Flotte aziendali, ecco perché il problema del valore residuo frena la corsa delle auto elettriche
I modelli con trazione totalmente a batteria sono in affanno nel settore del noleggio a breve e a lungo termine. Scontano, al contrario delle full hybrid, difficoltà di gestione quotidiana e una scarsa rivendibilità a fine locazione
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E’ sotto gli occhi di tutti. L’auto elettrica nel mondo del noleggio è, al momento, un flop. E lo è soprattutto in quello a breve termine, ma le Bev non stanno bene neppure in quello a lungo termine. È un dato di fatto dal quale cogliere una lezione: a decidere sono sempre i consumatori e le imposizioni dall’alto funzionano poco e gli storytelling delle lobby green ancora meno.
Questo non vuol dire che non sia necessario avere flotte più pulite ed ecocompatibili, ma solo che il mercato ha bisogno di tempo per adeguarsi e per evolvere. L’armatevi e partite all’armata Brancaleone della crociata verde non funziona e non ha funzionato.
Lo si è visto con i primi gruppi mondiali del noleggio che hanno ceduto, o stanno cedendo, le flotte elettriche. Emblematico è il caso di Hertz che ai primi dell’anno ha fatto retromarcia sulle vetture a ioni di litio, comprese moltissime Tesla, per acquisire modelli a benzina. Addirittura si è dimesso il ceo, Stephen Scherer, che aveva deciso di comprare ben 100mila Tesla, dopo una trimestrale da panico e paura: perdita di 348 milioni di dollari nel quarto trimestre del 2023, contro un profitto di 116 milioni di dollari nello stesso periodo dell’anno precedente.
Andiamo al punto: perché le elettriche non funzionano nel rent-a-car? La risposta è semplice e non ci voleva un guru delle mobilità dolce a capire che se uno, abituato a usare un’auto termica, arriva a Francoforte, Catania o New York e deve noleggiare all’aeroporto, non può avere come prima esperienza quella di mettersi al volante di una e-car. E anche se fosse abituato a usare una bev (e ricaricarla) comunque non è molto comodo, con poco tempo a disposizione per trovare anche quello necessario per restituire la vettura con il pieno di energia (dopo aver trovato una colonnina libera). Con un’auto a benzina è questione di cinque minuti non di ore. E con il “rent-a-bev” dunque si finisce per noleggiare un’automobile per ricaricarla. In una parola: assurdo.
«Infatti- spiega Pier Luigi del Viscovo, fondatore e direttore del Centro Studi Fleet&Mobility - è il rent-a-car ad avere problemi, perché il cliente non vuole il pensiero di ricaricare, specie alla riconsegna per evitare addebiti per mancato rifornimento».





