Immigrazione e declino demografico: Bankitalia propone lo ius scholae per l’integrazione
Nella relazione annuale la banca centrale sottolinea la crescente scarsità di lavoratori e gli effetti negativi sull’economia italiana. Una risposta può arrivare dal ricorso agli immigrati rafforzando le politiche di integrazione per attrarre anche profili qualificati
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Questa è la storia di un paradosso. Di un problema, il declino demografico, e di una opportunità, l’immigrazione, che potrebbe avvicinare la soluzione ma che per miopia collettiva è stato trasformato in un altro problema. Non c’entrano gli schieramenti politici, la collocazione geografica o culturale. È una responsabilità condivisa.
Il tema resta un tabù nel dibattito pubblico. Se ne discute, per lo più in chiave demagogica, per gli aspetti legati alla sicurezza. Eppure, la situazione è ben nota non solo ai demografi, al mondo accademico, a quello imprenditoriale e ai sindacati, ma anche alle istituzioni economiche e politiche. Nelle ultime settimane ne hanno parlato Banca d’Italia, Commissione europea e ovviamente Istat.
Nelle considerazioni finali il governatore Fabio Panetta (che già aveva affrontato il tema lo scorso anno) ha affermato senza perifrasi: «L’invecchiamento della popolazione e la bassa natalità sono destinati a incidere profondamente sul potenziale di crescita dell’economia italiana». Con il Paese in declino demografico, secondo l’Istat entro il 2040 mancheranno 5 milioni di lavoratori. Banca d’Italia, che all’argomento dedica un lungo focus nella relazione annuale, confronta la situazione italiana con quella delle principali economie dell’eurozona e vede nell’immigrazione una parte della risposta. «Per cogliere appieno anche i benefici dell’immigrazione meno qualificata - sostiene Banca d’Italia - andrebbero rafforzate le politiche di integrazione. Secondo l’evidenza internazionale – aggiunge - gli interventi più efficaci in tal senso riguardano la formazione linguistica e la creazione di percorsi certi per ottenere la cittadinanza, in particolare per chi completa un ciclo di studi nel paese di destinazione». E’ lo ius scholae, proposto mesi fa anche da Forza Italia, messo in congelatore per evitare scontri con gli altri partiti della maggioranza e tornato di attualità dopo il fallimento del referendum sulla cittadinanza.
Il paradosso del declino demografico e dell’immigrazione
Mentre in Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi negli ultimi 15 anni l’immigrazione ha contribuito in modo significativo alla crescita della popolazione, in Italia – ricorda Banca d’Italia nella relazione annuale - l’arrivo di cittadini stranieri ha solo parzialmente compensato il calo della popolazione in età da lavoro (15-64 anni). Il trend è destinato a consolidarsi. Dal 2015 gli ingressi si sono ridotti ed è aumentata l’emigrazione non solo di italiani ma anche di stranieri, provocando un calo della popolazione residente e di quella in età da lavoro. Nel solo 2024 la metà degli espatriati ha riguardato persone tra 18 e 39 anni e nel 2023 (ultimi dati disponibili). Tra il 2014 e il 2023 il saldo netto dei laureati emigrati è di meno 97mila.
L’importanza dell’immigrazione per la crescita economica
«Un significativo deficit di capitale umano qualificato» scrive l’Istat nel rapporto annuale. Secondo le proiezioni dell’Istituto di statistica, i flussi migratori nei prossimi 15 anni continueranno ad avere un ruolo determinante sia dal punto di vista demografico che economico, ma a differenza di quanto è successo dal 2000 fino ad oggi, non saranno sufficienti a compensare il calo demografico della forza lavoro in Italia. Anche perché l’Italia, tra i grandi paesi europei, è quello in cui è previsto il calo maggiore di popolazione. Un calo che sarà ancora più netto tra la popolazione in età lavorativa: -6,8% contro il -6,2% della Germania. Il Pil, la ricchezza nazionale, non potrà non risentirne.



