L’ultimo salto di qualità è stato segnalato dall’Oms, che ha riferito di un primo contagio da uomo a uomo fuori dalla Cina: si tratta di un caso in Vietnam una persona mai stata in Cina ma che era «familiare» con un’altra che aveva visitato Wuhan. E la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che il rischio globale derivante dal coronavirus cinese è «elevato», ammettendo un errore nei suoi precedenti rapporti in cui riferiva che il rischio fosse «moderato».
L'ultimo rapporto dell’organismo Onu, diffuso domenica sera, ha rilevato un rischio «molto alto in Cina, alto a livello regionale e alto a livello globale». In una nota aggiunge che nelle comunicazioni dei giorni precedenti era stato detto «erroneamente» che il rischio era «moderato», ha spiegato la portavoce Fadela Chaib.
Il blocco ai trasporti
In Cina, per tentare un contenimento, si innalzano nuove barriere, dopo aver isolato 56 milioni di persone, bloccato i viaggi organizzati all’estero, interrotto feste e istituito controlli a tappeto su tutti i mezzi di trasporto. Diverse città del nord, come Pechino, Tientsin e Xian, hanno annunciato la sospensione delle linee di autobus a lunga percorrenza che le collegano al resto del paese.
A est, la provincia di Shandong, con 100 milioni di abitanti, ha fatto lo stesso. A Hong Kong, dove è stato dichiarato lo stato d’emergenza, è scattata una protesta contro la quarantena e la tensione è salita alle stelle quando alcuni manifestanti hanno assaltato un ospedale. Quanto a Wuhan, epicentro della malattia, è ormai una città fantasma, dove chi può resta barricato in casa. Per chi è costretto a uscire per farsi visitare, si devono attendere delle ore prima di vedere un medico.
E gli ospedali sono al collasso, tanto che proseguono a ritmo forsennato i lavori per finire il nuovo maxi-ospedale dedicato al coronavirus entro i tempi previsti, ossia tra pochi giorni. Ma l’emergenza appare lontanissima dall'essere risolta: il sindaco ha dichiarato di attendersi «almeno un migliaio di contagi in più».