L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
di Rita Fatiguso
3' di lettura
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Giovani imprenditori cinesi crescono grazie alla capacità di cambiar pelle e di integrarsi nella realtà sociale milanese e lombarda, le loro principali roccaforti in Italia, e al retroterra economico e culturale familiare tipico degli immigrati dallo Zheijiang, a Sud-Est della Cina.
Sono i protagonisti di un’evoluzione non scontata: chi poteva immaginare, vent’anni fa, quando iniziava l’assedio delle merci made in China al centrale quartiere di Sarpi sfociato, in seguito, in forti tensioni tra grossisti cinesi e locali, che l’Ambrogino d’oro 2021 per le associazioni sarebbe andato all’Unione imprenditori Italia-Cina (Uniic)?
L’Uniic ha appena appena festeggiato i suoi dieci anni di vita con un evento tipico della nomenklatura pechinese: foto di gruppo, fiori a cascata, colore rosso fuoco dominante. In apertura, inno nazionale cinese e, a seguire, quello italiano. Invitato d’onore, tra gli altri, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, testimone dell’ultimo Capodanno cinese ante pandemia, in piazza Gramsci, nel 2019: «La vostra comunità vale un miliardo di euro – ha sintetizzato, pragmaticamente, il primo cittadino – e dà lavoro almeno a 5mila persone». Difficile smentire questi numeri, peraltro in crescita: Uniic raggruppa businessman di successo, di seconda, terza e, talvolta, di quarta generazione, istruiti, affluenti, che hanno potenziato la proverbiale capacità di fare affari con i network delle natìe Chinatowns europee.
«La comunità è sfaccettata -, dice Maria Rosa Azzolina, direttore dell’Istituto Italocinese, attivo nella mediazione tra le sue varie anime -. Tutto conta: essere vecchi o giovani, di Wenzhou, Wencheng o Rui’an. Poi si trova sempre l’unità». La cultura delle seconde generazioni italocinesi è stata “cementata” da Associna, Michele Bing, il project manager, ha appena archiviato il sesto convegno nazionale.
Stephane Hu, tra i fondatori di Uniic, presidente dal 2020, nato in Francia, cresciuto in Italia, con il fratello Christophe ha creato Hu Foods Group, e oggi è parte del capitolo italiano del RED CLUB x Cartier, dice: «Vogliamo attivare forme di collaborazione tra enti, pubblici o privati, con chi persegue attività analoghe». Luca Sheng Song, suo predecessore, bocconiano, è fondatore e Ceo dell’utiliy China Power. I fratelli Francesco e Michele Hu hanno creato la catena degli iH Hotels. Francesco Wu, ingegnere del Politecnico, ponte con l’Unione della Confcommercio, è consigliere dal 2018 con delega all’imprenditorialità straniera. Luigi Liu si occupa del crossborder di Ant Financial a Milano. Una lunga lista.