Il vero rischio della longevità? Una crisi dei conti pubblici
A Longevity 21, il mondo delle assicurazioni e delle pensioni si interroga sugli effetti economici di una possibile rivoluzione anti-aging. Sullo sfondo, il rischio di nuove pressioni su pensioni e debito pubblico
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Se la medicina riuscisse davvero a rallentare l’invecchiamento umano, il primo problema potrebbe non essere sanitario, ma finanziario.
Chiedilo al Sole
È una delle riflessioni più provocatorie emerse da Longevity 21, la conferenza internazionale dedicata ai rischi di longevità e mortalità tenutasi questa settimana all’Università La Sapienza di Roma in collaborazione con la Bayes Business School della City University di Londra.
Per decenni l’allungamento della vita è stato considerato un indicatore di progresso. Oggi, però, una parte crescente del settore finanziario si interroga sulle conseguenze economiche di questa trasformazione demografica: per pensioni, assicurazioni e finanze pubbliche vivere più a lungo significa anche dover sostenere impegni economici per periodi molto più estesi.
E se l’aumento della speranza di vita non fosse graduale ma improvviso? È la domanda posta da Guy Coughlan, Chief Operating Officer di Clota Varde, membro dell’Advisory Board di Longitude Solutions e consigliere non esecutivo di J.P. Morgan Pension Trustees. Coughlan ha invitato il settore a prepararsi a uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato fantascientifico: l’arrivo di terapie in grado di modificare significativamente il processo biologico dell’invecchiamento.
Secondo lo scenario illustrato alla conferenza, una combinazione di intelligenza artificiale applicata alla ricerca farmaceutica, nuove conoscenze biologiche e riutilizzo di farmaci esistenti potrebbe aumentare la speranza di vita di un sessantacinquenne di circa dieci anni e quella di un quarantenne di quasi vent’anni. La conseguenza, ha spiegato Coughlan, sarebbe immediata: «Il rischio legato alla longevità sarà rivalutato dai mercati prima ancora che le persone inizino effettivamente a vivere più a lungo».







