Il viaggio di Dolce&Gabbana nell’identità mai perduta
I creativi: «Abbiamo chiamato la collezione Identity, che per noi significa restare fedeli a noi stessi e alla ricerca che abbiamo portato avanti in oltre 40 anni di lavoro insieme»
2' di lettura
2' di lettura
«This show reminded me why I’ve always been in love with the brand»: è un commento rubato a una buyer americana che ben riassume lo spirito della collezione presentata ieri da Dolce&Gabbana. «Questa sfilata mi ha ricordato perché sono da sempre innamorato del marchio»: parole che riecheggiano quelle usate da Domenico Dolce e Stefano Gabbana per presentare capi e accessori del prossimo autunno-inverno. «Abbiamo chiamato la collezione Identity, che per noi significa restare fedeli a noi stessi e alla ricerca che abbiamo portato avanti in oltre 40 anni di lavoro insieme. Ricerca significa esplorazione stilistica e sui materiali, avendo alcune stelle polari, a cominciare dalla Sicilia a da tutto ciò che per noi evoca».
Non un esercizio di nostalgia, né “semplici” variazioni su temi come il pizzo, le trasparenze, la maglieria fatta a mano, la sensualità fatta di tacchi a spillo e scollature. Piuttosto, un’altra prova di come i due stilisti e imprenditori guardino oggi al mondo della moda e all’essenza del loro lavoro. «Abbiamo la fortuna di essere i direttori creativi del marchio che abbiamo fondato e del quale abbiamo deciso, fin dal 1984, ogni piccolo o grande passo - proseguono -. La moda è cambiamento, ascolto della società, riflesso della cultura del momento e quindi è per definizione in costante evoluzione. Ma per noi che la facciamo e continuiamo ad amarla profondamente, la chiave è non tradire mai la nostra essenza, i punti di riferimento che abbiamo sempre avuto e che, stagione dopo stagione, rafforzano, appunto, la nostra identità».
È da leggere in questa chiave la presenza alla sfilata di Madonna, che Domenico Dolce e Stefano Gabbana frequentano (e vestono) da decenni e con la quale condividono l’inizio dei rispettivi percorsi di successo, negli anni 80. Chi meglio di Madonna incarna l’idea di “cambiare restando fedeli a sé stessi”? Un pizzico di nostalgia inevitabilmente c’è, almeno per chi osserva - giornalisti, soprattutto, crediamo -: se la creatività e la passione di stilisti come Domenico Dolce e Stefano Gabbana e di star come Madonna hanno attraversato indenni oltre quarant’anni, lo stesso non si può dire dell’industria della moda nel suo complesso, che non a caso sta attraversando un rallentamento globale.
Collezioni come quelle di Dolce&Gabbana riconciliano con la moda e con la sua potenziale magia, ossia la possibilità che dà a ognuno di esprimere attraverso vestiti e accessori personalità o umori del momento. In fondo la “lezione” della sfilata di ieri è semplice: non c’è cosa più pericolosa, nella vita di ognuno di noi, di vivere senza un’identità o senza dare alla propria identità il giusto valore. Vale per le persone e per i marchi: basti pensare alla sfilata Prada (si veda Il Sole 24 Ore di venerdì), tutta giocata sulla sua storia, e a Gucci, disperatamente, potremmo dire, alla ricerca di un’identità perduta.









