Imparare l’arte tra tecnologia e nuove professioni
Nei beni culturali si moltiplicano le nuove professioni legate all’intelligenza artificiale. E vengono riconosciute le posizioni meno visibili
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
Sapevi che nel mondo della cultura esistono professioni che, fino a poco tempo fa, non avevano nemmeno un nome? Nel settore culturale, alcune professioni sono nate prima ancora di avere una definizione. Altre, invece, sono state praticate per anni senza alcun riconoscimento formale.
Oggi, tra intelligenza artificiale, nuove competenze e ruoli storicamente invisibili, il lavoro culturale sta vivendo una fase di profonda ridefinizione.
Lavorare con l’Ai
Isabella Ducros lavora sull’intelligenza artificiale applicata alla cultura, un ambito totalmente nuovo, che non rientra in un titolo standard. «Mi occupo di alfabetizzazione, sperimentazione ed etica dell’intelligenza artificiale», spiega Ducros. «Ma lavoro anche tra settore culturale, istituzionale e tecnologico. Spiegare il contesto è parte del lavoro stesso. Per le occasioni che lo richiedono, il mio job title è diventato “Esperta di applicazioni AI”».
Il percorso di Ducros non segue una traiettoria lineare. Parte da una formazione umanistica, tra Filosofia e Storia dell’arte, prosegue con esperienze nel mondo museale e approda solo più tardi allo studio dell’intelligenza artificiale. L’incontro con l’AI avviene nel 2023, in assenza di percorsi strutturati.
«Oggi il mio lavoro consiste in più cose insieme: ideare e organizzare corsi formativi su misura in ambito AI, insegnare per enti come Icom Italia o la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, realizzare progetti sperimentali di automazione e sviluppo di piattaforme».


