Auto & mobilità aziendale

Il lungo termine cresce del 10% ma solo grazie al mercato captive

Targhe in aumento di oltre 30mila unità: al di fuori delle immatricolazioni interne dei costruttori, molti operatori registrano volumi inferiori

di Pier Luigi del Viscovo

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Il noleggio a lungo termine (Nlt) si avvia a chiudere un anno di crescita delle immatricolazioni superiore al 10 per cento. A fine novembre erano 324mila rispetto alle 291mila dello scorso anno, pari periodo. Sono avanti di 34mila targhe e magari a fine anno potrebbero essere di più. Una ripresa repentina dopo la battuta d’arresto del 2024 pari al meno 18%, che tuttavia scontava un 2023 in cui erano stati scaricati molti ordini vecchi che i costruttori avevano mancato di consegnare. Tutto bene, dunque? Forse. Se analizziamo meglio, scopriamo che quelle 34mila immatricolazioni in più sono frutto delle società captive, ossia parte di una casa automobilistica, che hanno targato negli undici mesi circa 50mila auto in più. Di contro, gli altri noleggiatori sono indietro di quindicimila auto. Lecito chiedersi quante di quelle in eccesso siano state km0 utili ai costruttori per bilanciare il mix di auto elettriche e schivare o ammorbidire le multe.

Se dunque il mercato vero presenta almeno una battuta d’arresto, sorge la domanda se sia lecito credere che il noleggio a lungo termine abbia davanti anni normali in cui continuare a operare con le medesime logiche, in una sorta di business-as-usual, nonostante il settore auto sia attraversato da una trasformazione mai vista prima. La tentazione è forte. Dopotutto, da quando questo servizio è sbarcato in Italia ormai quarant’anni fa, la domanda è sempre stata quanto crescerà e mai se. Tutt’intorno, crisi ce ne sono state, nell’auto come nella finanza e nella moneta. I contraccolpi sono stati avvertiti nell’Nlt, flotta e fatturato magari registravano una lieve esitazione, ma il trend positivo proseguiva.

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Inoltre, gli operatori hanno sempre saputo che c’era l’altra grande prateria da esplorare e conquistare, quella delle auto personali, con partita Iva o codice fiscale. Clienti che in verità si stanno mostrando più ostici delle previsioni dei noleggiatori, i quali forse erano stati un tantino leggeri: noi forniamo intere flotte a grandi multinazionali, che problema potrà mai darci un dentista di provincia? In effetti, il potere contrattuale è tutto sbilanciato a favore del noleggiatore. Eppure, questi clienti, più simili ai consumatori che ai dipendenti, stanno esitando. Dal 2019 al 2024 la loro flotta in Nlt è cresciuta in media ogni anno di appena 6.400 unità, tanto che la loro quota sul totale delle vetture in Nlt è passata dal 15 al 13%, segno che le aziende, ossia il mercato maturo, nel frattempo sono cresciute di più. I noleggiatori hanno iniziato a convincersi, correttamente e pure finalmente, che forse il loro prodotto dovesse subire qualche adattamento, che così com’è non sia proprio indicato per piccoli clienti con abitudini, bisogni e valori diversi da una flotta. Tutto giusto, ma forse c’è dell’altro. Questo nuovo mercato è popolato da gente strana, che pensa con la propria testa e poi decide anche con la pancia, sono attenti a quanto spendono ma soprattutto tengono molto a essere proprietari, che non significa necessariamente essere i pronipoti del Mastro Don Gesualdo di verghiana memoria, quello fissato con la “roba”. A parte la consapevolezza che il padrone coi suoi occhi, e sarà pure un detto ma è vero, ingrassa il cavallo, dietro questa preferenza magari si cela quella libertà di decidere le cose della macchina, senza vincoli esterni.

La libertà, un valore su cui i noleggiatori una riflessione dovrebbero spenderla, e non solo per i privati. Il noleggio è un sistema, un’architettura di beni e servizi. Contiene tante cose, a volte anche di più, tutte comprese dentro uno schema di tempo, chilometri e condizioni. A un certo tempo, a dati chilometri, ricorrendo certe condizioni, diventano accessibili determinati servizi. Azioni che non solo “puoi” fare ma spesso “devi” fare. Tale sistema ha trovato piena corrispondenza quando è stato inserito dentro un sistema uguale più grande, l’azienda. Tutti mangiamo a pranzo: in azienda dalle 13,00 alle 14,00. Tutti lavoriamo: in azienda dalle 9,00 alle 18,00. Tutti cambiamo l’auto: in azienda ogni quattro anni. Se è così che stanno le cose, su cosa dovrebbero riflettere i noleggiatori? Sul fatto, magari sfuggito ai più, che con l’avvento dello smart working molti schemi sono saltati e non parliamo solo della mensa.

Se sei l’amministratore delegato e vuoi fare una riunione, è possibile che un dirigente si colleghi dalla piscina dove il figlio sta nuotando. Se il progetto dev’essere presentato lunedì, venerdì puoi benissimo giocare a tennis, tanto recuperi nel weekend. In pratica, le cose accadono lo stesso, ma fuori dagli schemi. La struttura, l’organizzazione, ha lasciato spazio all’individualità. Ognuno è meno vincolato e più libero di modellare l’attività lavorativa sulle sue personali esigenze, preferenze e disponibilità. Il risultato non cambia, o almeno questa sarebbe l’idea ma non divaghiamo, solo che la combinazione dei fattori non è più rigida. Eccola la riflessione. Se lo schema grande principale non è più uno schema, se le azioni importanti non stanno più dentro uno spazio/tempo uguale per tutti, cosa succede a una piccola componente di quello schema, all’auto aziendale? Finora entrava comodamente dentro un sistema di regole e vincoli accettati da tutti. Allorché quelli saltino, come già sta avvenendo, che contraccolpo è lecito ipotizzare per il sistema che governa la flotta, ossia il Nlt? La company car sarà sempre car, questo è sicuro. Ma sarà ancora company?

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