Il whisky rende più dell’arte: un tesoro a prova di Brexit
di Nicol Degli Innocenti
3' di lettura
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Ambra nel bicchiere, nettare in bocca e oro in tasca. Il whisky scozzese affronta le incognite di Brexit con un doppio successo: vendite in aumento e valore in ascesa. Le esportazioni di whisky, parola che deriva da uisge, il termine gaelico scozzese per l’acqua, sono aumentate a livelli record lo scorso anno: 1,3 milioni di bottiglie per un valore di 4,7 miliardi di sterline. L’Europa è il mercato più grande, ma gli Stati Uniti hanno superato per la prima volta il miliardo di sterline di acquisti e la domanda dall’Asia aumenta a ritmi elevati. Le vendite all’India sono salite del 44% e quelle alla Cina del 35 per cento.
Oltre alla quantità, c’è anche l’aspetto qualità. Secondo il Luxury Investment Index, appena pubblicato da Knight Frank, il whisky scozzese ha superato l’arte diventando l’investimento più redditizio in assoluto, con un rendimento del 40% lo scorso anno, polverizzando il +12% delle monete, il +9% dell’arte e del vino e il +4% dell’oro. Alcuni single malt hanno avuto rendimenti del 600% nell’ultimo decennio.
Bene rifugio per Paperoni
I super-ricchi del mondo alla ricerca di investimenti alternativi hanno trovato nei whisky rari un bene rifugio che ha tutto il prestigio di una tradizione secolare. Il mercato delle vendite sia online sia nelle case d’asta è molto attivo e seguito da intenditori in tutti i continenti. Nel novembre scorso da Christie’s a Londra una bottiglia di Macallan del 1926 è stata venduta per la cifra record di 1,5 milioni di dollari.
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