Economia circolare

Imballaggi, nel 2026 tasso di riciclo verso il 75%

Le stime di Conai, il consorzio nazionale, per la giornata mondiale del riciclo del 18 marzo

di Sara Deganello

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Per l’anno in corso, la percentuale di riciclo degli imballaggi in Italia dovrebbe attestarsi attorno al 75% (quasi 11 milioni di tonnellate). È la stima che fa Conai, il consorzio imballaggi, in occasione della giornata mondiale del riciclo, oggi 18 marzo. La stima è in lieve flessione rispetto all’ultimo dato consolidato (del 2024) pari al 76,7%: è il risultato delle difficoltà che sta attraversando il settore del riciclo in alcune filiere, nonostante un aumento costante dei volumi delle raccolte differenziate superiore a quello dell’immesso al consumo di imballaggi, che si stima supererà abbondantemente i 14 milioni di tonnellate nel 2026 (erano state oltre 13,9 nel 2024).

Ppwr

La crescita della differenziata dovrebbe avvenire anche grazie alle nuove regole del Ppwr, il regolamento Ue sugli imballaggi operativo da agosto 2026, che allarga il perimetro degli articoli conteggiati come packaging (per esempio capsule del caffè e bustine di tè) e traccia i numeri dei market place online.

Loading...

Secondo il presidente di Conai Ignazio Capuano, il cui mandato è stato appena stato prorogato fino a giugno 2027, le stime, in particolare quest’anno, obbligano a prudenza: «La dinamica che osserviamo nei tassi di riciclo è influenzata da fattori di contesto e dinamiche di mercato particolari». Per la carta incide la diminuzione della domanda interna accompagnata da una crescita dell’export. «Per la plastica - aggiunge Capuano - il rallentamento degli ultimi mesi, legato alla bassa convenienza della materia riciclata, è diventato meno forte con l’attuale crisi in Iran che ha fatto salire il prezzo della plastica vergine facendo tornare interessante il riciclato. Bisogna tuttavia facilitare gli sbocchi di mercato del materiale riciclato in modo strutturale, per esempio con crediti di imposta per le aziende che li utilizzano». Per il presidente anche il Ppwr deve tendere a questo, «al momento tuttavia prevale l’incertezza: ci sono ritardi nella legislazione secondaria che deve definire i dettagli della normativa. E l’incertezza non aiuta le aziende a programmare gli investimenti necessari».

Sussidiarietà

Per l’anno iniziato da poco si prevede che sempre più imballaggi a fine vita saranno affidati dai Comuni al sistema rappresentato da Conai e dai consorzi di filiera: più di 5 milioni e mezzo di tonnellate, in crescita rispetto ai 4 milioni e 740.000 del 2024 (ultimo dato consolidato). In un contesto complicato dalla crisi geopolitica, nel 2026 dovrebbe quindi vedersi realizzata l’importanza della sussidiarietà del sistema Conai, così come avvenuto nelle precedenti crisi dell’economia nazionale.

«Il sistema Conai vede aumentare la sua sfera di gestione proprio quando il mercato si ritira per il venir meno della profittabilità dei materiali a riciclo», commenta Capuano, «e lascia spazio al mercato quando il riciclo torna a essere economicamente conveniente». L’evoluzione dello scenario internazionale, nei prossimi mesi, influenzerà pesantemente i risultati 2026 per il sistema Paese.

Valore ambientale

«Sono sempre più urgenti politiche industriali che promuovano l’uso di materiali riciclati di prossimità», ribadisce Capuano. «Non possiamo permetterci di vanificare i benefici del riciclo con le importazioni da fuori Europa: i viaggi dal Far East non sono ambientalmente neutri. Riconoscere, anche economicamente, il valore ambientale del riciclo fatto sui nostri territori è essenziale per non esporre le aziende al rischio di speculazioni ambientali ed economiche».

Tant’è che, già oggi, il tessuto imprenditoriale italiano inizia a investire meno in ecodesign e sostenibilità. «Si tratta di una conseguenza delle incertezze legate al nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, ma anche dell’approccio divergente fra potenze mondiali in questa fase storica», sottolinea Capuano. «Servono regole più chiare per rendere più solide la pianificazione industriale e la fiducia delle imprese, ma è necessario anche far sì che la finanza sia più semplice e accessibile per le piccole-medie imprese», conclude.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti