Gli incentivi

Il Veneto in prima linea per le comunità energetiche

L’obiettivo è rendere la regione sempre più autonoma in un quadro che prevede anche l’uso di fotovoltaico, idrogeno, biogas e biometano

di Barbara Ganz e Valeria Zanetti

In Veneto è stata approvata una legge regionale (numero 16/22) che colloca le Cer nella rosa delle strategie per raggiungere l’autonomia energetica

3' di lettura

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Le Comunità energetiche rinnovabili mettono il turbo in Veneto. A dare un contributo determinante è stata la pubblicazione, il 24 gennaio scorso, dell’atteso decreto attuativo del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase) che dà impulso alle cosiddette Cer, aggregazioni di famiglie, imprese, enti pubblici, religiosi o del Terzo settore che si associano per condividere l’energia prodotta da impianti alimentati da fonte green in un territorio definito.

Il provvedimento deriva dal recepimento della direttiva europea Red II. Il Veneto arriva a questo passaggio forte di una legge regionale (numero 16/22) approvata un anno e mezzo fa, che colloca le Cer nella rosa delle strategie per raggiungere l’autonomia energetica. In aggiunta, la Regione, in attesa del decreto, ha approvato a dicembre un bando di finanziamento che sostiene la creazione e lo sviluppo di nuove comunità, per un impegno di un milione di euro.

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La domanda di contributo deve essere presentata al Sistema informativo unificato entro pochi giorni, cioè non oltre le ore 17 del 29 febbraio. L’agevolazione, in forma di contributo a fondo perduto, è pari al 80% della spesa ammissibile e non può superare i 30mila euro, mentre non saranno valutate le proposte dal valore inferiore a 10mila euro. A conti fatti, le comunità sostenute potranno essere almeno 33.

Il decreto del Mase assicura un ulteriore aiuto per promuovere lo sviluppo delle Cer, che in virtù delle novità normative diventano soggetto giuridico. Primo, fissa un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi, finanziato con risorse del Pnrr, per la realizzazione di impianti da parte dei Comuni sotto i 5mila abitanti che supporterà lo sviluppo di due gigawatt complessivi. Secondo, stabilisce una tariffa incentivante garantita sull’energia rinnovabile prodotta e condivisa valida su tutto il territorio nazionale. I benefici sono cumulabili.

Le imprese potranno partecipare alle Cer, beneficiando solo di una parte degli incentivi maturati. I dubbi che restano dovrebbero essere sciolti dal Gse entro 40 giorni dalla pubblicazione del testo attuativo. Ad esempio, non è ancora chiaro se gli impianti fotovoltaici a terra o in forma di agrivoltaico installati in aree agricole idonee potranno essere incentivati, come le pubbliche amministrazioni potranno aderire alle Cer, quale possibilità avranno le grandi imprese o le imprese energetiche di contribuire alla crescita delle Cer, pur non essendone socie.

«La costituzione delle comunità ci aiuterà a diventare più autonomi sul fronte energetico: obiettivo, questo, del nuovo Piano energetico regionale, a breve in approvazione (che si basa anche sullo sviluppo di fotovoltaico, idrogeno, biogas e biometano, ndr)», spiega l’assessore regionale allo Sviluppo economico ed energia, Roberto Marcato.

L’interesse è molto alto: in 600 soggetti si sono accreditati per partecipare all’incontro sulle modalità di accesso al bando, «prima iniziativa, che stanzia un milione di euro per gli aspetti amministrativi – precisa Marcato - cui seguiranno poi tutti gli altri bandi per facilitare l’effettiva costituzione delle Comunità energetiche per le quali saranno messi a disposizione 10 milioni di euro».

Le associazioni di categoria sono pronte ad incoraggiare la partecipazione delle imprese. «Le Cer possono diventare occasione di risparmio per le aziende e per la comunità in cui sono inserite. Inoltre possono costituire opportunità di lavoro in particolare per le attività dell’impiantistica», è la valutazione del presidente Cna Veneto, Moreno De Col.

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