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Il tumore spinge il sistema immunitario a tradirci: ecco la proteina che può fermarlo

Individuata la Migration and Invasion Inhibitory Protein capace di impedire al tumore di “riprogrammare” le nostre difese e diventare sempre più invasivo

di Maria Rita Montebelli

Researcher working with microplate panel for diseases diagnosis in the laboratory. Doctor working with microplate for elisa analysis angellodeco - stock.adobe.com

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Il cancro del colon non è solo una questione di cellule impazzite che crescono senza controllo. È, sempre di più, una storia di relazioni sbagliate. E di alleanze pericolose. Quella tra il tumore stesso e il nostro sistema immunitario che, invece di difenderci, finisce per dare una mano al nemico. Ed è proprio nel contesto di questo gioco ambiguo che arriva una scoperta in grado di interrompere questo ‘dirottamento’ e, in prospettiva anche di portare a nuove cure.

Un gruppo di ricercatori cinesi (primo nome Shuai Chen dell’Istituto di Oncologia dell’Università di Tianjin) ha individuato una proteina, la MIIP (Migration and Invasion Inhibitory Protein), che potrebbe avere un ruolo decisivo: agisce infatti come un freno nascosto, capace di impedire al tumore di “riprogrammare” le nostre difese e di dirigerle contro di lui. Quando questo freno funziona, il sistema immunitario resta dalla parte giusta e combatte il tumore. Quando invece viene bloccato, il tumore prende il controllo della situazione, diventando sempre più invasivo.

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La biologia dei tumori

Per capire perché MIIP è così importante, bisogna affacciarsi su uno dei meccanismi più affascinanti e inquietanti della biologia dei tumori. I macrofagi sono le cellule del sistema immunitario che dovrebbero trovarsi sempre in prima linea contro le minacce. Ma in presenza di un tumore a volte vengono ‘convinti’ a cambiare schieramento e a diventare complici del nemico. Nella loro versione “M2”, invece di attaccare, ‘proteggono’ le cellule tumorali, ne favoriscono la crescita e soprattutto la diffusione ad altri organi, preparando in pratica il terreno per le metastasi, che sono la vera causa di mortalità oncologica nella maggior parte dei casi.

Ed è qui entra in gioco la proteina MIIP. Lo studio pubblicato su Cancer Biology & Medicine dimostra che questa proteina è in grado di bloccare il segnale che trasforma i macrofagi in alleati del tumore. È come se impedisse al cancro di ‘parlare’ con il sistema immunitario e, così facendo, di manipolarlo. Quando la MIIP è presente in quantità adeguata, questo dialogo tossico si interrompe e il tumore perde uno dei suoi alleati principali: un sistema immunitario ‘corrotto’ a suo favore.

Al contrario, quando la proteina MIIP manca o è scarsa, si attiva una complessa catena di segnali (asse STING–NFκB2–IL10) che ribalta completamente la situazione. Le cellule tumorali iniziano a produrre sostanze che ‘addormentano’ la risposta immunitaria e trasformano i macrofagi in alleati potenti della malattia. Da qui, si innesca un circolo vizioso: più il tumore cresce, più rafforza il suo sistema di auto-protezione, diventando così sempre più difficile da colpire.

L’esito dei modelli sperimentali

E non si tratta di sola teoria. Nei modelli sperimentali, aumentare la MIIP significa contenere il volume dei tumori, meno metastasi e un ambiente immunitario meno favorevole allo sviluppo del cancro. E un piccolo dettaglio ha fatto alzare le antenne dei ricercatori: intervenendo su uno dei passaggi chiave di questo circuito, il segnale STING, è possibile addirittura invertire il processo. Tradotto in pratica, questo significa che, almeno in teoria, sarebbe possibile trasformare un tumore ‘invisibile’ al sistema immunitario in un bersaglio ben evidente e dunque attaccabile.

È questo il passaggio (e la grande speranza) che rende questa scoperta molto più di una bella notizia da laboratorio. Oggi una delle grandi sfide dell’oncologia è proprio questa: molti tumori del colon non rispondono all’immunoterapia, che ha rivoluzionato la storia naturale e la prognosi di altri tipi di tumore. E questo perché molti di questi tumori sono ‘freddi’ (non riescono ad attivare una risposta immunitaria antitumorale efficace) e quindi non responsivi all’immunoterapia. Riuscire a capire come ‘scaldarli’ è una delle chiavi del futuro del trattamento.

Nuove prospettive terapeutiche

E la MIIP potrebbe rappresentare un valido strumento in questo senso. Non solo come ‘potenziatore’ dell’immunoterapia, ma anche come biomarcatore per capire quali pazienti hanno più chance di rispondere a certe terapie. Il che significa, meno tentativi di trattamento a vuoto e terapie più su misura ed efficaci.

Questa scoperta apre insomma a nuove possibilità di immunoterapia di precisione per il tumore del colon retto, ma apre anche nuove più ampie prospettive. È una rivoluzione anche concettuale: non si tratta più soltanto di distruggere il tumore, ma di riscrivere le regole dell’ambiente nel quale si sviluppa (il microambiente tumorale) e di rimodulare il comportamento delle cellule immunitarie.

La MIIP infatti potrebbe privare il cancro dei suoi complici interni, delle cellule del sistema immunitario ‘hackerate’. Perché in questo caso il problema non è solo il nemico, ma anche e soprattutto chi lo sta aiutando, pur senza saperlo.

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