Crif Ratings. In parte perché si tratta di una decisione in parte attesa, in parte perché, semmai, a impattare sull’andamento del credito alle imprese nei prossimi mesi potrebbero intervenire semmai altri fattori, legati più in generale al contesto generale di mercato. Un contesto di «estrema cautela», precisa D’Amico: è vero che l’inflazione è sotto controllo, ma i mercati sono estremamente turbolenti e questo spiega sia l’aumento progressivo dei tassi di default, sia il dato sui fallimenti diffuso martedì scorso da Cribis (società di Crif), risultati in aumento del 18% nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2024.

«In particolare, le tensioni commerciali e geopolitiche che stanno caratterizzando i mercati internazionali potrebbero determinare un rallentamento della crescita attesa», osserva D’Amico. Inoltre, il dato sul credito erogato, che risulta abbastanza omogeneo tra le diverse tipologie di imprese (società di capitali, ditte e società di persone), nasconde invece differenze anche significative tra i settori, alcuni dei quali risultano particolarmente esposti alle incertezze del contesto economico globale.

Moda e costruzioni in controtendenza

Tra questi, l’industria del tessile e abbigliamento che, nel primo trimestre dell’anno, ha registrato un calo degli importi erogati del 15%, in netta controtendenza rispetto alla media generale dei settori. Non solo: i tassi di default per questo comparto sono in risalita e, a fine 2024, si sono attestati al 3,9% circa contro una media nazionale del 2,7-2,8%. Va precisato, inoltre, che se il tessile ha sempre avuto tassi di rischiosità superiori alla media, il differenziale con gli altri settori si è allargato e questo ha certamente reso gli istituti di credito più cauti nel concedere finanziamenti.

«Questi due elementi, tasso di default ed erogazioni, devono essere valutati insieme - spiega D’Amico -. All’origine c’è infatti una crisi strutturale del settore, penalizzato da un cambiamento della domanda a livello globale, influenzata non solo da nuove abitudini di acquisto da parte dei clienti, ma anche dalla crescente competizione delle industrie locali, spesso incentivate dai propri governi».

Anche il settore delle costruzioni vede una flessione (-12%) del credito erogato nel primo trimestre, in parte a causa della fine degli incentivi, che non è compensata dagli investimenti legati al Pnrr (diretti soprattutto sulle grandi infrastrutture), in parte a causa di una fragilità strutturale del comparto.

Erogazioni in crescita per meccanica e turismo

Sul fronte opposto si trovano invece la meccanica, con un erogato in crescita dell’11,7% e tassi di default sotto la media (sotto il 2% come media complessiva dei vari comparti, a fine 2024), e il turismo, che registra un balzo addirittura del 20% nei finanziamenti, sebbene l’indice di rischiosità rimanga elevato (circa il 4%). Per quanto riguarda la meccanica, D’Amico osserva tuttavia che il settore «rimane un osservato speciale, perché particolarmente vocato all’export e quindi più esposto agli effetti diretti e indiretti dei dazi Usa».

Tornando alle previsioni, Crif prevede nel corso del 2025 un trend al rialzo del tasso default mediano, che andrà verso un 3,4-3,5, con un’accelerazione della crescita rispetto agli ultimi anni, in cui ci eravamo abituati a indici di rischiosità particolarmente bassi, grazie anche alla grande disponibilità di denaro e di incentivi alle imprese.

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