La fotografia Excelsior

Italia cerca 3,7 milioni di lavoratori tra laureati e tecnici entro il 2029

Le stime al 2029. E’ allarme per le lauree Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica): si stima che ne potrebbero mancare tra 9mila e 18mila ogni anno. Gap elevato anche per le qualifiche professionali.

di Claudio Tucci

3' di lettura

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Le grandi trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, a cominciare dalle rivoluzioni digitale e green, iniziano a segnare il passo. Dal 2025 al 2029 le imprese andranno a caccia di lauree scientifico-tecnologiche, diplomi in ambito tecnico e qualifiche professionali, e pure con una certa urgenza. Si tratta infatti di un fabbisogno totale compreso tra i 2,3 e i 2,6 milioni di profili, a seconda dello scenario macroeconomico considerato (se meno o più favorevole).

I profili più richiesti

In tutto i datori di lavoro, privati e pubblici, avranno necessità di assumere, nel quinquennio, tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori. Ogni anno quindi si spalancheranno le porte del lavoro per 247/268mila laureati o con titolo di Its Academy (il 38% del totale calcolato come media dei due scenari), per 185mila-216mila lavoratori in possesso di formazione secondaria di secondo grado tecnico-professionale e liceale (diplomi quinquennali, pari al 49,5%) e per 125mila-146mila diplomi di istruzione e formazione professionale (IeFP quadriennali o triennali, il 12,5% del totale). Insomma, come raccontano le «Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025-2029)», elaborate nell’ambito di Excelsior, realizzato da Unioncamere e ministero del Lavoro, che il nostro giornale è in grado di anticipare, serviranno ingegneri, informatici, economisti/statistici, matematici, fisici, diplomati Its Academy, periti meccanici, tecnici della logistica e della moda, solo per citare i profili più ricercati dai settori produttivi (quelli per capirci che fanno crescere il Pil).

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Le competenze mancanti

Il punto, che è anche uno dei tasti più dolenti per l’Italia alle prese con una forte denatalità, è che difficilmente i nostri percorsi scolastici e accademici riusciranno, nello stesso arco temporale, a sfornare altrettante competenze scientifico-tecnologiche richieste. Gli scenari sono chiari: in totale i giovani in possesso di un titolo di formazione terziaria dovrebbero essere sufficienti (260mila all’anno quelli attesi - a fonte di una domanda compresa tra 247mila e 268mila unità), ma in alcuni indirizzi la carenza sarà importante. Per le lauree Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) si stima che ne potrebbero mancare tra 9mila e 18mila ogni anno, soprattutto con una formazione ingegneristica e in scienze matematiche, fisiche e informatiche. Per l’indirizzo economico-statistico la carenza potrebbe essere di 12-17mila. Per l’indirizzo medico-sanitario si attesterebbe a 7-8mila. Anche per la formazione secondaria di tipo tecnico-professionale è prevista una carenza di offerta. Si stima mancheranno tra 6mila e 32mila giovani all’anno con un diploma quinquennale, in particolare negli ambiti della meccanica, meccatronica ed energia, amministrazione, finanza, marketing, costruzioni, ambiente e territorio e trasporti logistica.

Il mismatch nei percorsi IeFP

Decisamente più accentuato sarà il mismatch relativo ai percorsi della IeFP, con un’offerta che sarà in grado di coprire solo circa metà dei fabbisogni. Saranno infatti ricercati tra 125mila e 146mila giovani, mentre l’offerta raggiungerà appena le 70mila unità.

Certo, anche grazie alla spinta del Pnrr e all’impegno delle imprese, qualcosa si sta muovendo, con un primo incremento di iscritti ai percorsi Stem, secondari e terziari (ora però occorre proseguire su questa strada).

Competenze green

Del resto, che ci sia una spinta, ormai irreversibile, verso l’innovazione lo possiamo vedere anche dal fatto che la ricerca di nuovo personale sarà sempre più vincolata al possesso di alcune competenze ritenute essenziali da imprese e Pa.

Volendo essere ottimisti, e considerando uno scenario economico positivo, sempre Unioncamere e ministero del Lavoro, evidenziano come si richiederanno competenze green (attitudine al risparmio energetico e alla riduzione dell’impatto ambientale con un livello almeno intermedio) a circa 2,4 milioni di lavoratori, pari a quasi due terzi del fabbisogno totale quinquennale, e con un livello più elevato per più di 1,5 milioni di lavoratori, pari a poco più del 40% del totale.

Skill digitali

Anche le competenze digitali sono ritenute importantissime. Nello scenario positivo, si stima che 2,2 milioni di lavoratori (circa il 59% del fabbisogno quinquennale) dovranno possedere competenze digitali, con variazioni secondo il livello di specializzazione: 22% per operai e professioni non qualificate, 56% per professioni impiegatizie e dei servizi e 86% per professioni specializzate e tecniche. È inoltre previsto un fabbisogno di oltre 910mila professionisti (circa il 25% del totale) dotati di e-skill mix, cioè capaci di integrare almeno due delle tre competenze 2.0 considerate, e cioè competenze di base; utilizzo di linguaggi e metodi matematici e informatici; gestione di soluzioni innovative. A testimonianza di un processo di qualificazione e ibridazione delle skill, trasversali e non, ormai irreversibile sia per il lavoro sia per la formazione.

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