Terzo Fattore

Imparare l’arte tra tecnologia e nuove professioni

Nei beni culturali si moltiplicano le nuove professioni legate all’intelligenza artificiale. E vengono riconosciute le posizioni meno visibili

di Beatrice Vettori

(Alamy Stock Photo)

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Sapevi che nel mondo della cultura esistono professioni che, fino a poco tempo fa, non avevano nemmeno un nome? Nel settore culturale, alcune professioni sono nate prima ancora di avere una definizione. Altre, invece, sono state praticate per anni senza alcun riconoscimento formale.

Oggi, tra intelligenza artificiale, nuove competenze e ruoli storicamente invisibili, il lavoro culturale sta vivendo una fase di profonda ridefinizione.

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Lavorare con l’Ai

Isabella Ducros lavora sull’intelligenza artificiale applicata alla cultura, un ambito totalmente nuovo, che non rientra in un titolo standard. «Mi occupo di alfabetizzazione, sperimentazione ed etica dell’intelligenza artificiale», spiega Ducros. «Ma lavoro anche tra settore culturale, istituzionale e tecnologico. Spiegare il contesto è parte del lavoro stesso. Per le occasioni che lo richiedono, il mio job title è diventato “Esperta di applicazioni AI”».

Il percorso di Ducros non segue una traiettoria lineare. Parte da una formazione umanistica, tra Filosofia e Storia dell’arte, prosegue con esperienze nel mondo museale e approda solo più tardi allo studio dell’intelligenza artificiale. L’incontro con l’AI avviene nel 2023, in assenza di percorsi strutturati.

«Oggi il mio lavoro consiste in più cose insieme: ideare e organizzare corsi formativi su misura in ambito AI, insegnare per enti come Icom Italia o la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, realizzare progetti sperimentali di automazione e sviluppo di piattaforme».

Il ruolo che ricopre oggi nasce dall’accumulo di competenze diverse «Il cuore del mio tempo è dedicato allo studio: governance dell’AI, AI safety, tecniche di evaluation, normative e sistemi di accreditamento, interazione uomo-macchina, autonomia e collaborazione dei sistemi e molto altro. In un ambito in cui la conoscenza è potere, studio quotidianamente». Tutto ciò non è il risultato di un titolo specifico, ma di una funzione costruita nel tempo attorno a un bisogno emergente delle istituzioni culturali.

Per Ducros, la tecnologia è già cultura. «Persino l’interfaccia utente è una scelta culturale». L’intelligenza artificiale non è quindi un tema laterale, ma uno spazio in cui si gioca anche la funzione sociale delle istituzioni.

Professionista dei prestiti

Rebecca Romere esercita una professione che, per anni, è rimasta poco visibile, quella del registrar (solo recentemente riconosciuto dal Ministero della Cultura, con il decreto 1112 del 2 luglio 2024).

«Quando io e i colleghi rispondiamo a una persona, non addetta ai lavori nel settore museale, “faccio il registrar”, la domanda successiva è quasi sempre “cosa fai?” - racconta Romere, registrar alla Fondazione Pistoia Musei e presidente di Registrarte (Associazione Italiana Registrar di Opere d’arte, realtà di riferimento per la categoria professionale in Italia).- Mi occupo di prestiti di opere d’arte per le mostre e tutti gli aspetti operativi connessi, trasporti, assicurazioni e pratiche ministeriali. Al giorno d’oggi rimane ancora una professione fra le meno conosciute. È un dietro le quinte». Proprio per questo Registrarte nasce nel 2000 per definire e promuovere il profilo professionale e favorire una maggiore comprensione e consapevolezza di questo ruolo all’interno di musei e strutture espositive.

Anche il percorso che porta alla professione di registrar è tutt’altro che lineare. Nel caso di Romere, l’ingresso avviene durante l’università, attraverso un’esperienza alla Biennale di Venezia. «Arrivai sapendo poco di questa professione», racconta, «ma capii subito che era quello che volevo fare nella vita». Seguono anni di lavoro sul campo, prima come assistente e poi come registrar, affiancati da una formazione specialistica costruita nel tempo: un corso avanzato allo Ied, esperienze mirate per colmare le competenze mancanti, come sei mesi in un’azienda di trasporti per approfondire logistica e contrattualistica, e incarichi in diverse istituzioni.

Per il registrar, il digitale entra nei processi quotidiani, dai condition report ai database, senza sostituire il ruolo umano. «La componente umana resta imprescindibile». Questa figura rimane uno snodo tra professioni diverse, responsabile della circolazione corretta delle informazioni

Formazione e accesso: più strade per entrare nella cultura

Le esperienze di Ducros e Romere mostrano che non esiste un percorso unico per entrare nel lavoro culturale. La formazione universitaria rappresenta una base, ma raramente è sufficiente da sola. Nel caso del registrar, l’apprendimento passa da esperienze sul campo, anche se oggi esistono riferimenti formativi più strutturati, come master e corsi di alta formazione dedicati alla professione (tra questi il corso di alta formazione promosso da Registrarte in partenariato con l’Università di Brescia-Mantova).

Nel caso di Ducros, prima si costruisce una competenza, poi prende forma un ruolo. Lo studio dell’intelligenza artificiale si intreccia con attività di ricerca, insegnamento e progettazione, fino a delineare una professionalità ibrida che non era prevista nei percorsi tradizionali. «Non aspettate che esista un profilo perfetto o un percorso già tracciato», osserva.

Imparare l’arte, oggi, significa andare oltre la visione statica delle professioni culturali. Esse nascono, si trasformano, si formalizzano nel tempo. E spesso prendono forma mentre qualcuno prova, ogni volta, a spiegarle.

Beatrice Vettori partecipa a “Terzo Fattore”, una partnership tra Il Sole 24 Ore e l’Università Cattolica con il sostegno di TechSoup. L’iniziativa vuole promuovere la conoscenza del terzo settore. Gli studenti effettuano stage in organizzazioni non profit e raccontano gli aspetti più significativi delle loro esperienze.

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