Cina-Taiwan, duello in Africa: il caso eSwatini e la politica dei dazi zero
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
di Alessia Maccaferri
5' di lettura
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Grandi laboratori automatizzati, disposti su più piani, per coltivare ortaggi e frutta e soddisfare i bisogni alimentari, soprattutto nelle grandi città. È il vertical farming, una tecnologia diffusa da qualche anno, che consente di ridurre il consumo di suolo e di risorse naturali.
Anche in Italia iniziano a crescere realtà significative: in queste settimane è pronta al lancio commerciale la produzione di Planet Farms, con una struttura di 9mila metri quadrati a Cavenago alle porte di Milano, mentre Agricola Moderna distribuisce da tempo i suoi prodotti attraverso i canali di Carrefour e di Cortilia.
Il vertical farming consente un minor consumo di risorse naturali: per esempio per produrre un chilo di lattuga in campo aperto, secondo Plant Labs, sono necessari 250 litri di acqua, che scendono a 20 in serra e un litro in vertical farm. Allo stesso modo per quanto riguarda il suolo, in campo aperto, in un metro quadrato si producono 3,9 chili di lattuga all’anno, che salgono a 41 in serra e tra gli 80 e i 120 in vertical farm.
Inoltre l’ambiente controllato permette di ridurre o annullare l’utilizzo dei pesticidi e la vicinanza delle vertical farm ai consumatori taglia le emissioni dovute ai trasporti. Inoltre il sistema è efficiente perché insensibile alla meteo e a eventi avversi che sappiamo essere sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico.
Per PlantLabs, la vertical farm è una soluzione molto buona ma va integrata con le altre. Non solo. Restano irrisolti alcuni aspetti come il consumo di energia elettrica che sappiamo essere in gran parte ancora dipendente da fonti fossili. Anche su questo la ricerca sta facendo passi avanti.