Lo studio

Il volontariato in Italia e in Europa: numeri, tendenze e sfide

Solo in Italia, ci sono 4,6 milioni di volontari e 360 mila associazioni non profit.

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna).

5' di lettura

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Dalla cultura alla sanità, passando per la difesa dell’ambiente e lo sport. È l’esercito dei volontari. Che in Italia conta 4,6 milioni di persone che, quotidianamente e senza un tornaconto economico, si impegnano per fare qualcosa per gli altri in circa 360 mila associazioni non profit.

Numeri che crescono in maniera importante quando la platea si allarga all’intero territorio dell’Unione Europea. Nell’ambito dei Paesi Ue si registrano complessivamente (secondo i dati riportati da Salamon e Sokolowski nella loro ricerca sul terzo settore europeo) 29,1 milioni di persone che operano nel settore, il 55% a titolo gratuito: oltre 16 milioni di volontari in tutta Europa (considerando oltre ai Paesi UE anche Gran Bretagna e Norvegia) che, senza una ricompensa in denaro, prestano la propria opera al servizio degli altri.

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Volontariato organizzato

I numeri di cui si parla riguardano il cosiddetto “volontariato organizzato”, ossia quello di persone che operano nelle organizzazioni senza scopo di lucro. Benché i numeri siano importanti ed elevati, il settore deve fare i conto con la «crisi di vocazioni», perché il numero di coloro che decidono di dedicarsi agli altri e “regalare” una parte del proprio tempo si riduce. I dati arrivano dal raffronto tra il censimento del 2015 e quello del 2021.

Quasi un milione di volontari in meno in 6 anni

Nell’arco di sei anni, 900 mila persone hanno smesso di fare volontariato. Per i responsabili delle organizzazioni di volontariato e dei centri studi, si tratta di un dato che va letto nell’ambito di un contesto che deve tenere conto del calo demografico e quindi deve essere considerato “fisiologico”.

Vince il Nord Italia, ma primeggiano anche due regioni del Sud

Quanto alla distribuzione in Italia, il grosso è concentrato al Nord anche se regioni come la Sardegna e la Basilicata hanno valori superiori alla media nazionale che vede il 7,8% degli abitanti svolgere attività di volontariato. Il Trentino-Alto Adige è la Regione in cui è più alto il rapporto tra volontari e popolazione residente: qui più di 1 persona su 5 fa volontariato. Questa Regione, che nel 2024 ha anche ospitato a Trento la Capitale Europea del Volontariato ha una tradizione molto forte e radicata.

I dati dell’ultimo censimento permettono anche di conoscere la divisione dei volontari. La maggioranza delle persone in età adulta che partecipa all’attività di associazioni senza scopo di lucro è composta, nel 58,3% dei casi da maschi.

Se, però, la soglia di riferimento si abbassa, e quindi si prende in considerazione lo spazio sino ai 18 anni, si scopre che la divisione è al 50% tra maschi e femmine. Nel segmento superiore, invece, la maggior parte dei volontari è composta da ragazze.

Il quadro europeo

Nel 2022 la percentuale di coloro di età pari o superiore a 16 anni che hanno dichiarato di aver partecipato al volontariato formale (attraverso attività di volontariato formale per mezzo di un’organizzazione o un gruppo per aiutare le persone, l’ambiente, gli animali), nell’Unione europea era del 10,3 % per le persone con disabilità e del 13,0 % senza disabilità. Per quanto riguarda il volontariato informale (come aiutare altre persone a cucinare, portare a spasso il proprio cane o fare la spesa per loro), la quota variava tra il 13,3% per le persone con disabilità e il 14,7% per le persone senza disabilità.

Tra i 16 e i 44 anni la partecipazione più alta

I dati di Eurostat evidenziano anche un altro aspetto: «Le persone di età compresa tra 16 e 44 anni con disabilità avevano tassi di partecipazione più elevati rispetto alle loro controparti senza disabilità: 14,8% contro 12,8% per il volontariato formale, 19,5% rispetto al 14,7% per il volontariato informale e 12,4% contro 8,5% per la cittadinanza attiva». Per contro, per le persone di età pari o superiore a 65 anni, i tassi di partecipazione erano notevolmente più bassi per le persone con disabilità. «Ad esempio - chiarisce il rapporto -, la quota di volontariato formale è stata del 7,7% per le persone con disabilità rispetto al 13,5% per le persone senza disabilità, e nel volontariato informale è stata dell’8,9% rispetto al 14,5%».

Il caso spagnolo

Secondo l’Observatorio del Voluntariado, un’iniziativa della Plataforma del Voluntariado de España promossa dal Ministero dei Diritti Sociali e dell’Agenda 2030, nel 2022 circa 330.000 persone con disabilità hanno partecipato ad attività di volontariato in Spagna. Ogni giorno, dunque, circa 39.000 persone con disabilità sono impegnate in iniziative di volontariato su tutto il territorio nazionale.

Un’analisi più approfondita dei dati evidenzia che le persone con disabilità fisiche o organiche sono maggiormente rappresentate tra i volontari rispetto ad altre tipologie di disabilità. In particolare, il 65,1% degli intervistati ha dichiarato di avere una disabilità fisica o organica, seguiti da coloro con disabilità psicosociale (18,5%) e visiva (15,4%). In coda alla classifica si trovano le persone con disabilità cognitive (10,7%) e uditive (7,7%).

Il profilo dei volontari con disabilità

Il volontariato tra le persone con disabilità presenta una minore incidenza femminile rispetto alla popolazione generale: il 49,7% dei volontari con disabilità sono donne, mentre il 45,2% sono uomini. Per quanto riguarda la fascia d’età, il gruppo più rappresentato è quello tra i 55 e i 64 anni (27,5%), a differenza della popolazione generale dei volontari, dove il segmento più attivo è quello tra i 45 e i 54 anni (20,4%).

In termini di settori di attività, il 50,7% dei volontari con disabilità opera nell’ambito del volontariato sociale, un dato in linea con la popolazione generale. Seguono il settore del tempo libero (29,6%), quello socio-sanitario (25,1%), l’istruzione (23,5%) e il volontariato comunitario (20,4%). Gli altri ambiti registrano percentuali inferiori al 10%: sport (9,9%), ambiente e protezione degli animali (8,6%), promozione culturale (7,2%) e, fanalino di coda, protezione civile e cooperazione internazionale (5,5%).

I dati Eurostat confermano questa tendenza: il volontariato formale tra i giovani di 16-44 anni si attesta al 10,6%, tra i 45-64enni al 9,8% e tra gli over 65 al 5,8%.

Le ragioni dietro i numeri

L’Observatorio del Voluntariado sottolinea che il tasso di volontariato tra le persone con disabilità è molto simile alla loro incidenza nella popolazione generale, suggerendo una buona penetrazione del fenomeno nel settore della disabilità. Tuttavia, emerge una distribuzione non omogenea: la prevalenza della disabilità fisica rispetto ad altre tipologie suggerisce la presenza di barriere più marcate per alcuni gruppi.

Uno degli aspetti chiave riguarda l’età avanzata dei volontari con disabilità, un fenomeno che potrebbe essere legato allo stigma e alla convinzione diffusa di una loro scarsa autonomia. Inoltre, si osserva che i volontari con disabilità tendono a operare all’interno delle stesse organizzazioni di cui sono utenti o di cui lo è un familiare.

Le iniziative istituzionali per l’inclusione

Sul piano normativo, la Spagna ha introdotto misure per favorire la partecipazione attiva delle persone con disabilità al volontariato. Il progetto di Regio Decreto per l’attuazione della Legge 45/2015 sul volontariato prevede che l’Amministrazione Generale dello Stato, in collaborazione con sindacati, federazioni e confederazioni di enti del terzo settore, adotti le misure necessarie per trasformare le persone con disabilità in protagonisti dell’azione volontaria. L’obiettivo è garantire il loro diritto a una vita indipendente e alla partecipazione alla vita pubblica, come sancito dalla Legge Generale sui diritti delle persone con disabilità e sulla loro inclusione sociale.

Queste iniziative puntano a superare le barriere ancora esistenti e a rendere il volontariato un’opportunità accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni personali.

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato realizzato con il contributo di Ana Somavilla ((El Confidencial, Spagna).

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