Imporre l’elettrico nelle flotte è un autogol
Le flotte rischiano di diventare il capro espiatorio tra transizione accelerata, limiti tecnologici e fisco penalizzante
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Alleluia! Alleluia! Le flotte aziendali hanno un nuovo Santo protettore. Si tratta di un’organizzazione ambientalista che, mentre il mondo dell’auto e quello dell’economia attendono con trepidazione che l’Unione europea ridefinisca il divieto di vendere dopo il 2035 auto che emettono CO2, propone di anticipare al 2030 il divieto di vendita alle grandi flotte di vetture diverse da quelle elettriche e ciò perché, oltre che all’ambiente, questa soluzione, sostiene la benemerita associazione, porterebbe grandi vantaggi alle case automobilistiche europee, oggi stremate proprio dalla politica della Ue per la transizione energetica per l’automobile, portata avanti anche a suon di multe multimiliardarie. In particolare, i promotori dell’anticipazione per le grandi flotte del divieto di acquistare auto diverse dalle elettriche, sostengono che questa soluzione potrebbe garantire ai costruttori europei (ma anche a quelli non europei, aggiungiamo noi) una domanda di oltre due milioni di veicoli elettrici.
Gli autori della proposta non spiegano però come l’idea potrebbe essere accolta dalle grandi flotte. Come tutti sappiamo, a parte poche e lodevoli eccezioni, nelle flotte aziendali grandi e piccole le auto elettriche oggi sono decisamente poche e le ragioni sono ben note. Le auto aziendali vengono date in benefit a dipendenti di particolare livello che le utilizzano per lavoro, ma anche per uso personale oppure vengono utilizzate esclusivamente per lavoro. In entrambi i casi, ma in particolare nel secondo, il criterio principale che guida la scelta delle auto da immettere nel parco non può essere che quello dell’efficienza, della facilità di impego, dell’autonomia, della facilità di rifornimento e dei tempi di rifornimento, aspetti questi per i quali il confronto con le auto a combustione interna è decisamente perdente per l’auto elettrica. D’altra parte il mondo delle flotte auto, oltre ai problemi che sorgerebbero con l’adozione della proposta di cui abbiamo parlato, ha già molti altri problemi da risolvere. In particolare, quello italiano deve fare i conti con un fisco particolarmente vorace, che limita la detraibilità dei costi delle auto ed esclude la deducibilità dell’Iva ponendo le aziende italiane che devono utilizzare flotte in condizioni di inferiorità nei confronti delle loro concorrenti degli altri paesi della Ue. Le flotte italiane non meritano dunque di essere perseguitate anche dagli ecologisti.


