L’analisi

Olimpiadi, il Team Ue a 27 batte Usa e Cina con 97 ori

Un’ipotetico Team EU avrebbe fatto una gran bella figura, conquistando 97 ori, a fronte di 80 per USA+Cina. In realtà le cose sono più complicate, dato che a Parigi in ogni gara c’erano molti più atleti europei – 19 rispetto a 6 americani e cinesi nella maratona maschile, 10 a 4 nei 100 metri stile libero femminili, per non citarne che due particolarmente seguite – con una conseguente moltiplicazione delle opportunità di vittoria

di Andrea Goldstein

 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

3' di lettura

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Le Olimpiadi sono innanzitutto una grande festa dello sport ed è giusto e naturale che ogni edizione abbia i suoi eroi tra coloro che vanno citius, altius, fortius.

Ma sono anche un tassello nell’articolato sistema delle relazioni internazionali ed è pertanto naturale che Parigi 2024 abbia avuto anche personaggi emblematici per ciò che rappresentano politicamente e non solo sportivamente. E allora nessuno può superare Cindy Ngamba.

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La pugile – originaria del Camerun ma costretta all’esilio in Gran Bretagna fin da piccina – è stata infatti la prima concorrente della squadra dei rifugiati, alla sua terza partecipazione, a vincere una medaglia.

Un bronzo per un contingente di 37 atleti, di cui 15 nati in Iran, oltre che Afghanistan, Siria, Etiopia, Venezuela ed altre nazioni in preda a conflitti.

Il CIO, che ha insignito dell’Alloro olimpico Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha dimostrato una lungimiranza politica, oltre che solidarietà sincera, che non sembra caratterizzare le cancellerie – ai vari G-vattelapesca, i rifugiati brillano per la loro assenza, quando non vengono demonizzati. La stessa Ngamba deve ancora vincere una gara ancora più sfidante di quella combattuta sul ring, quella della cittadinanza britannica.

Se lo sport è però anche la più importante tenzone in cui dirimere senza spargimento di sangue la questione della leadership globale, allora il personaggio simbolico è Gabby Williams.

Allo scadere della finale di domenica, il piede della cestista francese (ma nata in Nevada) era infatti leggermente all’interno della zona dei 6,75 metri e pertanto il suo canestro da 2 punti non è stato sufficiente per pareggiare con gli USA, per cui era necessaria una tripla.

Ancorché per uno striminzito punto, la vittoria nel basket femminile ha consentito a Team USA di superare i cinesi nel computo delle medaglie d’oro, il metodo più diffuso per decidere chi è il più forte. Ma non l’unico, dato che proprio gli americani utilizzano quello delle medaglie totali, in cui dominano dal 1996, tranne che a Pechino 2008. Sembrano arcani per aficionados, sono invece temi metodologici su cui durante la guerra fredda combattevano a forza di dotti editoriali New York Times e Pravda.

Guidare il medagliere serve da sempre per accumulare soft power, anche grazie al frequente ricambio di role models e influencers, e prestigio del Sistema Paese.

Come leggere allora la performance delle nazionali europee? L’Unione non partecipa in quanto tale, anche se il trattato di Lisbona le conferisce la competenza per sostenere o integrare l’azione degli Stati membri nel settore dello sport, in particolare attraverso specifici piani di lavoro quadriennali.

Un’ipotetico Team EU avrebbe fatto una gran bella figura, conquistando 97 ori, a fronte di 80 per USA+Cina. In realtà le cose sono più complicate, dato che a Parigi in ogni gara c’erano molti più atleti europei – 19 rispetto a 6 americani e cinesi nella maratona maschile, 10 a 4 nei 100 metri stile libero femminili, per non citarne che due particolarmente seguite – con una conseguente moltiplicazione delle opportunità di vittoria. Il che non toglie lustro al dominio europeo negli sport a squadra e in particolare in quelli a palla. Se poi ci si concentra sulle discipline che utilizzano palloni gonfiati, il disimpegno dei francesi è esemplare – 6 finali sulle 12 possibili – ma non sorprende più di tanto!!

Al di là dell’ironia, la Francia esce con un bilancio geopolitico estremamente positivo dai Giochi della XXXIII Olimpiade. Forse il parterre dei capi di Stato e di governo alle cerimonie di apertura e chiusura non è stato di altissimo livello, ma in compenso il clin d’oeil fatto alla cultura americana con Lady Gaga, Red Hot Chilli Peppers e Tom Cruise ha mostrato una Francia molto distante dal cliché del chauvinismo.

L’organizzazione è stata nel complesso quasi perfetta, nessuno è morto di fame (e si spera di sostanze poli- e per-fluoroalchiliche) e nella Ville Lumière come nella Citta Eterna una pennichella all’aria aperta resta una delle migliori opzioni per affrontare “na cecagna”.

I costi finali li conosceremo tra qualche mese, per le cifre sui benefici in termini di attrattività del Paese per gli investimenti esteri e di ricuciture della banlieue bisognerà attendere più a lungo. Già vincitore di tre ori nella canoa, Tony Estanguet, presidente del Comité d’organisation des Jeux Olympiques de Paris 2024, potrebbe succedere a Thomas Bach alle redini del CIO. La disputa con Sebastian Coe, il mezzofondista britannico dal cv molto simile e che in più è a capo di una delle principali federazioni, si annuncia palpitante.

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