Il ruolo che ricopre oggi nasce dall’accumulo di competenze diverse «Il cuore del mio tempo è dedicato allo studio: governance dell’AI, AI safety, tecniche di evaluation, normative e sistemi di accreditamento, interazione uomo-macchina, autonomia e collaborazione dei sistemi e molto altro. In un ambito in cui la conoscenza è potere, studio quotidianamente». Tutto ciò non è il risultato di un titolo specifico, ma di una funzione costruita nel tempo attorno a un bisogno emergente delle istituzioni culturali.
Per Ducros, la tecnologia è già cultura. «Persino l’interfaccia utente è una scelta culturale». L’intelligenza artificiale non è quindi un tema laterale, ma uno spazio in cui si gioca anche la funzione sociale delle istituzioni.
Professionista dei prestiti
Rebecca Romere esercita una professione che, per anni, è rimasta poco visibile, quella del registrar (solo recentemente riconosciuto dal Ministero della Cultura, con il decreto 1112 del 2 luglio 2024).
«Quando io e i colleghi rispondiamo a una persona, non addetta ai lavori nel settore museale, “faccio il registrar”, la domanda successiva è quasi sempre “cosa fai?” - racconta Romere, registrar alla Fondazione Pistoia Musei e presidente di Registrarte (Associazione Italiana Registrar di Opere d’arte, realtà di riferimento per la categoria professionale in Italia).- Mi occupo di prestiti di opere d’arte per le mostre e tutti gli aspetti operativi connessi, trasporti, assicurazioni e pratiche ministeriali. Al giorno d’oggi rimane ancora una professione fra le meno conosciute. È un dietro le quinte». Proprio per questo Registrarte nasce nel 2000 per definire e promuovere il profilo professionale e favorire una maggiore comprensione e consapevolezza di questo ruolo all’interno di musei e strutture espositive.
Anche il percorso che porta alla professione di registrar è tutt’altro che lineare. Nel caso di Romere, l’ingresso avviene durante l’università, attraverso un’esperienza alla Biennale di Venezia. «Arrivai sapendo poco di questa professione», racconta, «ma capii subito che era quello che volevo fare nella vita». Seguono anni di lavoro sul campo, prima come assistente e poi come registrar, affiancati da una formazione specialistica costruita nel tempo: un corso avanzato allo Ied, esperienze mirate per colmare le competenze mancanti, come sei mesi in un’azienda di trasporti per approfondire logistica e contrattualistica, e incarichi in diverse istituzioni.