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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Le Olimpiadi sono innanzitutto una grande festa dello sport ed è giusto e naturale che ogni edizione abbia i suoi eroi tra coloro che vanno citius, altius, fortius.
Ma sono anche un tassello nell’articolato sistema delle relazioni internazionali ed è pertanto naturale che Parigi 2024 abbia avuto anche personaggi emblematici per ciò che rappresentano politicamente e non solo sportivamente. E allora nessuno può superare Cindy Ngamba.
La pugile – originaria del Camerun ma costretta all’esilio in Gran Bretagna fin da piccina – è stata infatti la prima concorrente della squadra dei rifugiati, alla sua terza partecipazione, a vincere una medaglia.
Un bronzo per un contingente di 37 atleti, di cui 15 nati in Iran, oltre che Afghanistan, Siria, Etiopia, Venezuela ed altre nazioni in preda a conflitti.
Il CIO, che ha insignito dell’Alloro olimpico Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha dimostrato una lungimiranza politica, oltre che solidarietà sincera, che non sembra caratterizzare le cancellerie – ai vari G-vattelapesca, i rifugiati brillano per la loro assenza, quando non vengono demonizzati. La stessa Ngamba deve ancora vincere una gara ancora più sfidante di quella combattuta sul ring, quella della cittadinanza britannica.