Imballaggi, la svolta Ue mette a rischio 6 milioni di occupati
Oltre 700mila aziende rischiano di essere travolte dalla proposta di regolamento europeo che la Commissione dovrà presentare prossimamente
di Sara Deganello
3' di lettura
3' di lettura
In Italia sono oltre 700mila le aziende che rischiano di essere travolte dalla proposta di regolamento europeo sulla gestione degli imballaggi che la Commissione dovrà presentare prossimamente. Un nuovo regolamento, già abbozzato a Bruxelles, che gela la strategia del riciclo degli imballaggi per puntare sul riutilizzo. È allarme generale nell’industria e nel settore dei servizi in Italia. Il cambio di strategia infatti colpisce il sistema Paese che proprio nell’industria del riciclo ha un primato europeo. Tra produttori, utilizzatori industriali e commercianti la svolta europea ha infatti un possibile impatto su 6,3 milioni di dipendenti e su un mondo produttivo che fattura 1.850 miliardi di euro. Si tratta praticamente della totalità delle aziende associate al Conai, il Consorzio nazionale imballaggi, a cui andrebbero aggiunte quelle del settore agricolo, della logistica e dell’Horeca che pure con il packaging lavorano, e i produttori di macchine per imballaggi.
La filiera industriale
È l’intera filiera industriale del riciclo sviluppata attorno al modello di raccolta selettiva dei rifiuti e del recupero nato con il Decreto Ronchi, insieme allo stesso Conai, ente privato con finalità pubblica che in questi anni ha fatto funzionare il sistema. Chiedendo un contributo (Cac) ai produttori e utilizzatori di imballaggi e usandolo per implementare la raccolta differenziata.
Qualche numero: nel 2021 Conai ha riconosciuto alle amministrazioni locali italiane quasi 727 milioni di euro (70 milioni in più rispetto al 2020) mentre 445 milioni sono stati destinati al finanziamento di attività di trattamento, riciclo e recupero.
Al momento è circolata solo una bozza del nuovo regolamento: un documento lungo quasi 200 pagine, che tocca diversi ambiti e aspetti della gestione del ciclo di vita degli imballaggi, a partire dalla loro immissione sul mercato. Tanto è bastato a mettere in allerta il mondo delle imprese, perché la proposta «rimette in discussione in Italia il modello di riciclo ormai consolidato e su cui il nostro Paese è al primo posto in Europa. Inoltre, il riciclo sarà oggetto di ulteriore rafforzamento grazie agli investimenti del Pnrr mentre invece questo regolamento rischia di vanificare gli sforzi e gli obiettivi raggiunti finora, andando a creare danni economici tutt’altro che trascurabili lungo l’intera filiera della gestione dei rifiuti», sottolinea Confindustria.
I risultati sono certificati dal Conai: nel 2021 l’Italia ha avviato a riciclo il 73,3% degli imballaggi immessi sul mercato: 10 milioni e 550mila tonnellate. Un risultato che supera abbondantemente il 65% di riciclo totale chiesto dall’Europa entro il 2025. E che arriva all’82% se si sommano i rifiuti usati per produrre energia.








