Sport e Media

Il tennis ferma l’Italia: boom di ascolti per la Davis e la sfida sul «servizio pubblico»

Con la terza Coppa Davis consecutiva, il tennis italiano conquista anche la Tv: share oltre il 31%, picchi da 6,2 milioni e il Tg1 che slitta. L’exploit degli azzurri alimenta la battaglia del presidente Fitp Binaghi per un tennis sempre più in chiaro

di Andrea Biondi e Eliana Di Caro

La nazionale italiana vince la Coppa Davis 2025 a Bologna

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Un tempo accadeva solo per il calcio. Ora, per i momenti in cui l’Italia si ferma si può guardare (anche) al tennis. Ieri, domenica 23 novembre, con la terza Coppa Davis consecutiva sollevata al cielo - la quarta, contando il trofeo del 1976 - quel rito ha trovato la sua consacrazione definitiva. E la televisione, ancora una volta, si è scoperta specchio fedelissimo dell’umore del Paese.

Nulla come il tennis, in questa fase storica, sembra in grado di convogliare l’attenzione collettiva (e l’entusiasmo). Non il calcio della nazionale italiana in affanno, sicuramente. Da quando i tennisti italiani hanno cominciato a imporsi davvero sulla scena globale, con Jannik Sinner arrivato sul tetto del mondo, al numero 1 del ranking Atp ora ceduto (e chissà che non sia roba di poco) allo spagnolo Carlos Alcaraz, gli ascolti televisivi disegnano una curva che assomiglia a un’ascesa alpina: ripida, continua, quasi eroica. E i numeri della finale di Davis lo confermano con puntualità.

Loading...

Uno share fino al 31%

La sfida inaugurale della finale contro la Spagna, quella tra Berrettini e Carreno Busta, secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel ha raccolto 3,6 milioni di spettatori e il 28% di share tra Raiuno e SuperTennis, il canale federale che detiene i diritti integrali. Una platea da evento, in un orario da piena domenica familiare. Ma è con l’impresa in rimonta di Flavio Cobolli che il tennis azzurro si è trasformato in pura epica televisiva. La sua partita contro Munar è stata vista in media da 5,1 milioni di persone, con uno share che ha superato il 31%. Un italiano su tre, davanti al televisore, a misurare il proprio battito sul ritmo dei colpi del romano.

E poi l’ultimo set, il frammento narrativo perfetto, che si è svolto tra le 19.15 e le 20.01. Lì i numeri Auditel indicano 6,2 milioni di telespettatori medi e quasi 9,6 milioni di contatti. Numeri da finale degli Europei, numeri da Italia che si specchia in sé stessa. Tanto che la festa successiva, nelle sue esplosioni di abbracci e cellulari alzati, ha perfino fatto slittare il Tg1: la racchetta che ferma il Paese, sostituendo per un attimo la liturgia principale dell’informazione.

La popolarità del tennis

Quella del tennis in TV è la storia di un movimento che vede i suoi alfieri vincere in lungo e largo. La nuova generazione azzurra ha fornito un cast degno di una saga nazionale, con protagonisti differenti ma complementari, capaci di aggregare pubblici trasversali. Le reti se ne sono accorte: dibattiti post-match, documentari dietro le quinte, un ecosistema narrativo che solo fino a poco tempo fa sarebbe sembrato un azzardo. Ora, invece, è un investimento che ripaga: share da evento, ascolti importanti, il tennis che entra nei discorsi da bar come il Var o l’ultimo rigore sbagliato.

I dati di venerdì (poi rafforzati da quelli di domenica) su Rai 1 hanno offerto il destro al presidente della Fitp, Angelo Binaghi, di tornare sulla battaglia che combatte da sempre e che considera la madre di tutte le battaglie: il tennis come servizio pubblico, visibile in chiaro sulla Rai.

Binaghi: «Il ruolo del tennis va riconosciuto»

Nella conferenza stampa di chiusura della storica Davis vinta dagli azzurri a Bologna per la terza volta consecutiva ha ribadito il concetto: «Noi siamo titolari dei diritti (la Davis va in chiaro su Supertennis, ndr), li abbiamo presi proprio per riuscire a convincere la Rai, offrendo anche delle condizioni di grande favore, perché ci riconosca i diritti riconosciuti alla nazionale di calcio. Credo che Cobolli non abbia nulla da invidiare a Scamacca, con tutto il rispetto, e che debba avere pari diritti e opportunità per farsi apprezzare da tutti gli italiani».

Binaghi ha poi parlato in modo specifico delle Atp Finals, i cui diritti sono in capo ad Atp media «di cui noi siamo azionisti. Le vicissitudini degli ultimi anni non depongono bene, ma noi siamo fiduciosi, anche alla luce di quello che sta accadendo a livello internazionale, che o per un cambio di governance o di indirizzo anche questi organismi riescano a mettere in secondo piano la profittabilità dei loro asset rispetto alla promozione del tennis». E ha aggiunto che «faremo l’impossibile perché questo avvenga, così come continuiamo a gridare al vento che se Alcaraz arriva, e credo ci arriverà quasi sempre così come Sinner, in semifinale al Roland Garros, gli spagnoli hanno il diritto di vedere il loro beniamino in chiaro, mentre il governo italiano non riconosce questo diritto agli italiani».

Davis a Bologna, pubblico da 73 Paesi

Binaghi ha poi fornito un bilancio della Davis a Bologna esprimendo soddisfazione per dati che sono eloquenti: oltre 61mila presenze giornaliere, con un pubblico internazionale pari all’11,7% proveniente da 73 Paesi (l’anno scorso erano 37), in particolare da Spagna, Repubblica Ceca e Germania, ma anche da Inghilterra e Stati Uniti, due Paesi che non erano in gara. «Il gettito fiscale generato dalla Final 8 di Coppa Davis è di 24,2 milioni di euro, 3,7 volte superiore rispetto al contributo del Governo (a 6,5 milioni)», ha concluso il presidente della Fitp.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti