Economia circolare

Imballaggi, dal riciclo per l’Italia 15,5 miliardi di giro d’affari

Valore aggiunto pari a 3,5 miliardi e sostegno per 35.800 posti di lavoro. Sono i numeri dello studio di Teha sull’impatto delle attività del consorzio Conai

di Sara Deganello

3' di lettura

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Le attività di riciclo e recupero del packaging generate dal sistema Conai, il consorzio nazionale imballaggi, hanno generato in Italia nel 2023 un volume d’affari di 15,5 miliardi. In termini di valore aggiunto il contributo al Pil nazionale è di 3,5 miliardi di euro e ha sostenuto 35.800 posti di lavoro lungo tutta la filiera industriale e dei servizi. Sono i numeri dello studio di The European House Ambrosetti “L’economia circolare degli imballaggi: un valore per il Paese”, presentato a Ecomondo a Rimini, e chiamato ad analizzare l’impatto delle attività di Conai sull’economia italiana.

«Si tratta della filiera allargata che parte dalla raccolta differenziata e arriva alla trasformazione del materiale riciclato in nuovi prodotti», spiega il presidente di Conai Ignazio Capuano, che giudica lo studio, condotto per la prima volta, «una pubblicazione importante, che dimostra ancora una volta come l’economia circolare sia un ramo sempre più importante dell’economia del Paese e come il lavoro del sistema consortile si riveli strategico: non solo a tutela dell’ambiente, che resta un obiettivo primario, ma anche come stimolo per occupazione e crescita».

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«Il sistema rappresentato da Conai e dai consorzi di filiera permette di preservare le risorse e ridurre in modo significativo la dipendenza dalle materie prime vergini: un grande vantaggio che rafforza la competitività delle nostre imprese e ne riduce la vulnerabilità alle oscillazioni del mercato internazionale delle materie prime», aggiunge la direttrice generale del consorzio Simona Fontana.

Il panorama rimane quello di un Paese, l’Italia, che rimane ai primi posti delle classifiche europee legate alla corretta gestione degli imballaggi quando arrivano a fine vita. Nel 2023 il nostro Paese ha riciclato il 75,3% dei suoi rifiuti di packaging (10,5 milioni di tonnellate su 13,9 immesse al consumo). Sommando alle cifre del riciclo quelle del recupero energetico – l’uso del rifiuto come combustibile alternativo per produrre energia – il totale sale a 11,8 milioni di tonnellate: l’85%. «Per il 2024 confermiamo la previsione che anche la plastica raggiunga il 50% di riciclo, un obiettivo europeo per il 2025, quindi raggiunto con un anno di anticipo», dice Capuano.

Il presidente di Conai ricorda come gli imballaggi rappresentino, come peso, l’8% dei rifiuti prodotti in Italia in un anno. Ma contribuiscano in modo significativo ai risultati di circolarità del sistema Italia, essendo pionieri nel settore da 27 anni, a partire dal decreto Ronchi. Per ulteriori sviluppi «si dovrebbe favorire l’uso delle materie prime seconde. Oggi molto spesso vediamo che i materiali vergini, per dinamiche internazionali di mercato, hanno prezzi più bassi rispetto a quelli riciclati. Purtroppo non c’è un riconoscimento a livello economico del loro impatto ambientale».

L’uso di materia prima seconda nei nuovi prodotti è supportato anche dal quadro normativo: la direttiva europea Sup (single plastic use) e il nuovo Regolamento imballaggi (Ppwr) obbligano a un contenuto minimo nei nuovi packaging in plastica, per esempio. La Sup impone che, a partire dal 2025, almeno il 25% del peso delle bottiglie in Pet vendute in un anno in Italia sia in Pet riciclato (una quota che si alza al 30% a partire dal 2030). È un obiettivo raggiungibile? «Come materiale recuperato siamo in grado di fornire il 25% agli operatori che devono poi usarlo», risponde Capuano: «Attenzione tuttavia all’importazione di Pet riciclato da Paesi extra Ue che crea un’asimmetria regolatoria e di mercato, visto che costa meno. Nonché può alterare i nostri coefficienti di riciclo».

Il Ppwr ritocca e amplia la quota di materiale riciclato nei nuovi manufatti dal 2030. Sul regolamento Ue votato ad aprile il presidente di Conai sottolinea come sia «una cornice che dovrà poi essere applicata: aspettiamo gli atti delegati». E ricorda: « Impone la riduzione del peso pro-capite degli imballaggi utilizzati rispetto al 2018, quando la quota di immesso nel mercato era inferiore rispetto ad ora, del 5% nel 2030, del 10% nel 2035 e del 15% nel 2040. È un tema che le imprese devono cominciare a porsi».

A Ecomondo Conai presenta ufficialmente la Fondazione ReMade, proprietaria del primo schema di certificazione accreditato in Italia per la verifica del contenuto di materiale riciclato in un prodotto. «Una certificazione che attesta la tracciabilità della produzione nella filiera produttiva, dalla verifica dell’origine delle materie al prodotto finito certificato» spiega Simona Fontana. Anche per rispondere agli obblighi della Green Claims Directive e della Corporate Sustainability Reporting Directive in vigore per la rendicontazione delle aziende più grandi dal 2025.

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