Il ricordo

Il terremoto del Friuli 49 anni dopo, esempio di resilienza

La scossa era arrivata, magnitudo 6.5 della scala Richter, alle 21 del 6 maggio 1976 - La ricostruzione e la nascita della Protezione civile

 Gemona dopo il terremoto in Friuli. (AGF)

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Sono passati 49 anni dal terremoto - chiamato Orcolat, che deriva dal friulano orcul, “orco”, il mostruoso essere che la tradizione popolare indica come causa dei terremoti in Friuli e che, a partire dal 1976, è divenuto sinonimo del sisma - che ha segnato la storia del Friuli e non solo. La scossa era arrivata, magnitudo 6.5 della scala Richter, alle 21 del 6 maggio 1976, con ulteriori scosse l’11 e 15 settembre: il quinto peggior evento sismico che abbia colpito l’Italia nel ’900. Oggi il ricordo va alla distruzione che ne seguì, ma anche alla ricostruzione come modello di efficienza e di resilienza.

Prima le fabbriche

Nell’immediatezza del terremoto erano 30mila i dipendenti rimasti senza lavoro a causa dei danni patiti dalle aziende, ma in pochi mesi riassorbiti nel ciclo produttivo tanto che gli occupati nel settore industriale aumentarono sensibilmente tra il 1978 e il 1979. “Prima le fabbriche”, fu la scelta compiuta dallo Stato e dalla Regione fu di intervenire prioritariamente a favore delle attività industriali e artigianali nelle zone colpite dal sisma. Questo consentì di recuperare in tempi molto contenuti le potenzialità produttive ridando fiducia e prospettive occupazionali alle popolazioni. Alla Fantoni di Osoppo, il 7 maggio, gli operai si presentarono davanti ai cancelli del mobilificio distrutto per rimuovere le macerie e iniziare a ricostruire i capannoni.

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Il ricordo

«Il terremoto del 6 maggio 1976 ha rappresentato per il Friuli un momento drammatico, in cui hanno perso la vita quasi 1000 persone e interi paesi sono stati distrutti. Farne memoria a 49 anni di distanza significa innanzitutto ricordare le vittime e coloro che hanno perso gli affetti più cari», scrive in una nota, il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, Massimo Moretuzzo, nell’anniversario del sisma che colpì il Friuli. «La memoria del terremoto in Friuli - prosegue Moretuzzo - ci restituisce anche l’esempio straordinario dell’esercizio dell’autonomia al servizio della comunità della nostra terra e l’attivismo delle friulane e dei friulani: partecipazione democratica nelle decisioni, forme di autogestione, senso di appartenenza, determinazione hanno caratterizzato la ricostruzione post sisma. Un esempio per l’oggi».

«Oggi ricordiamo e rendiamo onore alla forza e all’unità che mossero le comunità del Friuli 49 anni fa a seguito del terremoto che colpì il cuore del Friuli. Quei valori, che guidarono l’azione di cittadini e amministratori, restano tutt’oggi un esempio da seguire, sia nella forza di rialzarsi, sia nello spirito di coesione e solidarietà che sta contraddistinguendo anche oggi la nostra comunità regionale», affermano, in una nota, i consiglieri regionali del Partito democratico in occasione delle commemorazioni del 49esimo anniversario del terremoto che il 6 maggio del 1976 colpì il Friuli.

«Quella tragedia segna una rinascita che per i secoli a venire sarà simbolo di solidarietà e riscossa», sottolinea in una nota il consigliere regionale Furio Honsell (Open Sinistra Fvg).

Rinascita e autonomia

«Un dramma che ha segnato profondamente la storia di questa terra, ma che ha anche visto la straordinaria capacità di rinascita e solidarietà del nostro popolo», sono le parole che il Consigliere regionale Mauro Di Bert, capogruppo di Fedriga presidente

«Sono passati quarantanove anni dal devastante terremoto che il 6 maggio 1976 ha sconvolto il Friuli, causando quasi mille vittime, radendo al suolo palazzi e interi paesi e provocando circa 45mila senzatetto. Quel sisma, tra i più devastanti della storia repubblicana, ha scosso profondamente il Friuli e i friulani ma ha anche generato un percorso unico di ricostruzione, rinascita e coesione. Il Friuli ha saputo rialzarsi con dignità e determinazione, dando vita a un modello virtuoso di sviluppo sociale, economico e imprenditoriale. Le istituzioni locali, i cittadini e il tessuto produttivo hanno imparato a collaborare in modo esemplare, dimostrando che anche dalle macerie può fare capolino una nuova speranza», afferma il gruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, con Andrea Cabibbo, Roberto Novelli e Michele Lobianco, nel ricordare che «proprio in quelle circostanze drammatiche ha preso forma un’esperienza destinata a cambiare per sempre il nostro Paese, ovvero l’origine della protezione civile italiana. Nata dalla necessità di coordinare efficacemente gli interventi di soccorso e ricostruzione, si è affermata negli anni come un caposaldo fondamentale per la gestione delle emergenze, simbolo di efficienza e solidarietà. Quell’esperienza ha dato ulteriore sostanza anche al concetto stesso di autonomia, intesa come esercizio responsabile e proattivo della gestione del territorio».

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